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Campioni internazionali

Djokovic vs Thiem, le chiavi della supersfida - Live score

Alla Rod Laver Arena di Melbourne il primo titolo Slam della stagione si gioca sui primi colpi: servizio e risposta come sempre fondamentali, ma anche aggressività, distanza dalla riga di fondo ed energie residue faranno la differenza. Anticipiamo il match clou di Melbourne

di | 02 febbraio 2020

Domenica alle 9.30 italiane scatta la finale del primo Slam della stagione. Ad affrontarsi per il titolo degli Australian Open ci saranno Novak Djokovic e Dominic Thiem. Il primo è alla caccia del 17° Major su 26 finali giocate, il secondo si è già trovato in questa situazione in due circostanze sulla terra rossa del Roland Garros (2018 e 2019).

Segui il match con il nostro LIVE SCORE

Djokovic ha vinto sei dei dieci scontri diretti, ma Thiem si è aggiudicato quattro delle ultime cinque sfide, a testimonianza di una netta inversione di tendenza iniziata con la sfida di Parigi nel 2007. Ciononostante, Djokovic si presenta all’atto conclusivo avendo lasciato per strada un solo set, il terzo del match d’esordio contro Struff. Thiem, invece, ha rimontato da un set a due contro Bolt, per poi cedere un tie-break a Fritz e ingaggiare due lotte durissime contro Nadal e Zverev.

PRIMA CHIAVE: IL SERVIZIO

Entrambi arrivano all’atto finale in buone condizioni. In particolare, il numero 2 del mondo ha mostrato un servizio particolarmente centrato e rinvigorito dalla collaborazione con Goran Ivanisevic.

In questo torneo Djokovic ha vinto l’82% dei punti con la prima (Thiem è al 79%). Questo rendimento alla battuta ha permesso a Nole di risparmiare diverse energie mentali in quasi tutte le partite che ha affrontato, eccezion fatta per i primi tre turni di battuta del match di semifinale contro Federer.

In quel caso Novak si è fatto condizionare dalle condizioni fisiche dello svizzero, che d’altra parte è stato in grado di produrre vincenti da ogni parte del campo.

Tuttavia, dalla seconda metà del primo parziale non ha più concesso occasioni, mentre con Raonic non ha mai perso il servizio annullando le due palle break offerte.

Contro Schwartzman, invece, si è distratto solamente nel quarto game del secondo set, per poi dominare in quasi tutte le altre circostanze senza grossi problemi.

Nole arriva dunque nelle migliori condizioni possibili, pronto a gestire la furia agonistica di Thiem, che arriva al grande appuntamento con il massimo della fiducia possibile anche grazie ai cinque tiebreak vinti (tre con Nadal, due con Zverev).

L’IMPORTANZA DEI COLPI D’INIZIO GIOCO

I colpi di inizio gioco saranno un fattore determinante per capire l’andamento del match. Uno degli aspetti da valutare sarà la posizione in risposta dei due giocatori. Nell’incontro di Londra dello scorso novembre, Thiem è rimasto al massimo un metro dietro la riga di fondocampo per fronteggiare la prima di Nole, arretrando di più sulla seconda per darsi più tempo di caricare il colpo e trovare profondità.

Questa stessa differenza è emersa anche nel corso di questi Australian Open, con Thiem che in media risponde addirittura 1,7 metri più indietro rispetto a quanto fatto nell’edizione 2019.

L’austriaco fatica a ridurre l’apertura quando deve rispondere di rovescio, motivo per cui spesso da quella parte cerca di bloccare il colpo. In questo caso, Thiem dovrà stare attento a non regalare a Djokovic palle con poca penetrazione che potrebbero consentirgli di prendere subito in mano lo scambio.

In particolare, Djokovic sta ottenendo moltissimi punti dai servizi centrali, motivo per cui da destra Thiem dovrà trovare la giusta posizione per impattare al meglio con il rovescio.

Il fenomeno di Belgrado alla O2 Arena, invece, ha risposto quasi sempre dentro il campo sulla seconda di servizio, mentre sulla prima si è preso in media un metro di campo per avere più margine.

Una delle chiavi sarà l’imprevedibilità e la varietà di Thiem, che è migliorato molto nel lancio di palla, sempre più verticale e meno leggibile per gli avversari.

