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Campioni internazionali

#RIGADIFONDO - Genitori coach? Auguri ai figli maschi

Il percorso di Stefanos Tsitsipas con i genitori coach Apostolos e Julia verso il vertice sta andando a buon fine. Ma sarà un caso più unico che raro: la storia dice che in campo ATP l’accoppiata padre/madre allenatore di tennisti Atp non ha mai portato grossi risultati. Tanto che, a differenza dell’universo Wta, simili storie rappresentano rare eccezioni

di | 05 marzo 2020

Lo ha detto Djokovic: “Tsitsipas ha tutto per diventare numero 1 del mondo”. Classe, tecnica, testa, gioco, potenza. Ma c’è un ma: lui ha anche… mamma e papà, Julia e Apostolos. Entrambi d’estrazione tennistica, entrambi coinvolti nel processo di formazione sportiva del figlio n.6 Atp. Il che non è detto che sia un lasciapassare per il successo, specialmente nel tennis maschile. Anzi.

Il primo a pensarlo è proprio lui, Stefanos. Così a Dubai quando mamma Julia Salnikova è entrata nella sala che ospitava la sua conferenza stampa, dopo la vittoria su Bublik, facendo la giornalista per un giorno e ponendo la domanda provocatoria al figliolo, lui tra un sorriso stracciato e l’altro ha ribattuto con un’altra domanda.
Giusta ed efficace, tanto che quel "quindici" tra i due - lo si può dir subito senza timore di spoiler - lo ha vinto lui. “Tu lo sai quanti giocatori - affonda lei, supportata dall’ambiguità di genere propria dell’inglese - sono diventati campioni anche grazie all’aiuto costante dei loro genitori nel circuito?”. “Voglio sapere - ribatte lui - i nomi dei maschi che hanno vinto titoli Slam e che sono arrivati Top 5 seguiti dai propri genitori”.

“Potresti essere tu il primo”, risponde lei. “Okay, good”: Game Tsitsipas. Perché a ben vedere è dura contrastare la tesi del vincitore delle scorse ATP Finals. Julia non ha avuto la risposta pronta perché la risposta non c’è. Ma è questa la chiave di volta. Tsitsipas può davvero diventare il primo numero 1 con l’anomalia di avere mamma e papà in panchina, perché la sua situazione non ha precedenti.

 

E pure se Stefanos pensasse che in questa circostanza la mamma gli ha fatto fare una figuraccia davanti ai giornalisti, può consolarsi. Nulla in confronto a quella volta che Betty Tung, davanti al rifiuto di andare subito negli spogliatoi a cambiarsi dopo un allenamento alla Junior Davis Cup, di fronte ai compagni di squadra, infilò una mano sotto la maglia del figlio e gridò: “Hai la canottiera bagnata: vai subito a fare la doccia”. Il piccolo Michael Chang ubbidì. Nel 1989, quando poi vinse il Roland Garros, lo allenava José Higueras. E nel 1992, quando ‘tornò in famiglia’, come coach scelse il fratello Carl.

Con Stefanos la ricetta può funzionare, dicevamo, anche se non è mai successo prima. Se pensiamo ai genitori dei Big 3 attuali, tutti si sono ritagliati il proprio spazio a bordo campo, soltanto seduti a fianco delle varie guide tecniche dei loro figli. È pur vero che di genitori ingombranti con figli vincenti se ne ricordano molti, nella storia del tennis, ma quelli con un ruolo nel box tecnico sono tutti o quasi riconducibili al circuito Wta e alle sue protagoniste.
A voler essere sinceri del tutto, la bilancia propende più per i casi negativi, specialmente in relazione all’impatto sulla sfera personale delle atlete. Non stupisce che una vecchia lista stilata da ESPN che raccoglieva i 10 peggior parenti di atleti nella storia dello sport, annoverava ben 3 padri di tenniste: Damir Dokic, papà burrascoso di Jelena; Jim Pierce, padre di Mary, capace di addirittura di vedersi intitolata la regola che la WTA inserì per impedire i comportamenti deplorevoli dei parenti delle giocatrici a bordo campo; e Peter Graf, genitore di una delle più grandi di sempre, ammorbato tra l’altro dai problemi con l’alcool.

La lista degli iscritti al club sarebbe pure più lunga, con alcuni membri d’eccezione. Dove lo mettiamo papà Capriati? E Monsieur Bartoli? Persino Richard Williams, papà-maestro d’infanzia delle sorelle Williams - oggi protagonista di un film in uscita interpretato da Will Smith - non è stato immune da critiche. Per lo più venute dall’esterno però. Metodi, comportamenti poco ortodossi e nessuna esperienza pregressa lo hanno messo al centro del mirino, ma a lui spetta un record difficilmente superabile. Nessun papà ha vinto più di lui. E nonostante questo pure lui, a un certo punto, si è fatto da parte, lasciando Venus e Serena in mani meno familiari.

