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Campioni internazionali

16 giugno: il giovane Boris batte un colpo

35 anni fa il 17enne Becker vinceva il suo primo titolo Atp sull’erba del Queen’s Club. Tre settimane dopo sarebbe diventato il più giovane vincitore di Wimbledon

di | 15 giugno 2020

Il giorno di quella finale, 16 giugno 1985, Boris Becker, 17enne tedesco di Leimen, cittadina del Baden-Wurttemberg, non era il favorito: sull’erba del Queen’s Club di Londra affrontava il più esperto e meglio classificato giocatore sudafricano Johan Kriek, n.16 del mondo, due volte vincitore sui prati degli Open d’Australia.

Ma il mondo del tennis attendeva un segno, quello dell’avvento di un nuovo giovane fenomeno, e così, il ragazzone biondo rossastro, con la faccia da bambino e ancora ben lontano dall’essere una testa di serie, vinse facile, 6-2 6-3, il sui primo torneo Atp.

Alzò sopra la testa la gigantesca coppa tradizionalmente offerta dal circolo londinese e fu come la prova generale di quello che sarebbe successo tre settimane dopo.

I fotografi londinesi lo avrebbero ritratto con un'altra coppa in mano, più piccola ma più importante, quella dei Championships di Wimbledon, che avrebbe sollevato come più giovane campione di sempre a 17 anni e 227 giorni. Anche in quel caso non era partito da testa di serie e anche allora superò in finale un sudafricano, Kevin Curren, n.9 della classifica mondiale.

Era nata una stella, che avrebbe brillato per oltre un decennio, diventando n.1 del mondo, vincendo 6 Slam (3 dei quali a Wimbledon), conquistando due volte la Coppa Davis, tre volte il Masters Atp di fine anno e la medagli d’oro in doppio (con Michael Stich) alle olimpiadi di Barcellona del 1992.

Quello del 1985 e della vittoria al Queen’s Club era un Becker ragazzino che si era messo in mostra soprattutto in Italia.

Nel marzo di quell’anno era stato protagonista di un indimenticato primo turno al torneo indoor di Milano, disputato ancora nel grande Palazzo dello Sport di San Siro messo fuori uso dalla straordinaria nevicata dell’inverno successivo, quello del 1986.

Perse in due set da John McEnroe che però a fine partita dichiarò: “Quando i colpi che oggi gli escono di pochi centimetri rimarranno in campo, saranno dolori per tutti”. Non ci fu molto da aspettare.

Tirava fortissimo il giovane Boris, a cominciare dal servizio che era una vera cannonata. Il suo soprannome fu presto “Bum bum”.

La terra battuta non sarebbe masi stata la sua superfice preferita ma, sempre in quella primavera fu a Roma che si guadagnò i primi grandi riflettori. Da n.53 del mondo raggiunse le semifinali dove venne battuto dal francese Yannick Noah che avrebbe poi vinto il torneo superando in finale “Gattone” Mecir.

Fermato da Mats Wilander al secondo turno del Roland Garros, arrivò al Queen’s da n.29 del mondo. Nei quarti di finale rifilò un secco 6-4 6-4 all’australiano Pat Cash, n.7 del mondo, il giocatore “erbivoro” per eccellenza. E questo avrebbe dovuto mettere tutti sull’avviso.

L’avvertimento non bastò. Boris Becker ormai c’era e battè il primo colpo quel 16 giugno. La coppa, come dicevamo, sembrava troppo grande per lui ma si rivelò leggerissima quando se la mise in testa come una corona. Ragazzate…

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