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Campioni internazionali

Funambolo Monfils, che cosa ti manca per il grande salto?

La sua velocità di braccio, l’elasticità e la potenza dei suoi arti inferiori, uniti alla sua esuberanza in campo, lo rendono un tennista unico nel panorama mondiale. Eppure Gael Monfils ha vinto meno di quel che ci si poteva aspettare e ancora gli manca l’exploit. Perché?

di | 10 febbraio 2020

Gael Monfils è uno dei giocatori più attraenti del circuito, probabilmente il più esplosivo dal punto di vista fisico. La sua velocità di braccio, l’elasticità e la potenza dei suoi arti inferiori, uniti alla sua esuberanza in campo, lo rendono un tennista unico nel panorama mondiale. Eppure in molti si sono chiesti se avrebbe potuto ottenere risultati di maggior prestigio, magari arrivando a competere per vincere i tornei più importanti.
Al momento, con quello appena vinto a Montpellier, ha conquistato “solamente” sette ATP 250 e due ATP 500, arrivando in finale a Bercy nel 2009 e 2010 e a Monte-Carlo nel 2016, oltre che in semifinale al Roland Garros nel 2008 e agli Us Open nel 2016. A questo bisogna aggiungere altri sei quarti di finale nei Major, un best ranking al n.6 del mondo, una partecipazione alle ATP Finals nel 2016 e cinque stagioni chiuse nei top 15.

L’APPROCCIO AL TENNIS

Ma ciò che ha colpito il grande pubblico negli ultimi 15 anni non stati sono i suoi risultati, bensì la sua estraneità alle tradizioni e ai comportamenti ordinari del mondo del tennis. Monfils ha una capacità di conferire energia ai suoi gesti tecnici e una leggerezza nel footwork impressionanti.

Gael ha sempre considerato il tennis uno sport, non una professione, un’occasione per intrattenere le persone e per fondere la sua esaltazione con quella del pubblico, senza che questo inficiasse il suo grado di impegno e preparazione fuori dal campo.

Il suo approccio “freestyle” al tennis non gli ha mai consentito di fare tutto il necessario per affrontare tutte le partite con la stessa concentrazione, dimostrando una continuità e un’attenzione ai particolari inferiore alla maggior parte dei professionisti di alto livello.

Allo stesso modo, la sua tendenza a voler ricercare la giocata spettacolare e rischiosa dal punto di vista atletico ha contribuito ai diversi infortuni patiti nel corso della sua carriera.

Se da un lato il suo modo di stare in campo gli conferisce imprevedibilità e fa sì che gli avversari non si sentano mai in controllo della situazione – si pensi ai tanti match equilibrati con Federer – spesso i suoi limiti in termini di continuità e di lettura del gioco gli sono costati moltissimo contro i giocatori più forti, bravissimi a guadagnare terreno e a decidere come impostare i punti importanti (non a caso nel 2019 ha vinto solamente il 48,3% dei tie-break disputati).

È anche così che si spiega il modo scellerato con cui ha affrontato la semifinale di New York del 2016, dopo la quale disse di aver provato una tattica basata su palle senza peso e molto alte senza un reale filo conduttore per distrarre Djokovic e togliergli ritmo.

IL SERVIZIO

Ciò nonostante, i colpi di cui dispone sono da fenomeno assoluto. Si pensi al servizio, con il quale ha uno swing molto elastico che gli consente di trovare grande potenza e ottimi angoli.

Eppure, nel 2019 è stato 31° per efficienza al servizio, 44° per punti vinti con la prima (71,6%), 54° per rendimento con la seconda (50,5%) e 30° per game vinti alla battuta (81,8%).

Uno dei motivi per cui la resa con la seconda palla non è eccelsa è perché tende a rischiarla in maniera talvolta scriteriata, peraltro in maniera perfettamente coerente con il resto del suo gioco.

Non a caso nel 2019 ha servito in media quattro doppi falli a partita (solo nove giocatori hanno fatto peggio), mantenendo questo trend anche in occasione degli ultimi Australian Open, commettendone 17 in 4 incontri disputati.

Questo problema si accentua quando le partite sono tese ed equilibrate, come emerso nei quarti di finale degli Us Open contro Berrettini, quando arrivò addirittura a quota 17. Inoltre, considerata la sua tendenza a perdere molti metri di campo, con la seconda questo problema tende ad aggravarsi, dando un vantaggio competitivo ai suoi avversari anche quando è in controllo della partita.

OCCHIO TECNICO: L'ANALISI DEL GIOCO DI MONFILS

Si pensi al quarto di finale e alle semifinale di Montpellier, in cui ha sempre vinto in due set senza grossi problemi, conquistando però in tutto il 43% dei punti con la seconda.

