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Campioni internazionali

Che circuito sarebbe, senza 'La Tige'?

Benoit Paire è l'incarnazione del giocatore 'genio e sregolatezza'. Ma l'inizio del 2020 lo ha visto spesso in evidenza. Sarà l'anno buono, per raccogliere quanto merita il suo talento?

di | 26 gennaio 2020

“L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”. Cosa hanno in comune Paul Klee, celebre pittore di origine svizzera, e Benoit Paire? Entrambi rappresentano liberamente il mondo delle forme e delle idee, la massima espressione di libertà di evocazione e rappresentazione.

Sono maturati tardi (sul tennista francese ci concediamo il beneficio del dubbio, non si sa mai), intorno ai trent’anni, accomunati dalla continua ricerca della creatività. Nato ad Avignone, l’8 maggio del 1989, Benoit Paire ha già giocato dieci match nel 2020. Sette vittorie e tre battute d’arresto, tutte maturate al tie-break del set decisivo. La sconfitta nel secondo turno degli Australian Open per mano del croato Marin Cilic è l’ennesimo riassunto della sua affascinante carriera: geniale, svogliata e dannata. Che circuito sarebbe senza “La Tige”?

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Mai banale

4 gennaio 2020, Pat Rafter Arena di Brisbane. Benoit Paire viene intervistato al termine del successo ai danni di Nicolas Jarry, nel match inaugurale della Francia nella ATP Cup. “Cosa ti piace di più al di fuori del campo nel cominciare la stagione in Australia?". Risposta: “Tante cose. Le ragazze, qui, sono molto carine”. Nessuna risposta scontata, banale. Nessun riferimento alla natura, al cibo, al supporto dei tifosi. Eccolo, Benoit. Anticonformista per vocazione.

La finale raggiunta ad Auckland la scorsa settimana è la nona a livello ATP della sua carriera. Ha vinto in tre occasioni: a Bastad (2015), Marrakech e Lione (2019). Una stagione, quella passata, che lui stesso ha definito come “la migliore di sempre”, ricca di sfide e di competizioni (ben 34 più le Finals della nuova Coppa Davis).

“Preferisco giocare un torneo piuttosto che allenarmi. I tornei mi danno fiducia, se mi alleno troppo brucio energie – ha dichiarato – e se mi fossi allenato più seriamente e avessi dedicato più tempo alla preparazione atletica, avrei già smesso. Devo essere al cento per cento quando gioco una partita, non spendere energie prima. Quando sono stanco devo fermarmi”.

Un tennista alla moda

Chissà come sarebbe stata la sua vita se una mattina, all’età di sei anni, non avesse seguito papà Philippe imbattendosi nel piccolo circolo di tennis vicino casa, nel cuore della Provenza. “Se non fossi diventato un tennista mi sarebbe piaciuto fare il calciatore, magari per il mio Olympique Marsiglia”. Sarebbe stato un fantasista, un numero 10. Senza ombra di dubbio. Una creatività, la sua, sprigionata attraverso tutte le possibili forme dell’arte.

In campo, anzitutto, dove manifesta tutta la sua genialità. Accelera, rallenta, varia. Il suo rovescio è musica e quelle irriverenti palle corte fanno impazzire in continuazione gli avversari. Lui è l’artista, con il campo come un palcoscenico su cui lasciare il segno.

La musica, dicevamo. Benoit adora le ballate francesi sull’amore, tristi e malinconiche. Come lui, anche se non tutti lo direbbero. Spesso al limite dell’istrionico, l’ex numero 18 del ranking ATP è anche un grande appassionato di moda. “Quando escono le nuove collezioni mi piace provare tanti vestiti e cercare il giusto abbinamento. Essere alla moda è importante ed estremamente divertente”.

Benoit social club

E i social? Uno come lui riesce sempre a far parlare di sé. Sul suo profilo Instagram si trova di tutto e non ci si annoia mai. Foto a colori e in bianco e nero, in cui nulla è lasciato al caso.

Cibo (è ghiotto di cheeseburger, come il suo grande amico Stan Wawrinka), vacanze (“Ho 30 anni, amo il tennis ma nella vita c’è anche altro. Voglio concedermi una vacanza e uscire quando mi pare. Durante un torneo sono serio, però nei periodi di riposo mi piace divertirmi”), passerelle e panorami mozzafiato.

Su Twitter, invece, qualche polemica in più. Come quella di alcune settimane fa, ad esempio, in cui ha zittito tutti ricordando di essere un campione già tra i primi venti del mondo.

Il doppio con Bolelli

Gli Australian Open lo vedono ancora grande protagonista in doppio accanto a Simone Bolelli. Poi Benoit ripartirà da Pune. A giugno dello scorso anno ha raggiunto per la prima volta gli ottavi di finale dello Slam di casa, il Roland Garros, arrendendosi al giapponese Kei Nishikori solamente dopo cinque tiratissimi set.

Si è ripetuto poco dopo sull’erba di Wimbledon, fermato da Roberto Bautista Agut. Nei Major, in altre due occasioni era arrivato alla seconda settimana: a Flushing Meadows, nel 2015 (sconfitto in tre set dal connazionale Jo-Wilfried Tsonga) e sempre a Wimbledon nel 2017.

Ora c’è tanta voglia di andare oltre, di continuare a sognare con la leggerezza di sempre. La nuova stagione è appena cominciata e con “La Tige” (il gambo) non sai mai come andrà a finire. Una cosa è certa. Ci divertiremo.

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