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Campioni internazionali

Muguruza, all’inferno e ritorno, passando dal Kilimangiaro…

La spagnola ex n.1 del mondo e vincitrice a Parigi e Wimbledon era scivolata oltre la 30esima posizione: oggi, con Conchita Martinez sulla panchina essersi ritrovata. Per farlo è andata a scalare il monte più alto dell’Africa

di | 25 gennaio 2020

Non c’è una nuova Muguruza. Quella che agli Australian Open domina il super-difensore Elina Svitolina, decapitando la sesta delle prime dieci teste di serie, sciorinando un tennis-champagne da lasciare a bocca aperta, non è un fantasma della spagnola che, a 21 anni era già finalista Slam a Wimbledon 2015, a 22 firmava il primo Major sulla terra rossa di Parigi e il secondo sull’erba dei Championships, salendo anche al numero 1 del mondo.

La leggera, veloce, attenta, precisa, determinata giocatrice che schiaccia la fidanzata di Gael Monfils, stoppandola ancora una volta sulla strada degli Slam, non è nemmeno la bella copia di quella che poi si è smarrita dietro le proprie paure, scivolando al numero 32 in classifica.

Questa Muguruza, a 26 anni, all’ottava stagione da professionista, è la somma delle due attrici, quella - si spera - della maturità, che capisce tante potenzialità possiede e non vuole più sperperarle, quella della crisi e quella ideale. Così, fa rivedere con continuità le ben note qualità offensive, applica schemi semplici com’è semplice il talento, e lascia andare il braccio senza appesantirlo di troppi pensieri.

Sembra facile, ma non lo è. La ragazzona timida è figlia delle scelte contrastanti, sin dalla bandiera, lei nata a Caracas, il paese della mamma, che ha abbracciato la nazionalità di papà, spagnolo. Ha avuto i suoi problemi con il coach, perché ci ha impiegato quattro anni di litigi e di sofferenze per spezzare, a luglio, il fortissimo cordone ombelicale con l’allenatore storico, Sam Sumyk, e ne ha impiegati quattro per concedere totale fiducia all’ex pro Conchita Martinez, grazie alla quale aveva vinto Wimbledon, che pure, ammette: “Conosco da quando ho 15 anni”.

Che dire della scelta tattica giusta per lei: bisognava cercare di più il punto a rete come insisteva il tecnico francese, oppure sposare la via di mezzo propugnata dalla connazionale che, nata terraiola, che ha conquistato l’unico Slam sull’erba sorprendendo clamorosamente in finale Martina Navratilova?

A guardare il match quasi perfetto, tutto d’attacco, tutto cercando prima possibile la soluzione e la rete, che gioca contro Svitolina a Melbourne - finora la miglior prestazione in assoluto del tabellone femminile - verrebbe da dire che aveva ragione Sumyk licenziato all’indomani dell’ennesima delusione-Slam, con l’eliminazione già al primo turno Wimbledon. Bissata subito da quella agli Us Open. Che l’ha convinta a chiudere anzitempo la stagione.

Tutti del resto le suggerivano da tempo di insistere in chiave offensiva, vedendo le sue caratteristiche fisiche, a cominciare dal bel servizio e dai 182 centimetri d’altezza. Ma evidentemente il problema era di comunicazione, di un rapporto ormai irrimediabilmente guastato dalla lunga frequentazione. Com’è inevitabile che accada nel delicato connubio giocatore-coach dello sport professionistico.

Adesso, Muguruza, tirata a lucido dopo la preparazione invernale, vola 6-1 6-1 contro un’avversaria che l’aveva battuta 6 volte su 10, con una prova assolutamente superba: 84% di punti con la prima di servizio e il 60% con la seconda, 4/13 sulle palle break, salvandone 2 su 2 alla Svitolina, 87% (14/16) a rete, 31 vincenti contro 9 errori non forzati.

Statistiche fantastiche, spiegazione semplice: “Ero molto concentrata e su quello che dovevo fare. E l’ho fatto. Penso di aver giocato un gran bel match, l’ho stoppata e ho portato a partita dalla mia parte, facendo il gioco che dovevo, e ne sono davvero contenta”. Il segreto, nel profondo del suo cuore, è l’Odissea che ha vissuto, dal punto più basso della crisi alle vette più alte del mondo, il Kilimangiaro, che ha scalato nella pre-season proprio per rompere con le difficoltà del passato: “È stata un’esperienza incredibile, totalmente differente rispetto ai miei allenamenti precedenti. Una sfida fisica ma soprattutto mentale, divertente ed importante, per staccare dal tennis dopo un 2019 complicato quando ho dovuto cercare altre cose per non crollare completamente e ripartire, pronta a competere con ogni tennista. Anzi, più forte, dopo aver imparato molto da me stessa: ho imparato a gestire nuove situazioni ricavandone un’esperienza mentale incredibile. In futuro sarei felice di ripeterla”.

Quant’è lontana l’atmosfera del Kilimangiaro, dove è andata ad arrampicarsi in novembre, arrivando fino in vetta, dall’accecante estate di Melbourne, Australia? Almeno quanto questa Muguruza da quella dell’estate.

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