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Campioni internazionali

Massu, che storia: da Oro olimpico a capitano (e coach) coraggioso

Non tutti si ricordano che da giocatore è stato un top 10: ora il cileno guida il team di Coppa Davis del suo Paese. Ma allo stesso tempo siede all'angolo dell'austriaco Dominic Thiem, n.4 del mondo. In una carriera professionistica che gli ha regalato gioie e delusioni, spicca l'Oro olimpico di Atene

di | 29 febbraio 2020

Guardava i pugili, per caricarsi, Nicolas Massu. Salito al numero 9 del mondo senza mai aver raggiunto i quarti negli Slam, incassava senza arrendersi come Rocky contro Ivan Drago. Raccontano che prima delle partite ascoltasse anche la colonna sonora del quarto capitolo della saga. Studiava anche Mike Tyson, inseguiva la convinzione che supera dolore e fatica.

Anche per questo, per quel mix di dedizione e ottimismo, da allenatore ha allargato gli orizzonti e migliorato i risultati di Dominic Thiem. Massu, oggi capitano di Coppa Davis del Cile, è un simbolo nazionale e non per i sei titoli vinti in singolare. Ma per quei due giorni che hanno fatto la storia del suo Paese. Tra il 21 e il 22 agosto del 2004 ha infatti vinto, in doppio con Fernando Gonzalez prima, in singolare poi, gli unici due ori olimpici nella storia del Cile.

Figlio di un ingegnere palestinese e di una casalinga ungherese, conosce il senso di orgogliosa precarietà di una nazione abituata ai terremoti e alle ricostruzioni. Se vivi sulla linea di una faglia, il rischio diventa un compagno di viaggio. Ogni passo avanti è sempre un passo in meno, da godersi ora perché non sai quanto durerà.

Becker e Muster i modelli

Ammira Boris Becker e Thomas Muster, ma non ha veri idoli tennistici. Vince il primo Challenger nel 1998, in Ecuador. L'anno successivo ne conquista tre. La serie si conclude a Santiago a novembre. All'alba del terzo millennio, in casa, entra per la prima volta tra i primi 100 del mondo e si regala la prima macchina, una Chevrolet decappottabile nera del '96.

Nel 2000, è portabandiera del Cile alle Olimpiadi di Sydney e perde la sua prima finale ATP a Houston contro Fernando Gonzalez: si conoscono da piccoli, è uno dei suoi migliori amici. Quattro anni dopo, passeranno insieme alla storia dello sport mondiale. Massu si è già guadagnato il rispetto dei cileni e anche degli argentini, delusi a Buenos Aires nel 2002. Da 2-6 3-5 e 15-40 nella finale contro il mancino Agustin Calleri, fa capire perché lo chiamano “Vampiro”. Succhia campo ed energie a suon di “topponi” da fondo.

Un punto alla volta risale, vince il secondo set e vede cambiare il linguaggio del corpo dell'argentino, via via più sfiduciato. Tira a tutto braccio e rischia Calleri, mentre Massu gioca misurato, prova a mettere in campo sempre una palla in più dell'avversario. E vince 6-2 al terzo. “A Buenos Aires, tutti mi dicevano: questo sì che ha gli attributi”, 'los huevos' che Cristiano Ronaldo ha sdoganato anche in mondovisione l'anno scorso in Champions League contro l'Atletico Madrid.

A un passo dai top 10

Calleri, con cui non parlerà mai nei dettagli di quella finale, si riscatta l'anno dopo. Stesso posto, ma primo turno: Massu perde ed esce dai primi 100 del mondo. Ma a luglio, dopo il titolo ad Amersfoort e la finale di Kitzbuhel, è in top 50 dove non era mai arrivato prima. E il meglio deve ancora venire. Vince anche a Palermo e a fine anno centra la prima finale in un Masters 1000: non sulla terra rossa, però, ma sul veloce indoor a Madrid.

“Non è la mia superficie preferita, ma mi sto trovando sempre meglio”, dice dopo aver battuto Fernando Verdasco. Piega poi in due set Guga Kuerten e Andy Roddick, testa di serie numero 2. Si tratta di un periodo fortunato, confessa in conferenza stampa: suo padre ha vinto un'auto, e la sua squadra del cuore, l'Everton di Vina del Mar, ha festeggiato la promozione nella prima divisione del campionato cileno.

Al quarto turno supera l'argentino Juan Ignacio Chela, che l'aveva sconfitto negli ultimi due scontri diretti, dopo aver perso il primo set al tie-break. “Gioco sempre per me stesso e per la mia nazione, mi piace sentire l'affetto dei miei tifosi soprattuto nei momenti difficili” dice. Conquista la finale battendo il marocchino Younes El Aynaoui, ma racconta di non essersi sentito più nervoso del solito quando è andato a servire per il match. Si arrende solo alla testa di serie numero 1, Juan Carlos Ferrero. Chiude comunque l'anno da numero 12 del mondo.

