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Campioni internazionali

Jim Courier, dagli Slam al microfono, a ritmo di rock

L'americano ha vinto quattro titoli dello Slam, è stato numero 1 al mondo e capitano di Davis. Oggi intervista i giocatori dopo le loro vittorie agli Australian Open, e i suoi siparietti fanno già parte della storia del torneo

di | 26 gennaio 2020

Jim Courier è ormai l'uomo di casa sulla Rod Laver Arena di Melbourne, il campo centrale dell'Australian Open. Qui ha vinto due volte il titolo nel 1992 e nel 1993, con tanto di tuffo nell'inquinatissimo fiume Yarra. Qui da anni intervista i big a fine partita. "I giocatori che intervisto hanno appena vinto, quindi sono di buonumore. Poi sono un ex tennista e non mi mandano lì per tendere loro un'imboscata. Questo è un grande vantaggio", spiegava l'anno scorso al Sydney Morning Herald.

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Le interviste post-match

Nel suo ruolo, raccontava nel 2014, sente ancora la paura mezz'ora prima di andare in scena per quell'atto rapido - eppure non semplice - che si consuma al termine del match. Sa bene che la pressione è sui giocatori.

"Quando vado in camoo, sono di fronte a 15 mila persone. I giocatori parlano soprattutto a loro, anche se alle mie spalle ci sono i produttori che chiedono determinate cose. Nei primi turni, cerco di dar loro un'opportunità di mostrare di più la loro personalità. Poi le domande diventano via via più serie, devo rispettare il fatto che siamo in un quarto o in una semifinale Slam: in quel caso cerco di fare più domande sul match, sulla storia a cui stiamo assistendo o sullo scenario del torneo".

Il tennis è una cosa seria

Courier dimostra di saper mettere a loro agio i campioni nelle interviste post-partita, riesce ad attirare anche risposte non scontate: i video dei siparietti quasi teatrali con Roger Federer sono ancora molto cliccati su Youtube. Ci riesce perché in campo, anche da osservatore esterno, porta il valore della sua storia.

Numero 1 del mondo per 58 settimane tra il 1992 e il 1993, è ancora oggi il più giovane ad aver raggiunto la finale in tutti e quattro gli Slam. In 12 anni di carriera, ha vinto quattro Major, due Roland Garros e due Australian Open tra il 1991 e il 1993, e 23 titoli complessivi in singolare. Eppure, ha faticato a liberarsi dall'etichetta di chi è arrivato al successo grazie al lavoro e non al talento. Una sintesi ingenerosa e quantomeno incompleta.

Certo, la disciplina ha sempre fatto parte della sua indole, da quando giocava contro il suo primo grande rivale, il muro di un campo di pallamano a Dade City, in Florida. Il tennis lo impara al Dreamwold Tennis Club a Sanford, il circolo gestito da una prozia. Impara a giocare e a difendersi, dai ragazzini che vogliono rubare i punti e dai genitori un po' troppo partecipi. Il tennis è una faccenda maledettamente seria. E lo resterà sempre.

Lo vive già così a 11 anni quando il grande Harry Hopman gli concede di frequentare (gratis) la sua accademia. E ancor di più quando ottiene una borsa di studio per la Nick Bollettieri Tennis Academy di Bradenton. Vorrebbe scappare, si sente stretto dentro il cono d'ombra di Andre Agassi, che risucchia le attenzioni di Bollettieri.

Courier per anni non perdona a Nick di essersi seduto all’angolo di Agassi nella finale del Roland Garros 1991: tennisticamente erano entrambi “figli suoi”. Courier, testa di serie numero 9, ha eliminato nei quarti il numero 1, Stefan Edberg, che aveva sconfitto nella finale di Basilea del 1989 vincendo così il primo titolo in carriera. In semifinale ha piegato in quattro set il tedesco Michael Stich.

Il momento che cambia la vita

In finale, il suo coach José Higueras gli consiglia di arretrare un po’ in risposta per poter giocare più profondo, durante una pausa per la pioggia. Courier lo ascolta, rimonta da due set a uno sotto, vince 12 dei primi 13 punti nel quarto set e conquista il suo primo Slam: 3-6 6-4 2-6 6-1 6-4 il punteggio della finale.

"Quel momento mi ha cambiato la vita e la carriera - ha spiegato nel 2005 in una conferenza stampa dopo l'approdo nella Hall of Fame - perché c'è un enorme divario tra i giocatori che arrivano in finale negli Slam e quelli che li vincono. Quella vittoria, e sono grato alla pioggia per avermi dato un po' più tempo per riordinare le idee e rimontare, mi ha dato la fiducia che mi ha permesso di essere un protagonista nei grandi tornei per diversi anni".

