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Campioni internazionali

Muguruza - Kenin, finale aperta

L’ultimo atto degli Australian Open 2020 vedrà il contrasto tra il tennis potente di Garbine Muguruza e quello più tattico e rapido di Sofia Kenin. Per Conchita Martinez, coach della spagnola, gestire la tensione sarà decisivo per il successo. L'americana è lanciatissima “Ho lavorato tutta la vita per questo, farò l'impossibile”.

di | 31 gennaio 2020

Garbine Muguruza, n.32 del mondo, e Sofia Kenin, n.15, si giocano il titolo 2020 dell'Australian Open in una finale a sorpresa, ma assolutamente meritata visto il percorso nel torneo delle due finaliste. Sarà una partita molto interessante sul piano tecnico ma anche su quello mentale.

Da un lato l'iberica, due volte campionessa Slam, risorta a Melbourne dopo un periodo grigio che l'aveva fatta scivolare nell'anonimato. Ha giocato e vinto grandi finali con il suo tennis potente in spinta, a tratti devastante e incontenibile, ma non sempre riesce a tenere alto il livello per colpa di alti e bassi sul lato mentale, e nemmeno a coprire al meglio il campo quando è costretta a difendersi e rincorrere.

Dall'altro la 21enne americana nata in Russia, all'esordio in una grandissima finale grazie ad una crescita esponenziale vissuta nel corso del torneo, sia come qualità di gioco che consapevolezza dei propri mezzi. Al contrario della Muguruza, la Kenin copre benissimo il campo, è un moto continuo alla ricerca di un tennis di pressione per spostare la rivale e portarla all'errore, o trovare l'apertura di campo e piazzare un affondo. Non ha un colpo da k.o. come Garbine, ma è una fighter irriducibile, sostenuta in quest'Australian Open da una fiducia assoluta nel suo tennis. Difficile pronosticare chi avvertirà maggiormente la pressione, è certo che la miglior gestione della tensione in campo potrebbe essere una delle chiavi decisive dell'incontro, ancor più di un aspetto tecnico o tattico.

Conchita Martinez: “Gestire la paura è la chiave per il successo”

Proprio dell'aspetto mentale ha parlato Conchita Martinez, tornata da pochi mesi all'angolo della Muguruza. “Garbine sta tenendo un'ottima attitudine. È molto focalizzata, sta facendo tutto quello che serve per mettersi nella condizione di produrre il suo miglior tennis. Questo torneo è stato molto aperto, rispecchia il momento che sta attraversando il tennis femminile: il livello medio è cresciuto, la competizione è altissima e non è facile restare al vertice. C'è molta incertezza, giocare al proprio massimo può non bastare per vincere. Garbine è molto aggressiva in campo, è tornata al suo miglior livello di gioco e fisicamente la vedo bene. Mi piace come colpisce la palla, con buon anticipo, e come riesce ad imporre il suo tennis nello scambio, raccogliendo in avanzamento o sotto rete i frutti della sua spinta. Questa è l'evoluzione che cerchiamo nel suo gioco, aggressività e punti più rapidi. La base è il servizio, con molte prime in campo, e la spinta con diritto e rovescio. Così dovrà affrontare la finale: scambiare troppo sarebbe pericoloso”.

Ma ancor più della tattica, il focus del lavoro impostato dalla scorsa off-season con la Muguruza è incentrato sul piano mentale, sulla gestione dello stress e della paura durante il match, aspetto decisivo secondo Conchita Martinez per ogni tennista e soprattutto nel tennis femminile: “La nostra collaborazione ha portato subito un ottimo risultato, ma non credo di aver un segreto. Faccio il mio lavoro con passione e cerco di instaurare con la mia giocatrice un ottimo rapporto sul piano umano, per entrare nel suo mondo e ottenerne la fiducia. Sono stata una tennista, conosco quel che si prova in campo nelle varie fasi dell'incontro ed è fondamentale lavorare su quest'aspetto perché solo riuscendo a gestire la pressione si resta lucidi in campo e si può tirare il colpo giusto al momento giusto. Questa è la chiave nel tennis, la paura crea tensione, la testa blocca il braccio e non si gioca bene. Nel tennis femminile in particolare è decisivo per il successo perché anche le migliori giocatrici tendono a farsi schiacciare dalla tensione nei momenti chiave del match, finiscono per giocare come in trance, bloccate, non pensano e tornano a commettere proprio quegli errori che in allenamento avevamo cercato di cancellare. Solo alzando la fiducia in se stessi e riuscendo a mantenere il focus sul gioco si può evitare questa situazione. Quando si trova una bella chimica con la giocatrice e c'è fiducia reciproca, allora si può lavorare bene”.

Sofia Kenin, “programmata” per vincere

Sofia è un'ottima tennista e soprattutto una grande lottatrice. Colpisce bene la palla, arriva ottimamente su ogni colpo ed è molto aggressiva. Non tira mai a caso, ha un gioco tattico molto evoluto per la sua età. Garbine dovrà cercare di tenere l'iniziativa in mano, non sarà una partita per niente facile”, queste le parole di Conchita Martinez su Sofia Kenin alla vigilia della finale. L'americana ha affrontato più di un match complicato nel corso del torneo, superando ogni prova del nove con grande forza e intensità. Decisivo probabilmente il match negli ottavi di finale contro la Gauff, dove ha rimontato un set all'astro nascente del tennis statunitense, dimostrando carattere e qualità.

Un successo che le ha dato enorme fiducia, mostrata in campo soprattutto nella splendida semifinale vinta contro la n.1 WTA Ashleigh Barty in una Rod Laver Arena infuocata per la beniamina australiana.

Sofia conquista col suo sorriso e con lo sguardo intenso di chi sta vivendo un momento magico, ma nelle (poche) parole rilasciate alla stampa esterna anche grande consapevolezza, confermando che non si trova nella finale di uno Slam per caso.

Sta realizzando un sogno, per sua stessa ammissione, ma quel sogno è iniziato fin da piccolissima, quando il padre l'ha portata su di un campo da tennis guardando molto lontano, programmando una crescita verso il professionismo. In questi giorni sta girando sul web un bellissimo video tirato fuori dalla WTA che mostra Sofia Kenin a soli 6 anni in giro per il torneo di Miami insieme a Kim Clijsters. La campionessa belga (prossima al rientro nei tornei) prese per mano la piccola Kenin portandola a spasso nell'impianto durante il torneo ATP e WTA, descrivendole le varie aree e presentandole anche Andy Roddick, l'idolo di Sofia in quel momento. Un ricordo simpatico, che racconta quanto la Kenin fosse attenta alle parole di Kim e divorasse con gli occhi quel mondo a cui già sognava di appartenere.

“Devo ringraziare i miei genitori per la scelta di muoversi negli Stati Uniti, credo sia stato decisivo per me e per noi. Ho un grande rapporto con mio padre, è la mia guida, non sarei qua senza di lui. Riusciamo a lavorare bene in allenamento e poi avere una vita normale fuori dal campo, andiamo in giro, al ristorante, ai musei. Il nostro rapporto funziona, sono felice così”.

Una serenità che certamente la sta aiutando a scalare il tennis femminile. Da lunedì prossimo sarà nella top 10 del ranking WTA, e chissà, forse anche con il primo Slam in bacheca: “Non sono affatto scioccata per essere in finale a Melbourne, è un sogno che diventa realtà, desidero da sempre vincere gli Slam, ho lavorato tutta la vita per questo. Non vedo l'ora di giocare la finale, se ci sono arrivata vuol dire che ho una chance di vincere, farò l'impossibile per per portare a casa il torneo”.

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