Dominic dovrà essere attento a evitare che Djokovic intuisca le sue intenzioni e gli impedisca di indirizzare lo scambio anche nei suoi turni di servizio, come visto in diverse occasioni nel match tra Raonic e lo stesso Djokovic.
Thiem, d’altro canto, è bravissimo a spostarsi per colpire di dritto in uscita dal servizio dopo aver buttato fuori dal campo l’avversario, per cui riesce a procurarsi il tempo di spostarsi e colpire fortissimo ma anche in modo angolato. Tuttavia, a volte prova ancora a chiudere palle alte e improbabili, esagerando con la potenza e perdendo completamente il controllo del colpo. Contro Djokovic dovrà limitare al massimo questo tipo di situazioni, trovando una sintesi efficace tra aggressività e pazienza.
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IL CONFRONTO DA FONDOCAMPO

Sarà interessante vedere se Thiem riuscirà a togliere peso alla palla con il back di rovescio per impedire a Djokovic di appoggiarsi e generare velocità. Questo potrebbe consentire all’austriaco di prendere in mano le redini del gioco con il dritto, soprattutto da sinistra, ed esplodere tutta la sua potenza. Secondo il Game Insight Group (GIG), un team di esperti di Tennis Australia e dell’Università di Victoria, nel torneo Thiem è quello con il dritto mediamente più veloce (132 km/h), seguito proprio da Djokovic a 128 km/h.

 

Proprio con questo fondamentale anche il serbo quest’anno è particolarmente aggressivo. Stando ai dati del GIG l’impatto medio con questo colpo avviene un metro dietro la riga di fondocampo (con il rovescio la media è 0,8 metri), mentre l’anno scorso avveniva a 1,2 metri, differenze minime che potrebbero fare la differenza contro un avversario che nelle ultime sfide ha comandato la maggior parte degli scambi da fondocampo.

A questo proposito, è interessante notare quanto accaduto alla O2 Arena di Londra lo scorso novembre. In quell’occasione, Djokovic ha colpito il 56% dei dritti non oltre due metri dietro la riga di fondocampo, di cui il 16% dentro il campo, mentre Thiem è arrivato rispettivamente al 78% e al 30% (dati Hawk-Eye).

 

Anche in questo caso, chi riuscirà a garantirsi la supremazia territoriale per il maggior lasso temporale avrà un vantaggio competitivo che potrebbe rivelarsi cruciale. Inoltre, in quella sfida la velocità media dei colpi da fondocampo di Thiem è stata decisamente superiore a quella del suo avversario (119 km/h a 109 km/h), mentre con il dritto la forbice è stata ancora più ampia (133 km/h a 117 km/h), ampliandosi ulteriormente nel terzo set (136 km/h a 115 km/h). Non a caso Thiem è stato in grado di produrre ben 43 vincenti (32 di dritto) da fondocampo, mentre il numero due ATP non è andato quota 17. Anche in questo caso, il divario nel terzo set, deciso al tiebreak, è stato impressionante: 14-2.

 

LE ENERGIE RESIDUE

Sarà ancora più importante vedere quanta energia avrà in corpo Thiem. Dopo il match di 4 ore e 10 contro Nadal ha pagato l’intensità fisica e mentale soffrendo per oltre un set contro Zverev, che per più di un’ora gli ha fatto perdere campo con troppa facilità.

Con ogni probabilità lo stress cui verrà sottoposto domenica sarà ancora maggiore, motivo per cui l’allievo di Nicolas Massu avrà bisogno di tutte le sue forze per poter contrastare il serbo, che se dovesse vincere tornerà in vetta al ranking mondiale.

Le sfide con Nadal, Zverev – e prima ancora con Bolt – hanno causato a Thiem un notevole dispendio energetico e nervoso, motivo per cui non è da escludere una partenza lenta.

Djokovic, invece, ha potuto limitare lo stress psico-fisico in tutte le partite affrontate, eccezion fatta per i primi due set della semifinale contro Federer, risoltasi comunque in poco meno di 2 ore e 20 minuti. In ogni caso, nonostante Djokovic parta favorito, la crescita di Thiem sotto il profilo tecnico-tattico, la sua capacità di lasciare a metri dalla palla qualsiasi avversario e l’abitudine acquisita nel giocare match del massimo livello dovrebbero garantire una partita dall’esito incerto. Vinca il migliore.

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