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Campioni internazionali

Data analysis: con l’uno-due Raonic è ancora una mina vagante

Il canadese non è solo uno dei migliori battitori del circuito, ma anche uno dei più efficaci di sempre: analizzando i dati ATP dal 1990 a oggi, Milos è il quarto miglior giocatore per efficienza al servizio e per punti vinti con la prima (81,4%)

di | 18 febbraio 2020

Milos Raonic è stato uno dei giocatori più forti dell’ultimo lustro. Ex n.3 del mondo, è stato ininterrottamente tra i primi dieci tra l’aprile 2014 e l’agosto 2017, negli ultimi anni gli infortuni hanno fortemente condizionato la sua carriera. L’anno scorso ha dato forfait a ben 10 tornei per problemi alla schiena, al ginocchio destro – che gli aveva già creato enormi problemi nel corso della primavera 2018 - al gluteo e all’anca.

Ciò nonostante, anche nel corso delle ultime stagioni ha dimostrato di poter competere con i migliori e di poterli battere, almeno al di fuori della terra rossa. E gli ultimi Australian Open hanno ricordato al grande pubblico perché è ancora una mina vagante del circuito.

UNO DEI MIGLIORI SERVIZI DI SEMPRE

Uno degli elementi principali che lo hanno reso un campione è sicuramente la potenza delle leve articolari, così come la velocità della pronazione dell’avambraccio nel movimento del servizio, fondamentale per rendere difficilmente leggibili i suoi servizi. Al di là di questo, Raonic non è solo uno dei migliori battitori del circuito, ma anche uno dei più efficaci di sempre, come dimostra il fatto che, analizzando i dati ATP dal 1990 a oggi, Milos è stato il quarto miglior giocatore al mondo per efficienza al servizio e per punti vinti con la prima (81,4%).

Inoltre, solamente Karlovic e Isner hanno mantenuto una percentuale di game vinti al servizio superiore alla sua, pari al 91,1%, mentre quattro tennisti hanno avuto una media di ace a partita più alta.

Considerando solamente i dati delle ultime 52 settimane, si nota che ha qualche margine di miglioramento nella percentuale di prime in campo. In questa voce statistica, è 45° con il 61,6% (nel biennio 2016-2017 superava il 64%).

Esaminando le scelte di gioco, si nota che nel 2019 con la prima di servizio ha tenuto un rendimento sempre superiore all’81%, risultando particolarmente mortifero quando ha cercato la soluzione piatta e centrale da destra (provata nel 38,1% dei casi), considerato che ha vinto il 90,4% dei punti.

Lo slice esterno, invece, lo ha cercato nel 59,3% dei casi, vincendo l’81,9% dei “15”. La distribuzione è pressoché uguale quando batte da sinistra: qui ha vinto l’86,1% dei punti servendo esterno e l’88,8% al centro.

Quest’ultima soluzione gli ha sempre dato il punto nelle situazioni in cui ha dovuto annullare una palla break.

FOTO OCCHIO TECNICO: L'UNO-DUE DI RAONIC AL MICROSCOPIO

Con la seconda palla, invece, da destra ha provato lo slice una volta su tre, vincendo il 63,3% dei punti, mentre con la soluzione centrale non è andato oltre il 54,2% (nel 2016 arrivò al 65,4%). Da segnalare che da questa parte del campo con la seconda ha tirato al corpo nel 17,4% dei casi, incassando un ottimo 62,7%. Nel 2016 ha provato questo servizio ancora più spesso (33,9%), vincendo però il 54,1% dei punti. Da sinistra, invece, l’anno scorso ha cercato la medesima soluzione il 16,9% delle circostanze, anche se con una resa inferiore (51,1%).
Anche in questo caso, nel 2016 cercava il corpo dell’avversario più frequentemente (28,3%), con un rendimento pari al 53,2%. Ad ogni modo, da questa parte Raonic si fida molto del suo kick esterno, che rimbalza molto alto e che nel 2019 gli ha regalato il 60% dei punti, tentandolo più di una volta su due (54,3%). È andato ancora meglio quando ha cercato la “T”, dove ha vinto quasi due punti su tre (64,9%, nel 2016 è arrivato al 75,5%, ma con una ricerca inferiore quasi pari all’11%).

I LIMITI IN RISPOSTA

Se con il servizio fa malissimo, in risposta fatica ad essere incisivo. Nell’ultimo anno, infatti, solo sei giocatori hanno avuto un rendimento peggiore del suo, cinque se si considerano i game vinti in ribattuta (14,6%) e sei analizzando la conversione delle palle break (33,2%).

La resa è calata anche rispetto al passato, come dimostra il fatto che nel 2019 abbia vinto il 27% di punti sulla prima e il 45% sulla seconda, dopo che nel biennio 2016-2017 le cifre registrate erano state pari rispettivamente al 28% e al 49%.

Se non altro, nel 2019 Milos è risultato particolarmente letale con la risposta di dritto da destra, visto che sui servizi esterni ha vinto il 56,1% dei punti sulla prima e il 60% sulla seconda.

Ha però sofferto molto quando ha risposto a un primo servizio al corpo o al centro, vincendo rispettivamente il 32,3% e il 35,6% dei “15”.

