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Campioni internazionali

27 maggio: il segno di Gaudenzi nel destino di Sampras

Nel maggio del 2002 l'azzurro, oggi presidente dell'Atp, eliminò al primo turno del Roland Garros il fuoriclasse americano. Per il sei volte n.1 del mondo quella sarebbe stata l'ultima partita a Parigi

di | 27 maggio 2020

Quando il 27 maggio del 2002 l’azzurro Andrea Gaudenzi eliminò al primo turno degli Open di Francia Pete Sampras probabilmente non si rese conto che, oltre a rimanere come una delle più belle soddisfazioni della sua carriera, quella partita segnava un momento storico.

Per lo statunitense, giocatore dominante dell’ultimo decennio, per sei stagioni consecutive n.1 del mondo a fine anno (dal 1993 al 1998), quella sarebbe stata l’ultima partita al Roland Garros, l’unico Slam che non era mai riuscito a vincere.

Il suo palmares a quel punto comprendeva due Australian Open (1994 e 1997), 7 Wimbledon (1993, 1994, 1995, 1997, 1998, 1999, 2000) e 4 Us Open (1990,1993, 1995, 1996): un totale di 13 titoli che erano allora il record assoluto. Sampras aveva superato infatti l’australiano Roy Emerson, che negli Anni Sessanta aveva raggiunto quota 12.

Quando affrontò il Roland Garros 2002 aveva 30 anni e non era più leader della classifica ma pur sempre il n.12 del mondo. Doveva vedersela al vertice con rivali storici come Andre Agassi ma con nuove star come i russi Evgeny Kafelnikov e Marat Safin, il brasiliano Kuerten o l’australiano Lleyton Hewitt.

Dall’altra parte della rete, anche il nostro Andrea Gaudenzi non era nella fase più brillante della propria carriera. Due anni più giovane di Sampras, l’azzurro aveva raggiunto il suo best ranking nel febbraio del 1995, al n.18 della classifica mondiale. A quel 1995 risale la finale al torneo Atp di Dubai, dove aveva battuto Goran Ivanisevic, n.5 del mondo. E le semifinali a Monte-Carlo, dove venne superato, al termine di un match tiratissimo, dal compagno di allenamenti, l’austriaco Thomas Muster (che due mesi dopo avrebbe conquistato il Roland Garros) dopo aver superato due campioni come Sergi Bruguera (n.9) e Evgeny Kafelnikov (n.5).

Nel 1998 Gaudenzi fu trascinatore della squadra italiana che raggiunse la finalissima di Coppa Davis dopo aver battuto gli Usa, a casa loro, sui campi di Milwaukee. E fu anche protagonista di un drammatico infortunio nella sfida finale del Forum di Assago (Milano): sul 6-6 al quinto set della sfida contro Magnus Norman, n.1 svedese, dovette ritirarsi per la rottura di un tendine della spalla destra.

Dunque il Gaudenzi di quel Roland Garros 2002 era protagonista di una sorta di seconda carriera post-intervento chirurgico e riabilitazione: infatti era n.69 del mondo, dopo aver conquistato nel 2001 i titoli di Sankt-Polten e Bastad.

La sua solidità sui campi rossi, un tennis che demoliva l’avversario colpo dopo colpo, era ancora tale da aver messo in ginocchio due settimane prima a Roma il ventenne Roger Federer, n.11 del mondo. E Sampras finì per fare la stessa fine del giovane erede svizzero, colui che avrebbe cancellato il suo record di Slam. Gaudenzi lo superò in quattro set: 3-6 6-4 6-2 7-6(3).

“Probabilmente è il più forte giocatore di sempre ma nessuno può pensare di essere sempre al meglio e di vincere su tutte le superfici – commentò allora l’azzurro - Il suo gioco non è adatto alla terra battuta. E’ un onore giocare contro di lui e una bella soddisfazione averlo battuto anche se non è al massimo del suo rendimento e sul suo campo preferito”.

L’attuale presidente dell’Atp non poteva sapere che circa tre mesi dopo Sampras avrebbe vinto a New York il suo 14° Slam, battendo in finale Andre Agassi. E avrebbe annunciato il suo ritiro dalle competizioni, rendendo indimenticabile anche quella sua ultima partita di maggio a Parigi.

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