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Campioni internazionali

Medvedev e Tsitsipas, com'è diversa la vita da bersagli

Le prime due teste di serie sono uscite prima dei quarti di finale nel primo ATP 500 della stagione, a Rotterdam. Qualche motivo di preoccupazione si intravede nel loro inizio di stagione

di | 14 febbraio 2020

Stefanos (Tsitsipas) sono davvero forti, in quest’inizio di stagione. Hanno rispettivamente 23 e 21 anni, sono il numero 5 e il 6 del mondo, hanno già guadagnato 11 milioni di dollari, circa, a testa, di soli premi ufficiali, grazie ai 7 titoli Atp vinti dal russo e ai 4 dal greco. Eppure stanno soffrendo molto in questi primi due mesi nella stagione della conferma al vertice ora che sono loro il bersaglio, i protagonisti da battere, e non più i cacciatori. Ora che devono sostenere una pressione diversa, molto più pesante del 2019: devono sostenere responsabilità ed aspettative, non solo da parte di se stessi ma anche di amici, parenti, sostenitori e appassionati, media, organizzatori, sponsor, paese, colleghi giovani rampanti e/o mossi da rivalità feroci. Portano un bagaglio di pensieri che si somma al durissimo professionismo delle racchette moderne, con tutto che studiano tutti e imparano a fronteggiarli, con tutti che lavorano tantissimo di tecnica, fisico, tattica e testa, lasciando sempre meno spazi liberi. Certo, come replicava Ion Tiriac al recalcitrante Boris Becker d’inizio carriera, la pressione vera ce l’ha il minatore che s’infila tutti i giorni sotto terra a fare un lavoro durissimo, respirando polvere, senza speranza alcuna del domani. Ma Medvedev e Tsitsipas hanno qualche motivo in più di preoccupazione rispetto ai coetanei.

Il russo, Octopus, polipo, come lo chiama l’amico Karen Khachanov per esaltarne le straordinarie capacità di recupero, con quelle gambe e quelle braccia infinite, e il greco, autentico semidio dello sport del suo paese, così imprevedibile e dal gioco tanto brillante, hanno caratterizzato la seconda parte dell’ultima stagione scorsa. Daniil arrendendosi solo a Rafa Nadal e solo dopo aver rimontato i primi due set della finale degli Us Open, dopo una volata trionfale, con 4 titoli in 6 finali consecutive sul cemento, Stefanos aggiudicandosi il Masters coi primi 8 del mondo di Londra, piegando Medvedev, Zverev, Federer e Thiem. Appena un anno dopo le Next Gen Finals under 21 conquistate a Milano.

Invece, quest’anno, il russo s’è demoralizzato per il ko di misura con Novak Djokovic nelle semifinali della neonata ATP Cup, ha perso un altro po’ di fiducia arrendendosi al redivivo Stan Wawrinka nel quarto turno degli Australian Open, quand’era avanti due set a uno. E, a Rotterdam, è uscito d’acchito per mano di Vasek Pospisil,  portentoso battitore stoppato più volte da infortuni, ma pur sempre numero 104 del mondo. Peggio ancora è andata a Tsitsipas, battuto nell’Atp Cup da Denis Shapovalov e poi da Kyrgios, sempre e solo via tie-break, ma sempre coi nervi a fiori di pelle, come testimonia la racchetta percossa con violenza sulla sedia dove sedeva da capitano della Grecia papà Apostolos. Stessa storia a Melbourne, dov’è stato eliminato d’acchito anche se sempre di misura dal ritrovato Milos Raonic, per cedere poi al secondo turno a Rotterdam, per mano di Aljaz Bedene, temibile, ma numero 54 ATP e appena al secondo colpaccio in carriera contro un “top ten”. Sulla scia della rimonta del primo turno contro Hubert Hurkacz da un set e un break di svantaggio. Con un ruolino di marcia stagionale di 3 successi e 4 sconfitte non certamente da protagonista.
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Dopo l’Australia, Medvedev non ha fatto drammi: “Ho dato tutto quello che avevo, non ho rimpianti, ho perso due match duri, contro Djokovic e Wawrinka”. Ma il successivo ko di Rotterdam gli è rimasto indigesto, malgrado quand’è in giornata Pospisil sul veloce indoor valga i top ten: “Questo torneo mi piace e mi dispiace di salutarlo così presto. Guardando il tabellone pensavo di poter arrivare in finale, ma devo migliorare e battere questi avversari: devo tornare ad allenarmi duramente e cercare di far meglio la prossima volta”.

Più complicata la vicenda-Tsitsipas. Già l’anno scorso, dopo il ko d’acchito a Wimbledon contro Thomas Fabbiano, aveva rialzato la testa a Washington, ma poi  s’era bloccato ancora, con cinque eliminazioni consecutive al primo turno, fra cemento americano e asiatico. A ottobre era convinto di essere guarito: “Credo di dovermi rilassare di più e godermi il gioco, non posso giocare ogni punto al massimo, devo anche divertirmi, non avere sempre aspettative così alte per fare tutto alla perfezione, e prendermi un po’ meno sul serio. Il tennis dev’essere più gioco e meno lavoro. Così da gestire meglio le energie, e poter spingere o tenere lo scambio al momento giusto”. Evidentemente non ha ancora assimilato bene la lezione.
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