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Campioni internazionali

23 maggio, un compleanno coi baffi

Oggi l’australiano John Newcombe festeggia 76 anni. Che Federer abbia intitolato la sua Coppa a Rod Laver ma l’Australia abbia intitolato i suoi oscar del tennis a lui la dice lunga sulla grandezza, umana e sportiva, di un campione che ha 25 Salm nel palmares tra singolare e doppio

di | un giorno fa

Devi essere stato davvero un campione “coi baffi” perché intitolino a te il premio che va ai migliori tennisti nella terra che ha visto nascere Rod Laver, Ken Rosewall, Roy Emerson, Tony Roche. E nessuno, né loro né altri, abbia qualcosa da dire. Anzi.

Si chiamano “Newcombe Medal” gli oscar assegnati ogni anno da Tennis Australia, la federazione “down under” e prendono il nome proprio dal vecchio John, che oggi compie 76 anni.

Le medaglie vengono assegnate a chi ha dimostrato qualità di “leadership, passione, sportività, amicizia e dedizione allo sport dando il proprio contributo a innalzare la considerazione del tennis”. Sono state istituite 10 anni fa e quel campione coi baffi, che è anche un signore con dei bei baffi, ci mette la faccia il giorno della consegna.

E’ la bella faccia sorridente di uno che quelle qualità le incarnate davvero ma lo ha fatto con la naturalezza e la modestia di chi certe doti non le fa pesare perché per lui essere un fuoriclasse è la normalità.

John Newcombe, baffi talmente famosi negli Anni Settanta da diventare il logo di un’azienda di abbigliamento sportivo, la Maggia di Biella, al tempo in cui i marchi leader mondiali erano per la maggioranza italiani (Sergio Tacchini, Fila, Ellesse…), oggi è un simbolo dalle parti di casa sua anche se oggi non fa notizia nel resto del mondo.

Quando si è trattato di scegliere un nome per la sua innovativa coppa, Federer ha preso quello di Rod Laver, l’unico nella storia a completare ben due Grand Slam. Ed è nata la Laver Cup con il vecchio Rod portato in giro per il mondo a promuoverla. Quando si parla di classe nel tennis australiano il primo nome è quasi sempre quello di Ken Rosewall. E il colpo simbolo è il suo rovescio inimitabile.

E si ricorda il leggendario Jack Crawford, per cui fu coniato il termine Grand Slam: fu il primo ad avvicinarvisi. O ancora il biondo Lew Hoad dalla carrera breve ma intensissima.

Insomma il vecchio John non è sulla bocca di tutti. Anche perché non è uno che parla (né sparla) troppo. Sul campo faceva sostanzialmente due cose, semplici: servizio e volée, serve and volley, come si insegnava nella scuola australiana, quotidianamente svolta sui campi d’erba. E in aggiunta tirava un gran bel diritto.

Con questa ricetta essenziale ha vinto tutto, tante volte, tranne il Roland Garros (ce l’ha fatta solo in doppio): la terra rossa non era certo il suo terreno d’elezione con quello stile di gioco.

E’ lui che diceva “you are only as good as your second serve and first volley”, una frase applicabile sul campo e nella vita. Il tuo valore è determinato dalla tua seconda palla di servizio e dalla volèe con cui vai all’attacco. Come a dire che si vede quello che sei non nella giornata di vena, dove puoi far conto sui tuoi punti di forza, ma in quella storta dove devi cavartela usando il tuo lato meno brillante.

Così facendo, e aggiungendo sempre il sorriso di chi non si prende troppo sul serio e sa divertirsi, Newcombe ha vinto 25 titoli del Grande Slam tra singolare (7 titoli), doppio (17) e doppio misto (1). Solo Roy Emerson (28 titoli) ha fatto meglio.

Solo lui e Rod Laver sono stati in grado di vincere a Wimbledon e ai Campionati degli Stati uniti sia da dilettanti che da professionisti. Newcombe ha conquistato infatti i Championships sull’erba londinese nel 1967 e poi nel 1979 e 1971, ormai piena Era Open.

E’ stato classificato n.1 del mondo nel 1967 quando la graduatoria la stilava il giornalista Lance Tingay e poi il 3 giugno del 1974 con il ranking computerizzato dell’ATP. E’ stato numero uno del mondo anche in doppio. Insieme all’amico Tony Roche ha formato una coppia leggendaria, probabilmente la più forte di sempre: hanno vinto 12 Slam, almeno una volta tutte le quattro prove, ma in un’epoca in cui tutti i più forti giocavano singolare doppio.

Senza nulla togliere ai bravissimi gemelli Bob e Mike Bryan, che hanno poi conquistato più titoli ‘major’ di John e Tony, gli avversari di Newcombe e Roche si chiamavano Emerson/Laver, Laver/Rosewall, Nastase/Connors, Smith/Lutz, Panatta/Bertolucci. E giocavano sempre per vincere senza preoccuparsi di risparmiere le forze per i singolari. Un po’ come se oggi nei doppi fossero sempre in campo coppie tipo Djokovic/Murray, Federer/Wawrinka, Nadal/Lopez e avessero quindi sviluppato attitudine e affiatamento.

Certo, ormai le imprese del vecchio John si perdono in un’epoca sufficientemente lontana da essere rappresentata in bianco e nero. I tennisti avevano racchette di legno. Ma questo non impedisce di ricordare che la squadra australiana che vinse la Coppa Davis nel 1973, polverizzando gli Stati Uniti di Stan Smith e Tom Gorman, era probabilmente la più forte di sempre, potendo schierare tre ‘old boys’ come John Newcombe, Rod Laver e Ken Rosewall.

Il suo essere un campione da medaglia lo si vide anche poi, da capitano, quando seppe guidare alla conquista dell’Insalatiera la generazione dei Lleyton Hewitt e Mark Philippoussis. Era la 22esima Davis per l’Australia quella conquistata nel 1999 espugnando il campo della Francia. E in panchina c’era lui, con i suoi baffi. Alla fine i ragazzi lo portarono in trionfo. Ed è sempre lui che nello scorso dicembre ha messo al collo di Ashleigh Barty, n.1 del mondo, la sua Newcombe Medal. Un grande. Tanti auguri vecchio John, di cuore.

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