Da sinistra, invece, è interessante notare come sia migliorato nella risposta di rovescio, da sempre uno dei suoi colpi peggiori.

In queste situazioni, ovvero quando generalmente si fa fronte a un kick, ha vinto il 53,9% dei punti.

Per fare un paragone, nel 2016 non vinse più del 50% degli scambi, facendo ancora peggio nel 2015 e nel 2017, quando non andò oltre rispettivamente il 30% e il 42,9%.

Come noto, quando è in salute ed entra in ritmo con il servizio e i colpi immediatamente successivi, può essere letale per tantissimi giocatori. In questi casi acquisisce una fiducia tale che lo rende anche molto propositivo nella ricerca della rete, dove è migliorato notevolmente in termini di sensibilità – che comunque non è il suo punto forte – e copertura. Inoltre, con Piatti e Ljubicic ha compiuto progressi notevole negli appoggi prima di colpire di rovescio e in generale nella leggerezza del footwork, peraltro senza perdere capacità di spinta.

La rapidità delle sue gambe si nota soprattutto nella ricerca della palla per colpire di dritto dall’angolo sinistro, con cui riesce a fare malissimo a tutti i giocatori del circuito.
Il suo gioco offensivo gli può dunque consentire di nascondere i suoi punti deboli, ma per farlo ha bisogno di comandare il gioco. Ad esempio, nel match contro Tsitsipas a Melbourne ha perso solamente sette punti con la prima, prendendo spesso campo e chiudendo diversi punti a rete (29/41).

Raonic ha prevalso soprattutto negli scambi brevi tra i 3 e i 5 colpi, facendo così la differenza subito dopo i colpi di inizio gioco. In questi frangenti, ha vinto 42 punti, Tsitsipas 27. La supremazia territoriale è ben evidenziata dalle cifre riguardanti questi scambi, nei quali Raonic ha commesso solamente 4 errori forzati, mentre il greco ben 14, con il saldo vincenti che è stato 20 a 7 in favore del canadese di origini montenegrine.

Lo scenario è cambiato quando ha dovuto affrontare Djokovic nei quarti di finale. In questo caso, pur avendo tenuto testa al serbo negli scambi entro i 4 colpi (75 pari il computo finale), in quelli che si sono protratti oltre questa soglia il dominio del numero 1 del mondo è stato impressionante: 50-29 (37-20 dai 7 tiri in poi).

La fatica di Milos è ben testimoniata dal numero di gratuiti occorsi in tali situazioni (24). Nel corso della sfida è emersa la sua incapacità di incidere e di creare problemi a un contrattaccante fenomenale come il serbo, perfetto nel rispondere forte e centrale e nello sfruttare la potenza dei colpi di Milos per difendersi con colpi profondi, ma anche nell’evidenziare le sue lacune negli spostamenti e con il rovescio. Non deve dunque sorprendere il fatto che negli scambi sopra i 4 colpi Djokovic abbia commesso solamente un gratuito e 4 errori forzati, di cui solamente uno quando Raonic è rimasto a fondocampo.

Milos non è riuscito a cambiare le sorti della sfida nemmeno prendendo la via della rete, dove ha vinto 19 punti su 37, di cui solamente 8 negli scambi medio-lunghi. Ancora, come anticipato, uno dei suoi grossi problemi è l’incapacità di crearsi occasioni in risposta, specialmente quando affronta i grandi giocatori.

Ebbene, contro Djokovic in ribattuta ha vinto solamente un punto su quattro, non rispondendo nel 42,8% dei casi e procurandosi due chance di break senza convertirle.

In generale, la pressione che Raonic deve sopportare quando gioca contro diversi avversari è elevatissima. Se da un lato dispone di uno dei servizi più devastanti del circuito ed è il migliore al mondo per palle break salvate (74,4%), è consapevole che ogni turno di servizio ceduto può equivalere alla sconfitta in un parziale.

Non solo, Milos sa anche che da fondocampo, specialmente se il punto è delicato, può ottenere poco dal suo rovescio e che ha bisogno di rischiare molto con il dritto, con il quale a volte rischia di esagerare, forse anche per questa ragione.

È anche in questo quadro che bisogna leggere i suoi dati inerenti al rendimento sotto pressione, rispetto al quale nell’ultimo anno è stato solamente 56°. Ancora, 47 tennisti performano meglio di lui nei tie-break (il canadese negli ultimi 12 mesi ne ha vinti il 47,8%, nel 2016 conquistava il 65,9%) e in 70 rendono meglio nei set decisivi (37,5%), in cui peraltro è reduce da quattro sconfitte consecutive. Da questo punto di vista, è interessante notare che nel 2016 ha vinto due match su tre tra quelli che non si sono conclusi in “straight set”.

La freddezza con cui affrontava i punti importanti era diventata impressionante, come emerso perfettamente nella storica semifinale di Wimbledon 2016 contro Federer, specialmente nella seconda parte del quarto set. Ancora, si pensi a come ha saputo dare battaglia a Murray nella semifinale delle ATP Finals 2016, durata oltre tre ore e mezza.

Per tornare a vincere tornei ed essere competitivo in maniera continuativa, non avrà dunque bisogno solamente di essere integro fisicamente, ma anche di riacquisire la fiducia e la serenità fondamentali per fare la differenza nei momenti difficili delle partite.

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