-
Campioni internazionali

La ‘spada’ di Ons Jabeur: "Ora sono un'ispirazione"

“Ons, sei l’orgoglio della nazione. La tua racchetta sarà la tua spada”. Con queste parole il presidente tunisino si è complimentato con la 25enne grande protagonista a Melbourne. Lei: “Mi chiamano tutti: politici, attori, cantanti...”

di | 31 gennaio 2020

Mohamed Ali Chihi è il rappresentante del governo tunisino a Mosca. Quando nell’ottobre 2018 Ons Jabeur disegnò 45 vincenti nella semifinale della Kremlin Cup contro la Sevastova, ad accoglierla sulla porta dello spogliatoio trovò l’ambasciatore del suo Paese in Russia.
Chihi le passò uno smartphone, e prima che la ragazza di Monastir potesse fiatare, la anticipò: “È il presidente - le disse a bassa voce - vuole complimentarsi con te”. E quella era solo la sua prima finale WTA, poi persa. Nulla a che vedere con la qualificazione ai quarti degli Australian Open – storica per lei, per il suo Paese e per tutto lo sport al femminile nel mondo arabo.

Lì il nuovo uomo forte di Tunisi, Kaïs Saïed, ha rimediato il suo numero di telefono, l’ha contattata senza passare per il delegato down under e non solo s’è congratulato, ma ha attinto alla retorica d’antan: “Sei l’orgoglio della nazione, Ons. La tua racchetta sarà la tua spada”.

La Jabeur racconta l’aneddoto inarcando le folte sopracciglia nerissime. Del resto lo aveva premesso poco prima: “In Tunisia stanno impazzendo tutti”. Talmente pazzi, i suoi connazionali, da svegliarsi alle 3 di notte in pieno inverno per guardare i suoi incontri. O da seminare per la rete tweet esagitati, accompagnati da hashtag tipo #yallah e #grinta – sì, proprio grinta - e non hanno smesso di farle vibrare l’iPhone a tutti gli orari.

 

“Ho ricevuto chiamate di tutti i tipi. Non solo da parte di politici, ma anche di attori, cantanti, personaggi dello spettacolo. Chiunque”. La Ons-mania che covava dopo i primi due turni contro due ex Top 10 come Konta e Garcia, è deflagrata quando la nordafricana ha messo fine alla carriera di Caroline Wozniacki ed è diventata una febbre planetaria quando il suo gioco fatto di tocchi e angoli ha messo in crisi Qiang Wang, contribuendo a far alzare l’asticella del possibile per lei e per l’universo delle donne arabe.

Cresciuta in Europa e diventata una cittadina del mondo, Ons sapeva benissimo quali risvolti avrebbe avuto il suo exploit e quali implicazioni avrebbe rappresentato quella sua corsa.

“Sono fiera di poter ispirare tante persone, soprattutto nel mondo arabo e del mio sesso”, ha ripetuto ogni volta che la domanda le è stata posta. Praticamente ogni santo giorno per una settimana intera. Del resto dopo il primo match era stato facile sedersi di fronte a lei (“Sappi che adoro SuperTennis, anche perché a SuperTennis adorano me”) e chiederle se quel suo gioco estroso e imprevedibile rispecchiasse il suo carattere (“In parte, perché sono tanto fantasiosa quanto cocciuta”) e dove avesse nascosto quel gioco nell’ultimo decennio, da quando s’era affacciata per la prima volta alla finale junior di Parigi (“Dovevo mettere insieme i pezzi del puzzle”), dal secondo turno in poi la stampa interessata a cavarle da bocca un titolone s’era moltiplicata.

A cominciare dai giornalisti francesi ai quali lei ha sempre risposto con una premessa: “Amo la Francia, ho sempre ritenuto il Roland Garros il mio Slam di casa, ma sono tunisina, orgogliosamente tunisina, al 100%”. Anche sul piano tennistico.
Sono fiera di poter ispirare tante persone, soprattutto nel mondo arabo e del mio stesso sesso

Talmente tunisina da non aver mai sposato nessuna squadra di calcio transalpina al posto del suo Étoile sportive du Sahel, il team di Sousse che nel 2007 vinse la Coppa Campioni africana. Proprio il calcio era stata una delle sue prime passioni, una di quelle che la piccola Ons aveva dovuto abbandonare per inseguire un sogno ancora più grande, il successo in un major.

Per questo a tre anni aveva preso in mano una racchetta e per questo si era trasferita giovanissima prima in Francia, poi – per un periodo - all’accademia di Justine Henin in Belgio. Una parentesi di cui Ons Jabeur ricorda anche i momenti meno felici (“Mi sentivo sola e c’erano giorni in cui l’unico contatto col mondo esterno era quello con la vicina di casa che mi lasciava bigliettini sulla porta”) ma che ha contribuito a farla crescere come persona e come atleta.

E se le due finali juniores a Parigi – quella persa nel 2010 e quella vinta nel 2011 – l’hanno convinta che i sacrifici, la distanza dalla famiglia e anche l’addio all’amata Tunisia, avevano il loro perché, è stato sul finire del 2019 che la numero 78 del mondo ha deciso che fosse giunto il momento di puntare in alto.
“Ho detto al mio team che quest’anno avremmo dovuto puntare ad entrare nelle top 20 - ha raccontato la 25enne maghrebina - e per questo in inverno ho lavorato durissimo sia sul piano fisico che su quello tecnico-tattico”. In compagnia di Karim Kamoun, un po’ marito, un po’ preparatore atletico, e del tecnico alsaziano Bertrand Perret, ex di Paul-Henri Mathieu e di Peng Shuai, Ons ha deciso di mettere l’impegno al servizio del suo incredibile talento.

A giudicare dal primo mese del 2020 e dal magnifico quarto australiano – per nulla ridimensionato dal k.o. con la Kenin - l’obiettivo top 20 pare improvvisamente realistico. E quello-Slam potrebbe essere meno folle di quel che sembra.

Commenti

Partecipa anche tu alla discussione, accedi