La svolta con Pato Rodriguez

“Finché non entrerò tra i primi dieci, non potrò dirmi soddisfatto di me stesso” confessa in conferenza stampa durante il torneo di Madrid. “Se non li raggiungerò, vorrà dire che non sarò stato forte abbastanza. Ma nessuno potrà mai dire che non l'avrò voluto abbastanza”.

Per l'ultimo passaggio, a metà 2004, lascia il suo coach argentino Gabriel Markus e sceglie il cileno Patricio “Pato” Rodriguez, già coach di Josè Luis Clerc (ex numero 4 del mondo) e di Andrès Gomez quando l'ecuadoriano vinceva il Roland Garros del 1990. “Pato per me è un fenomeno”, diceva Massu al quotidiano La Tercera nel decennale del suo Oro olimpico. “Mi ha dato tranquillità, ha portato la sua esperienza. È stato come un padre, capiva quello che stavo passando in campo e fuori. Mi faceva sentire sicuro”.

Gioca singolo e doppio, insieme all'amico Gonzalez. In finale sfidano i tedeschi Nicolas Kiefer e Rainer Schuettler. Sotto due set a uno, i cileni si ritrovano in svantaggio 2-6 nel tiebreak del quarto set. Ma salvano tutti e quattro i match-point, allungano al quinto e vincono 6-2, 4-6, 3-6, 7-6, 6-4. Si tratta del primo Oro olimpico nella storia dello sport cileno.

“Fernando aveva giocato prima la finale per il bronzo contro Taylor Dent”, ha ricordato Massu anni dopo in un'intervista, “e la partita era durata tre ore e mezza. Si è riposato un'ora poi è tornato in campo. Da piccoli io e Fernando abbiamo giocato tanti doppi insieme. Ognuno di noi gioca un po' come in singolare, e a tanti non piaceva affrontarci. In finale, poi, quando ci siamo trovati sotto 6-2 nel tiebreak, abbiamo pensato solo a lottare e vincere il punto successivo. E abbiamo cambiato il punteggio”.

La finale d'Oro

Il giorno dopo, Massu torna in finale, stavolta per giocarsi l'Oro in singolare contro lo statunitense Mardy Fish. Eppure, prima delle Olimpiadi, non aveva vinto nemmeno un match sul duro, la superficie su cui si disputa il torneo ad Atene. Qualcosa nella capitale greca, che Massu non aveva mai visto prima di atterrare per i Giochi, inverte il corso della storia.

In finale, Massu è stanco ma Fish è fin troppo emozionato nel primo set: 6-3 per il cileno. Massu però ha dormito poco e male la notte prima. Ha un dolore alla coscia, fa fatica a spostarsi con la sua abituale velocità. Piuttosto rapidamente, Fish sale due set a uno. “Dopo il terzo set, pensavo che avrei perso, praticamente non riuscivo a muovermi”, ammette dopo la partita. Il pubblico però lo incita. Prende le sue parti. “Mi avete fatto sentire come se fossi un giocatore greco” racconta, ancora emozionato, dopo il match.

DA GIOCATORE A COACH: LE FOTO DI NICOLAS MASSU

Inizia un'altra partita. Massu diventa l'Aristotele dei tempi moderni, venuto ad Atene per ricordare che i traguardi ottenuti con fatica poi si godono di più. Massu cambia il destino, un colpo alla volta, fino al match-point che emoziona tutti, compreso il telecronista Fernando Solabarrieta, che commenta emozionato, commosso, felice. “E' fuori! Fuori questa palla! È oro per il Cile, è oro per Nicolas Massu! Non stiamo sognando, è tutto vero! Sto piangendo! Viva Cile!”. Piange lui, piange Massu in campo, piange la nazione tutta. Quel successo gli permette di realizzare anche l'altro sogno, entrare tra i primi dieci del mondo.

Il cileno, primo avversario che Stan Wawrinka abbia sconfitto in uno Slam, raggiungerà gli ottavi allo US Open 2005, il suo miglior risultato Slam. Ma l'ultima parte della carriera è l'appendice di quella finale, del momento in cui è entrato nella storia. “Quando sei un guerriero nato, cerchi sempre di dare il meglio”, ha spiegato. “Ho vinto partite e finali in cui ero in svantaggio e ho perso partite che avrei dovuto vincere. Il tennis è così. Devi lottare per ogni punto perché non sai mai che può succedere. Bisogna crederci sempre, perché niente è impossibile”.

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