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Campioni internazionali

Norman Brookes, l'uomo del Trofeo

Primo non inglese a vincere a Wimbledon, fu uno dei pionieri della racchetta nel suo Paese. E a lui è dedicata la coppa che ogni anno va al vincitore del singolare maschile degli Australian Open

di | 01 febbraio 2020

L'Australia ha scritto per generazioni la storia del tennis. Le grandi icone come Rod Laver, che assiste nel centrale a lui dedicato ai duelli dei nuovi campioni, continuano ad ispirare chi ogni anno torna a Melbourne per alzare il trofeo del primo Slam dell'anno. La versione attuale è una replica dell'originale coppa d'argento modellata su un antico vaso romano, il vaso Warwick.

Il trofeo non porta il nome di una delle icone del gioco che hanno dominato l'albo d'oro degli Slam, bensì quello del pioniere che ha creato le condizioni di quei titoli, Norman Brookes, primo campione non inglese di Wimbledon e poi presidente per 28 anni della Federazione australiana. È lui ad aver fatto di Kooyong, a lungo sede anche dell'Australian Open, il punto di riferimento del tennis Down Under.

LA STORIA IN IMMAGINI DEL TROFEO NORMAN BROOKES

Uno stile 'moderno'

Il padre, William, era arrivato in Australia a 18 anni, orfano e con nove sterline in tasca. Aveva fatto fortuna nel settore delle ferrovie e nella costruzione di ponti, prima di fondare la Melbourne Paper Mills, una delle principali cartiere dello Stato. Norman, che nel 1895 si iscrive alla Melbourne Church of England Grammar School, oggi una delle scuole più prestigiose della nazione, ne diventa direttore nel 1904.

A scuola, mostra una particolare attitudine per i giochi con la palla: cricket, calcio, golf, in cui vince anche due titoli nazionali nella specialità a coppie del tiro alternato. Ma la vera passione è il tennis. Mancino, lo chiamano “il Mago” perché è impossibile capire con quale faccia della racchetta stia per colpire.

Preciso, ha uno stile che potremmo definire 'moderno', con movimenti di preparazione cortissimi. Sfrutta un servizio completo per scendere a rete ogni volta che può, ma si difende decisamente bene da fondo.

In campo è sempre impeccabile, elegantissimo: cardigan, pantaloni stretti bianchi, scarpe dello stesso colore e un'immancabile coppola sulla testa.

La prima finale? 1905

Nel 1905, Brookes raggiunge la sua prima finale a Wimbledon, ma perde in tre set contro Laurie Doherty, uno dei due gemelli a cui ancora oggi sono intitolati i cancelli d'ingresso dell'All England Lawn Tennis Club, dove si giocano i Championships. Due anni dopo, però, vince il primo, storico titolo, 6-4 6-2 6-2 in finale su Arthur Gore.

“Abbiamo conservato il titolo di Wimbledon per trent'anni, ma non è mai stato in mani migliori di adesso. Mr Norman Brookes porta la coppa lontano, ma è una distanza che lui e i suoi amici australiani hanno contribuito a ridurre nelle nostre menti”, scrive il Telegraph.

Quel successo fa da preludio al primo trionfo in Coppa Davis per quella che allora si chiamava Australasia. L'australiano Brookes, infatti, è in squadra con il neozelandese Tony Wilding che sconfiggerà nella finale di Wimbledon del 1914. Un anno dopo Wilding, capitano della divisione motorizzata dei Royal Marines, morirà a Neuve Chapelle, nel nord della Francia, durante la battaglia del crinale di Aubers.

La Davis come vaso di fiori

Brookes ha dato un forte stimolo a tutto il tennis australiano. Vince lo Slam di casa nel 1911, dominando in finale il connazionale Horace Rice 6-1 6-2 6-3. Lo stesso anno, ad aprile, sposa Mabel Balcombe, unica figlia di un avvocato, che diventerà una delle donne più in vista dell'alta società australiana, presidente del comitato di gestione del Queen Victoria Hospital dal 1924 al 1970. Si racconta che, quando erano solo fidanzati, avesse usato la Coppa Davis come vaso di fiori durante le cene di gala.

In un libro del 1956, “Crowded Galleries”, Mabel offre un illuminante ritratto del marito, come uomo e come giocatore. Da giovane, racconta, “era testardo, riservato, determinato. Cercava di combattere la sua naturale tendenza alla generosità, la vedeva come una debolezza” scrive.

“Teneva in speciale considerazione la famiglia e gli amici, gli altri non contavano così tanto. Aveva un temperamento forte, era ossessionato dal fare le cose a modo suo; col tempo ha trasformato quest'indole in una forma di determinazione. Viveva una vita semplice, senza eccessi (…). Leggeva lentamente, si stancava presto dei romanzi a cui preferiva libri di storia contemporanea. La sua parola contava: da quello che so, anche negli affari, non ha mai mentito”.

Le imprese in nazionale

Brookes ha mantenuto la Coppa Davis per l'Australia nel 1908, 1909, 1911. Con Wilding, la riconquisterà poi nel 1914, battendo gli Stati Uniti a New York, pochi giorni dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Non parte per il fronte, le sue continue ulcere lo rendono inadatto al servizio attivo. Diventa commissario della divisione australiana della Croce Rossa britannica in Egitto e poi dell'intera organizzazione in Mesopotamia.

Dopo la guerra, torna a giocare. Rappresenta ancora l'Australasia in Coppa Davis nel 1919 e nel 1920. Gioca il suo ultimo Wimbledon nel 1924 e due anni dopo viene scelto come presidente della Lawn Tennis Association of Australia. Se oggi Kooyong è uno dei luoghi simbolo del tennis australiano, il merito è suo: è lui che vi stabilisce il quartier generale della federazione.

Presidente, selezionatore e imprenditore

Durante la sua presidenza, gli Australian Championships diventano un grande evento, e l'arrivo dei migliori dilettanti del mondo per l'appuntamento annuale favorisce la crescita del tennis. Non perde il coraggio delle sue idee, messe alla prova durante la finale di Coppa Davis del 1953 contro gli Usa.

Fa parte di un comitato di cinque selezionatori che decide di non schierare in doppio la coppia più collaudata e più forte, Lew Hoad e Ken Rosewall, ma di affiancare Rex Hartwig a Hoad. La partita non ha storia: Tony Trabert e Vic Seixas vincono tre set a zero. Hoad e Rosewall comunque vinceranno i due singolari e conquisteranno la coppa.

È anche un imprenditore di successo, ma questa sua seconda vita, si legge in un articolo sul quotidiano The Age del 1959, “rimarrà sempre secondaria all'immagine di Norman Brookes che il mondo conserverà”. L'immagine dell'uomo che ha messo l'Australia sulla mappa del tennis mondiale.

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