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Campioni internazionali

Djokovic: "Un giorno realizzerò cosa ho fatto"

Il serbo ha conquistato il suo ottavo Australian Open e il suo 17mo Slam. "Sono stato sul punto di perdere, anche perché mi sono ritrovato improvvisamente senza energie" ha spiegato in conferenza stampa

di | 02 febbraio 2020

Il primo uomo a vincere un titolo major in tre decadi diverse conquista l’ottavo Australian Open della sua vita, ritoccando il proprio percorso netto nelle finali down under e migliorando il record del suo idolo d’infanzia, quel Pete Sampras che a Wimbledon ha vinto 7 trofei in altrettanti atti conclusivi. Davanti a Novak Djokovic restano solo i dodici - probabilmente inarrivabili – successi di Nadal a Parigi, ma il 17mo slam del 32enne di Belgrado ha il sapore rotondo delle vittorie pronosticate e poi quasi scivolate via. Infine  riaccuffate per la coda. Il 64 46 26 63 64 col quale si è imposto su Dominic Thiem in 4 ore precise precise racconta un fatto semplice nella sua banalita’ - plexicushion o greenset che sia, dal momento in cui i campi di Melbourne Park sono diventati blu, la Rod Laver arena si è trasformata nella sua dependance.  


“La tragedia che l’Australia ha vissuto in questo 2020 con gli incendi boschivi e la morte di Kobe Bryant – ha detto il serbo in modo sommesso, nel cuore di un discorso pronunciato con un groppo in gola e lo sguardo spento - dovrebbero aiutarci a ricordare che ci sono cose piu’ importanti nella vita e che dovremmo essere sempre umili e uniti”. Nole aveva appena ricevuto la sua ottava Norman Brookes challenge cup dalle mani di quel Marat Safin che 15 anni fa lo aveva stritolato al suo debutto australiano, rifilandogli un 60 62 61 che sarebbe rimasto un ricordo d’infanzia. Robo-Nole da domani si riprendera’ anche la prima piazza mondiale grazie ad una campagna down under che tra ATP Cup e Australian Open lo ha visto vincerne 13 su 13, perdendo per strada appena cinque set. Due glieli ha strappati Thiem nelle prime due ore di una finale nella quale il Wawrinka-Wannabe venuto dalla campagna viennese era partito malino, lasciando a Nole il primo set con un doppio fallo sul 4-5. Dopodiche’ l’austriaco non ha aveva neanche avuto bisogno di tirare mattoni sulle righe e si era ritrovato sopra due set a uno, grazie un dritto lungolinea efficace e soprattutto ad un Djokovic falloso, nervoso, abbacchiato, sofferente e inespressivo. A tratti frustrato da un pubblico sempre inspiegabilmente tiepido nei suoi confronti. Per non dire freddo.


Ma alla fine salito a quota 17, a meno due da Rafa e meno tre da Roger. “Il problema è che per vincere un major in questa epoca bisogna battere almeno due di quei tre. E che loro hanno ridefinito i confini del tennis” ha detto Thiem senza riuscire a staccare lo sguardo dal microfono. Lui, che a Parigi è andato a sbattere due volte in finale contro Nadal, almeno a Melbourne aveva imboccato il rettilineo d’arrivo ancora spalla a spalla col padrone della pista. “Se avessi trasformato una palla break ad inizio quarto set...” dirà. Invece a quel punto l’austriaco ha smesso di spingere, ha smesso di trovare sotto l’albero errori gratuiti del serbo sulla diagonale di rovescio, e ha finito per pagare le vertigini. Djokovic ha ringraziato e portato a casa una delle finali Slam giocate in modo meno animalesco. Ancor di più se raffrontata al match perfetto di 12 mesi fa contro Nadal.

Questo incontro è stato turbolento e sono stato sul punto di perderlo – ha poi ammesso il serbo, arrivato in conferenza stampa dopo le 2 di notte – anche perché mi sono ritrovato improvvisamente senza energie”. Scherzando sul modo in cui ha recuperato le forze fisiche e mentali, grazie al liquido amaranto preparato dal suo fisioterapista Badio (“Uli mi ha dato una pozione magica” ha ghignato, continuando a sorseggiare dalla bottiglietta di plastica che aveva in campo, mentre una settantina di giornalisti brindavano alla sua salute), Nole ha spiegato che contro Thiem la storia poteva avere un finale diverso. “Nel quarto e nel quinto mi sono aggrappato al serve and volley per annullare due palle break. La tattica ha pagato, ma tra Dominic e me la differenza l’ha fatta letteralmente una palla”. Il serbo, che per la prima volta in carriera ha vinto una finale Slam recuperando da uno svantaggio di 2 set a 1, ha infine ribadito che a questo punto della carriera vive e gioca per momenti del genere. Per diventare il migliore di sempre, sia come numero di major sia come settimane da numero 1. Ma che è ancora presto per tirare le somme: “Un giorno – ha chiosato – realizzerò fino in fondo cosa ho fatto”.


E persino i 20 di Federer potrebbero diventare un realtà nell’anno solare. Non succede, ma se succede.


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