Le indicazioni di Higueras gli erano già servite pochi mesi prima a Indian Wells, proprio contro Agassi, che per tutto il primo set domina il gioco e fa la differenza con il dritto esplosivo. Courier smette di ingaggiare battaglie di ritmo da dietro, varia angoli, velocità e traiettorie. "E' la prima partita che vinco con la testa. Ora so che posso colpire forte e pensare nello stesso tempo".

Le vittorie Slam

Vincerà poi il titolo in finale su Guy Forget. "Indian Wells ha segnato l'inizio di Jim Courier" ha detto, in un altro passaggio della lunga conferenza stampa del 2005 per l'ingresso tra i grandi nella storia del gioco. "In finale, sono andato due volte sotto di un set, ma alla fine ho vinto al tie-break del quinto. Due settimane dopo sono entrato in top 10. Quel torneo mi ha fatto vedere il mio gioco in maniera diversa, ha cambiato il mio punto di vista sul mio tennis. Ho capito che potevo vincere in molti modi".

Non solo, dunque, con il dritto potente, particolarmente efficace se giocato in diagonale da sinistra, e con il rovescio compatto a due mani. Il suo è un tennis di forza, nei colpi da fondo, nelle accelerazioni che avviano la transizione verso rete, nei colpi al volo. E' uno dei migliori della sua generazione in risposta, esplosivo soprattutto contro la seconda di servizio degli avversari. Ma possiede anche un servizio, spesso sottovalutato, che invece gli consente di prendere subito il controllo dello scambio.

Finalista allo US Open del 1991, battuto da un eccellente Stefan Edberg in finale, vince il primo Australian Open nel 1992. Si vendica dello svedese, e si ripete anche l'anno successivo, sempre in quattro set. Non c'è Edberg, sorpreso al terzo turno, a sfidarlo nella finale del Roland Garros del 1992. Courier, che in semifinale ha freddamente distrutto ogni speranza di successo di Andre Agassi, abbatte 7-5 6-2 6-1 il ceco Petr Korda. Dopo il suo quarto Major non vincerà altri Slam. Perde due finali, al Roland Garros e a Wimbledon nel 1993 contro Sergi Bruguera e Pete Sampras, e quattro semifinali.

Maybe the moon

Come i titoli Slam, tutto il periodo migliore della sua carriera si riassume nel triennio 1991-93. In quel periodo gioca e vince le sue uniche finali in quelli che oggi chiamiamo Masters 1000, compreso il trionfo su Carlos Costa agli Internazionali BNL d'Italia del 1992. E perde due finali consecutive al Masters, contro Pete Sampras nel 1991 e Boris Becker nel 1992.

Nel 1993, durante la sfida del girone contro l'allora teenager Andrei Medvedev, manca quattro match-point e cede al tie-break del terzo set, venendo di fatto eliminato dal torneo. Più che il risultato, però, è il suo comportamento a fare notizia. Perché ai cambi campo viene sorpreso a leggere "Maybe the Moon", romanzo di Armistead Maupin che ha per protagonista una donna affetta da nanismo, parzialmente ispirata a Tamara De Treaux, una delle attrici dietro la figura di E.T.

Talento e lavoro

Innocenti evasioni, di chi si è definito “più Jackson Pollock che Picasso”. Un autoritratto notevole. Laddove Picasso rappresentava un'arte cerebrale, pensata e profonda, Pollock stendeva i colori direttamente dai tubetti o dai pennelli, disegnava opere in cui i segni sulla tela traducevano i suoi movimenti: è l'action painting, il dipinto dell'azione. Colpire e pensare insieme.

È una forma di talento, che si abbina all'altra sua passione, la musica. Courier, che ha una sala studio a casa, ha anche suonato la batteria con i REM durante un concerto in Australia nel 1995: esibizione favorita dalla sua amicizia con il bassista del gruppo, Mike Mills, che è uno dei principali compositori delle loro canzoni.

Nella sua passione per la chitarra e la batteria c'è pure il suo senso per il gioco, perché in fondo anche la musica richiede attitudine e allenamento. E nessuno dei due ingredienti basta da solo. “Tutti nel tennis lavorano”, ha spiegato nel citato discorso del 2005.

“Nella storia del tennis non esiste un giocatore che si sia svegliato e sia diventato campione solo perché lo voleva. Per quanto tu possa lavorare duro, però, se non hai qualità non arrivi da nessuna parte. Se raggiungi il top, hai necessariamente delle doti. Certo, il mio non era un tennis che fluiva come quello di Sampras allora o di Roger Federer oggi. Ma ho passato molto tempo da giovane con Pete e so quanto impegno ci abbia messo lui per far sembrare il suo gioco così facile”.

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