Il punto però, come solleciterebbe Tsitsipas, è… nei maschi? Intanto la statistica: la combinata coach-genitore in salsa Atp quasi non esiste: nelle fasce nobili del ranking Atp sono soltanto 3 i giocatori ad aver optato per la soluzione fatta in casa. Oltre a Tsitsipas, solo Zverev (Alex Junior con Alex Senior) e il ceco Sebastian Korda, figlio di Petr, n.2 Atp nel ’98 e poi allenatore tra gli altri anche del connazionale Radek Stepanek.

E volendo rispondere alla domanda che Stefanos ha sbattuto in faccia a mamma Julia? Come la mettiamo con titoli Slam e Top 5? Il primo nome che viene in mente, anche per prossimità cronologica, è quello di Andy Murray. Judy, sua madre, è sempre stata un’allenatrice dal CV corposo, un tecnico d’esperienza che ancora oggi è riconosciuta come una delle più accreditate relatrici internazionali tanto da essere invitata a tenere relazioni nei simposi dedicati agli insegnanti di tennis più prestigiosi al mondo, compreso quello del Foro Italico di Roma.

Eppure Andy, a livello di coaching staff, il cordone ombelicale l’ha tagliato in fretta: già nel 1998 il suo allenatore ‘ufficiale’ era Leon Smith. Uno che sarebbe diventato capitano di Davis ma che all’epoca gli lavava anche i calzini nei primi viaggi lungo il circuito Junior. I successi poi sono arrivati con Gilbert e Maclagen, con Lendl e Mauresmo.

Tolto Murray dall’elenco di chi ce l’ha fatta ‘in viaggio con papà’ (o mamma), agli altri big dell’Era Open non si può collegare nessun genitore. Non Lendl, non Sampras, non Courier, non Becker, non Federer, non Djokovic, non Nadal, che è rimasto sì in famiglia ma con lo Zio (Toni). Lasciamo perdere Agassi, il quale nel suo capolavoro letterario post-tennis ha spiegato quanto il padre, ex pugile, lo abbia spinto quasi al disprezzo per il gioco.

Tra i contemporanei, l’alternativa potenziale a Tsitsipas è solo Alexander Zverev. Che però s’è spesso affidato alle cure di terzi - con alterni risultati - e che deve ancora fare pace con una tenuta mentale e nervosa non proprio refrattaria alla pressione da gestire. Vale a dire l’aspetto che ha fatto da detonatore al siparietto tra mamma Julia e Stefanos: “Anche se amo i miei genitori e so che vogliono solo il mio bene, sto provando a non ascoltare sempre tutto quello che mi chiedono e che mi dicono”, aveva detto Stefanos. Un afflato ribelle e indipendentista che ha portato all’incursione materna in sala stampa.
Resta il fatto che se c’è uno che può rompere il digiuno dei genitori-allenatori ai piani alti del ranking Atp quello, come detto, è proprio Stefanos. Contando anche sul 'Fattore F,' condiviso oltre che con Murray pure con Zverev: tutti hanno in casa un altro fratello tennista. Jamie per Andy, Sascha per Alex e Petros per Stefanos.
Il dono più prezioso che un genitore può fare al figlio nella sua formazione non è porsi come bussola del processo ma è il dono della testimonianza

Prof. Massimo Recalcati, psicoanalista

Salvo clamorose sorprese, Petros, classe 2000, è potenzialmente il meno competitivo della compagnia. Ha il tennis per fare punti nel circuito Atp (ne ha già qualcuno), ma al momento appare lontano anche dai livelli degli altri ‘brothers’.

Ancora fuori dai primi 1000, è il numero 4 del team greco di Coppa Davis che, guidato dal fratellone, affronterà le Filippine nel week-end. In queste complesse dinamiche familiari, il fratello può diventare parafulmine inconsapevole, capace di attrarre qualche attenzione genitoriale, alleggerendo il carico di quelle destinate al più forte.

Un 'pro' non di poco conto, se inquadrato nel medio-lungo periodo, verso quella rincorsa al numero 1 che Stefanos Tsitsipas sta costruendo anche grazie al lavoro dei tecnici e dello staff della Mouratoglou Tennis Academy, dove fa base praticamente da sempre. Adesso sulle spalle del greco c’è anche quel “Potresti essere tu il primo” di mamma Julia.

Parole che non sapranno di libertà (per lui) ma che per noi, che guardiamo dall'esterno, profumano di profezia. Stefanos ce la può fare. Con - o contro - mamma e papà.

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