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Campioni internazionali

Papà Gauff, un coach mica da ridere

L’ha premiato la più grande associazione di maestri del mondo: il signor Corey ha saputo accompagnare l’esplosione della figlia Coco stemperando le tensioni. Sulla scia di papà Williams ma con un bel sorriso

di | 22 febbraio 2020

C’è papà e papà. Per papà Djokovic che accusa pubblicamente Federer di essere geloso del suo Novak: “Da quando mio figlio ha iniziato a vincere, lui ha capito che era Novak il migliore ed avrebbe dominato”, c’è una miriade di padre-padroni che hanno scritto pagine vergognose nel tennis, ma per fortuna c’è anche Corey Gauff. Che è stato appena nominato “Allenatore dell’anno” da PTR, la più vasta associazione degli insegnanti di tennis del mondo, con 16.500 soci in 125 paesi.

Corey, che da giovane ha giocato a tennis in Florida per poi diventare un giocatore di basket NCAA alla Georgia State University, ha supervisionato la straordinaria carriera junior della quindicenne Coco e la sua spettacolare transizione sul WTA Tour negli ultimi 12 mesi. Accompagnandola nel primo salto, da 579 del mondo a 51, realizzato giocando appena sei tornei del circuito pro, per le note barriere d’ingresso sancite dalla “regola Capriati”.

Non è facile essere padri, ancor meno diuna bambina-prodigio che si cimenta in un mondo nuovo, popolato da adulti e da grandi interessi. Figurarsi nello show-business a stelle e strisce, per di più per una ragazza di colore che si inserisce nella scia delle sorelle Williams ormai sul viale del tramonto.

Proprio l’esperienza di papà Richard, un ‘pazzo’ visionario che ha comunque aperto una nuova frontiera nell’educazione umana e sportiva e manageriale delle figlie, consentendo loro una una fulgida e lunga carriera professionistica, ha probabilmente aiutato Corey. Che ha mantenuto il sorriso ed un’attitudine di benevola rilassatezza verso la figlia, ma contemporaneamente, alto e grosso come la sua Coco, ha subito mostrato al mondo esterno quanto potesse sostenere fisicamente il ruolo di scudo per le piume delle sue piume.

Così, tenendo per mano il suo papà, la grande speranza del tennis Usa e mondiale ha superato il primo impatto col nuovo mondo, l’anno scorso a Miami, quando ha battuto la compagna di camera, di sogni e di doppio Catherine McNally, ha raggiunto il quarto turno a Wimbledon  come wildcard delle qualificazioni (battendo in tabellone Venus Williams e Polona Hercog), raggiungendo il record di audience tv sulla BBC e catapultando in un colpo solo l’adolescente nella celebrità, addirittura nella “Gauffmania”.

Poi Coco ha vinto il primo titolo, a Linz, più giovane campionessa WTA in 15 anni, superando la prima “top ten” (Bertens), migliorandosi già, quest’anno, raggiungendo la seconda settimana di uno Slam battendo una top 5 ancor più famosa, come Naomi Osaka agli Australian Open.

Qual è stata la costante di questa favolosa volata? Il sorriso di Coco, i suoi allegri time-out con papà, sul campo, il suo ringraziare continuamente papà per i suoi importanti consigli che hanno modificato la mentalità o le tattiche. “Hai 15 anni appena e già giochi nel Grand Slam, sai quanti ti invidiano? Pensa solo a divertirti a goderti la situazione. E una volta che ti divertirai, sarai in grado di ottenere buoni risultati”. Certo, la via del paradiso è lunga e lastricata di difficoltà e Coco non dimenticherà mai la tensione sul 5-0 della finale di Linz contro la campionessa del Roland Garros 2017, Jelena Ostapenko, quando dopo la lunga corsa partendo dalle qualificazioni, in finale, i primi due match point le sono sfuggiti dalle mani e ha chiesto aiuto a papà.

“Sul 5-2, è venuto in campo per il coaching time-out e mi ha dato il miglior consiglio: non mi ha suggerito come avrei dovuto giocare, ha insistito sul fatto che doveva rimanere calma e concentrata. Poi, a fine partita, mi ha rivelato che sapeva che io ero conscia della tattica per vincere, non avevo bisogno di quello, lui doveva solo cercare di calmarmi. Mi ha detto che era tutto normale, che a fine partita un po’ di ansia ci dev’essere, ed ha funzionato”.

Corey con quel suo fare dolce e insieme appassionato, con quel suo sciorinare suggerimenti tecnici e insieme incoraggiamenti, fa sorridere la figlia, la riporta alla normalità, la strappa dalla tensione della, gara.

In un conciliabolo papà ha detto: “Attacca quel cacchio di servizio, è così debole”. E lei l’ha rimproverato, sempre sorridente: “Papà, non dire parolacce”. Lui ha cercato di difendersi: “Cos’ho detto, ho detto debole”. E lei: “Hai detto cacchio”. Papà: “Ma non è una parolaccia”. La bimba: “In qualche posto lo è”. Risate dei due: “Scusami, allora…” “Ok, ti scuso”.

Appuntamento al prossimo sorriso, all’ultimo allenamento di questi giorni quando Coco tenta il tweener e spedisce la palla a metà net. Sempre sotto i riflettori, sempre con l’attenzione dei media, che si stempera con l’amore di un papà.

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