Dal punto di vista della distribuzione, invece, è interessante notare la differenza di rendimento con la prima di servizio quando gioca da sinistra, dove si decidono molti punti importanti. Nel 2019, quando ha provato la soluzione esterna (43,1% delle volte) ha portato a casa il 77,6% dei punti, mentre se cerca la “T” (51,5%) non è andato oltre il 66,7%, che scende al 53% quando ha fronteggiata una palla break.

L’anno scorso, poi, Gael da destra ha mantenuto un rendimento sopra il 70% con la prima senza differenze significative legate alla scelta tattica, mentre sulla seconda lo scenario è stato assai diverso. Se quando è andato al centro e al corpo non ha superato il 49% dei punti vinti, quando ha rischiato lo slice esterno (36,9% dei casi) ha vinto addirittura il 61,3% dei punti, con Djokovic che nella stessa situazione non è andato oltre il 58,7%.

IL GIOCO DA FONDOCAMPO

L’imprevedibilità e la potenza dei suoi colpi gli permettono di lasciare a metri dalla palla anche un campione come Federer, di solito fenomenale nel leggere in anticipo la direzione della palla. Allo stesso tempo, le sue qualità atletiche gli danno la possibilità di difendersi benissimo e di vincere tanti punti anche giocando lontano dal campo.

Non è un caso se contro Nadal e Djokovic ha vinto complessivamente 3 match su 33 disputati. Per competere con i migliori avrebbe bisogno di guadagnare molti più punti con il terzo colpo dello scambio, quello con cui si fa spesso la differenza.

In tal senso, è interessante segnalare che, in occasione del match di ottavi di finale degli Australian Open contro Thiem, il francese ha sofferto molto non solo negli scambi superiori ai cinque colpi (42-29 per l’austriaco), ma anche in quelli terminati tra il terzo e il quarto colpo. In questi frangenti Dominic ha vinto 34 punti su 47.

In particolare, dei 22 punti vinti da Thiem quando lo scambio è terminato al terzo tiro, ben 13 sono arrivati da un gratuito di Monfils. In quella stessa partita è stato interessante anche il dato sugli errori forzati, che fa ben intuire chi abbia tenuto il comando delle operazioni. In questo caso, Gael ne ha commessi 38, mentre Thiem è arrivato a 29.

Andando ancora di più nel dettaglio, si nota che, quando il palleggio ha superato i 4 colpi, il numero 4 del mondo ha commesso solamente 7 errori forzati (12 quelli di Thiem), producendo ben 18 vincenti, mentre Monfils ne ha messi a referto 11.

LA RISPOSTA

Nonostante sia spesso passivo, nel 2019 è stato 15° per efficienza in risposta, 12° per punti vinti sulla prima (31,4%) e 13° per game vinti in ribattuta (25,9%). Ma la sua difficoltà nel giocare vicino al campo emerge soprattutto sulla seconda di servizio degli avversari: spesso non prende l’iniziativa e si limita a cercare una risposta carica di top-spin.

ATTREZZATURA: LE SCARPE DI MONFILS, LE HA PROGETTATE (ANCHE) LUI

Non a caso, in queste occasioni vince il 49,4%, risultando così solamente il 36° del circuito. Dal punto di vista delle scelte di gioco, è interessante notare che, nel corso della carriera, spesso nei punti importanti non abbia preso particolari rischi.

Secondo i dati ATP, dal 2011 ad oggi, da sinistra, quando l’avversario ha provato un kick esterno, Gael ha risposto di rovescio senza essere particolarmente incisivo, non superando la metà campo nel 25,9% dei casi (in tutte le altre zone di campo ha registrato numeri migliori).

Per fare un confronto, nella medesima situazione Djokovic in questo stesso lasso temporale ha vinto il 60,1% dei punti, rispondendo corto solamente una volta su cinque (19,8%). Migliorare la sua efficienza in queste situazioni potrebbe essere importante per vincere le partite importanti.

In tal senso, si pensi alla differenza tra i due match che disputò l’anno scorso contro Medvedev a Sofia e Rotterdam. Nel primo caso perse 6-2 6-4 vincendo il 41% dei punti sulla seconda del russo, mentre una settimana dopo prevalse 3-6 6-3 6-4 conquistando il 67% dei “15” nella medesima situazione.
In quel periodo Gael dimostrò di avere i mezzi per giocare in maniera differente e tatticamente più accorta. Quelle settimane culminarono con la vittoria a Rotterdam, la semifinale a Dubai (persa dopo uno splendido incontro con Tsitsipas) e i quarti a Indian Wells, che non poté disputare per un problema al tendine del piede sinistro.

A distanza di 12 mesi le chiavi per il suo successo nel circuito sono rimaste le stesse, ma a 33 anni e mezzo difficilmente stravolgerà la sua attitudine in maniera continuativa. Quel che è certo è che continuerà ad esaltare gli appassionati ancora per un po’.

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