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Campioni internazionali

Thiem n.3: che impresa!

L’austriaco ha scavalcato Roger Federer: ora ha davanti sono Nadal e Djokovic. Dal 2007 sono solo 9 i giocatori che sono riusciti a rompere l’oligarchia dei “Fab Four”, conquistando un posto sul podio del tennis mondiale

di | 03 marzo 2020

La prima volta di Dominic Thiem al numero 3 del mondo non è un caso e non è un evento qualsiasi. “Domi”, che fra pochi giorni compie 27 anni e sembra aver raggiunto la maturità psico-fisica, bussava da tempo e con più continuità e credibilità di tutti gli altri “secondi” alla porta degli dei del tennis, come dicono le ultime due finali al Roland Garros contro super-Rafa e quella degli Australian Open di gennaio, persa contro super-Djokovic, ma solo al quinto set.

 

Il più attaccabile era evidentemente il 38enne Federer, come in qualsiasi battaglia per la sopravvivenza. L’operazione al ginocchio e le vacanze forzate del Magnifico lo hanno automaticamente fatto cadere dal terzo gradino del podio non potendo difende i 500 punti del successo dell’anno scorso a Dubai. Così i punti di distacco dal “nuovo Musters” sono diventati in un attimo 415, e sembrano destinati ad aumentare a breve perché Roger non potrà compensare la dote della finale di Indian Wells, al via il 13 marzo. Anche se Thiem, che lo ha battuto dodici mesi fa sotto il traguardo del primo Masters 1000 della stagione, dovrà a sua volta salvaguardare il bottino nella classifica mondiale.

 

Guardando indietro nel tempo, a partire dal 2007, Thiem è soltanto il nono giocare a stoppare la dominazione del trio diabolico Federer-Nadal-Djokovic sul podio della classifica mondiale. Prima di lui ci sono riusciti Murray, Ferrer, Wawrinka, Raonic, Zverev, Dimitrov, Cilic e Del Potro. Tutti i maggiori protagonisti bocciati nelle loro aspirazioni dai soliti noti. Anche se la scalata di “Domi” dal delizioso rovescio a una mano sembra più concreta e credibile. Perché negli ultimi dodici mesi ha fatto sensibili passi in avanti corroborando la fama di secondo più forte “terraiolo” dopo Rafa, ma incrementando quella sulle superfici dure, aggiudicandosi cinque titoli in otto tornei sul cemento, con un bilancio di vittorie-sconfitte di 55-19.

 

E poiché, fino all’avvento di coach Nicolas Massu, aveva conquistato 8 degli 11 titoli Atp proprio sul ‘rosso’, Thiem deve riconoscere grandi meriti all’ex pro cileno che è subentrato nel febbraio 2019. E, parlando di superfici veloci, dopo il titolo a Indian Wells e quello di Pechino e Vienna a fine anno, l’ha accompagnato anche alla finale del Masters di Londra, dove ha superato Federer, Djokovic e Zverev, prima di arrendersi per 6-7 6-2 7-6 a Tsitsipas. Senza dimenticare il feudo terra rossa, che gli ha fruttato il titolo a Barcellona (battendo Nadal e Medvedev), la finale del Roland Garros (domando Djokovic in cinque sostanziosi set) e il successo di Kitzbuhel.

I progressi di “Domi”, che è stabilmente fra i “top ten” dal 6 giugno 2016, sono evidenti sia sotto il profilo tecnico che atletico. Le sue pause sono meno evidenti e più brevi, con evidente beneficio della sua fiducia. Che rischia di essere eccessiva. Come si è visto a Rio de Janeiro, dove si è presentato in imperfette condizioni sulla ‘madre terra’.

Ha sofferto tre set per domare il numero341 del mondo Meligeni Alves e poi il 99 Munar, per poi arrendersi nei quarti contro la rivelazione Gianluca Mager, appena numero 128 del mondo.

Forse la puntata a Rio era proprio in funzione della corsa ai punti in classifica per scalzare Federer dal numero 3. Forse la gestione dei desideri, con conseguente saggezza nelle scelte e relative rinunce, rappresenta l’ultimo, insidiosissimo, gradino da superare da parte del più solido aspirante alla tavola degli Intoccabili. Anche per diventare proprio lui il campione numero 150 dello Slam.

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