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Campioni internazionali

Da McEnroe a Medvedev, il tennis gioca a scacchi

Medvedev ha detto che il suo è un tennis tattico, come una partita a scacchi: disciplina più vicina di quanto si pensi. Da Jack Kramer a Boris Becker fino a Alex De Minaur, molti sono i giocatori affascinati dalla scacchiera, considerata una “palestra per la mente”

di | 22 marzo 2020

Il tennis come una partita a scacchi? L'accostamento è meno bizzarro di quello che si potrebbe immaginare. L'ha ribadito pochi giorni fa il russo Daniil Medvedev in una lunga intervista concessa alla rivista tedesca Tennis Magazin, in cui ha parlato del proprio stile di gioco e del futuro dopo la carriera tennistica. “Ho un tennis diverso dai miei rivali - spiega Daniil - e c'è chi dice che il mio tennis sia noioso... francamente non mi importa. Io ho un gioco tattico, dietro c'è un pensiero. Dopo il tennis potrei diventare allenatore oppure professionista degli scacchi, mi piace molto ed è molto vicino al tennis e al mio in particolare”.
La scorsa estate John McEnroe aveva esaltato la sagacia tattica di Medvedev, definendolo un Chess Master, un campione di scacchi. Lo aveva fatto per la sua abilità nello studiare le mosse dell'avversario e attaccarne i punti deboli dopo aver lavorato lo scambio con cambi di ritmo improvvisi. Tattica sopraffina e capacità di analisi sono tra i punti di forza del russo, tanto che i suoi colpi apparentemente estemporanei in realtà non sono mai tirati a caso. Proprio come un campione degli scacchi, che mai si avventa in una mossa d'istinto, pena scoprire i propri pezzi alle contromosse dell'avversario.

“Il rapporto tra tennis e scacchi viene dal modo in cui si sviluppano le capacità di pensiero e comprensione. La palla potrebbe andare o arrivare in un modo, ma devi essere in grado di pensare più avanti, ed è esattamente in questo che si trova il legame”, racconta Jim Egerton, ex giocatore e coach PTR, oltre che fondatore di “Chess-Now”, società di training che utilizza gli scacchi per aiutare a sviluppare il pensiero strategico negli affari, nello sport e nell'istruzione.

“Ritengo che gli scacchi siano un campo di allenamento per la mente - afferma Egerton - sia gli scacchi che il tennis richiedono di pensare in combinazioni se vuoi avere successo. Combinazioni come servizio e volée, attacco cross e avanzamento per chiudere l'angolo o palla corta e pallonetto ti costringono a pensare due o tre colpi successivi per costruire il punto. A scacchi, se riesci a mettere insieme due tattiche in una combinazione, puoi semplicemente fare le mosse che ti portano alla vittoria. Il tennis è più difficile perché c'è l'elemento fisico, devi esser in grado di fare la giocata. Anche se fai tutto nel modo giusto mentalmente, devi eseguire il colpo per vincere, ma si parte dal pensiero”.

Considerazioni interessanti, che ritroviamo in moltissime testimonianze di giocatori di ieri e di oggi.

Nel recente film “Borg vs. McEnroe”, in una scena chiave il giovane americano gioca a scacchi col padre la sera prima della mitica finale di Wimbledon 1980, cercando la concentrazione e parlando di come affronterà il fortissimo svedese all'indomani. Quello di fronte alla scacchiera era un appuntamento classico tra padre e figlio nei primi anni di carriera di John.

Jack Kramer, uno dei più grandi tennisti di sempre, affermò che “per essere un campione, devi avere la mente di un giocatore di scacchi e la resistenza di un maratoneta”. Anche Althea Gibson, campionessa negli anni '50, affermava che “il tennis è come il gioco degli scacchi: devi manovrare, conoscere i punti di forza e debolezza del tuo avversario”.

Ivan Lendl si dilettava spesso tra alfieri e torri, una passione ereditata dal padre, scacchista di grande livello in Cecoslovacchia. Secondo Lendl la pratica degli scacchi gli ha insegnato il valore della pazienza e i vantaggi nell'analizzare le possibili situazioni.

Tra gli ex giocatori, la russa Elena Dementieva trascorreva molte ore nelle lounge dei tornei col fratello e coach Vsevolod di fronte alla scacchiera.

Altra coppie fisse con pedoni e torri erano Feliciano Lopez con l'ex coach Jose Clavet, o Alexandr Dolgopolov e Sergiy Stakhovsky, che dichiarava sul tema “Mi piace giocare un po' a scacchi prima di una partita, mi aiuta a focalizzarmi sul match in modo che la testa non divaghi altrove. Alla scacchiera devi essere meticoloso, pensare a più mosse in successione, ed è lo stesso sul campo da tennis. Più ci riesci, migliore sarà il tuo gioco”.

Stakhovsky è uno dei tennisti-scacchisti più accaniti, passione ereditata dal nonno e che oggi pratica anche online, “arrivo a disputare anche venti partite al giorno!”.

Boris Becker iniziò a giocare a scacchi da teenager con lo storico coach Gunther Bosch, traendone grandi benefici: “Gunther pensava che avrei ampliato la mia consapevolezza nel costruire un punto se avessi imparato a giocare a scacchi - ha raccontato Becker -. La strategia è importante negli scacchi come nel tennis. Essendo ogni incontro un testa a testa, è importante rimanere sempre un passo avanti rispetto al tuo avversario”. Un metodo che Boris ha portato anche nel team Djokovic nel periodo di loro collaborazione, con lunghe partite all'ultima mossa tra lui e Novak.

Tra i giovani, il più appassionato è l'australiano Alex De Minaur, diventato giocatore di scacchi grazie al padre. “L'aspetto mentale è decisivo in un match, per questo mio padre Anibal mi impose di imparare l'arte degli scacchi. Ti insegna la pazienza e la capacità di analizzare le situazioni per fare la scelta giusta, studiando l'avversario”.

 

Il legame tra le due discipline non è coltivato solo dai campioni. Per citare una delle varie iniziative in Italia, l’Accademia Tennis Olistico ha organizzato nel milanese delle serate a tema scacchi per giocatori di tennis, con l'ausilio di docenti della Federazione Scacchistica Italiana.

Guardando la faccenda dall'altra sponda, anche gli appassionati della scacchiera sono attratti da racchette e palline. Su tutti Boris Spasskij, una delle leggende degli scacchi, che affermò “Il segreto del mio successo? Bilanciare concentrazione ed attività fisica grazie al tennis”.

Secondo il campione russo l’attività scacchistica e quella tennistica trovavano reciproco vantaggio una dall’altra, visto che la pratica del tennis gli conferiva un apporto energetico attraverso l'ossigenazione dei muscoli e del cervello, mentre la concentrazione e la maggior rapidità di scelta nella strategia, allenate con gli scacchi, gli permettevano di essere più lucido ed efficace sul campo da tennis.

Divisi da una rete o da una scacchiera, su terra battuta o nel salotto di casa, tennis e scacchi sono due giochi affascinanti e assai stimolanti per la nostra mente. Con il tennis mestamente fermo in quest'epoca di quarantena da corona virus, e costretti a restare in casa per sfuggire al possibile contagio, perché non approfittare del tempo libero per scoprire gli scacchi cimentandosi con le mosse di Cavalli, Pedoni e Regina.

Può essere un ottimo programma per trascorrere la prima domenica sera di primavera, allenando la propria concentrazione per le future sfide in campo.

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