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Campioni internazionali

Sinner alla prova del Fucsovics

L'ungherese, ex numero 1 under 18 e campione junior a Wimbledon, che ha eliminato Shapovalov è il prossimo avversario dell'azzurrino: un attaccante da fondo, solido, potente e geometrico. Un giocatore con cui l'azzurro può misurare il suo attuale livello. Berrettini sfida lo scorbutico statunitense Sandgren: non è un match banale.

di | 21 gennaio 2020

Con quel cognome, a qualcuno ricorderà più le schedine del totocalcio o un unguento balsamico. Invece Marton Fucsovics, l'unico ungherese ad aver mai vinto il titolo junior a Wimbledon, è un giocatore di quelli solidi, efficienti, potenti. Il suo tennis sicuro, geometrico, sarà un parametro per Jannnik Sinner, che finora ha dimostrato di incontrare bene la palla anche contro avversari che spingono di ritmo, a velocità elevata e costante da fondo.
La sua capacità di colpire con efficacia simmetrica di diritto e rovescio, che anche Roger Federer non ha mancato di sottolineare, gli può offrire la possibilità di anticipare, aprirsi angoli, giocare in contropiede. Ma per riuscirci deve, appunto, contrastare la potenza di palla che ha messo in crisi Denis Shapovalov e gli ha impedito di mettere in atto i suoi creativi schemi offensivi.
 
L'Ungheria ha un'antica tradizione tennistica. E' la prima nazione del blocco di Varsavia ad aver espresso un campione Slam, Jozsef Asboth al Roland Garros del 1947. Poi ha vissuto sui giorni di gloria di Istvan Gulyas e di Balazs Taroczy, che ha vinto 13 tornei ATP tra il 1974 e il 1982.
Taroczy è rimasto l'ultimo ungherese a conquistare un titolo nel singolare maschile prima di Fucsovics, che ha imparato a giocare a Nyiregyhazi, la città dove è nato, a 130 chilometri a est di Budapest. Ha cominciato a cinque anni, nel locale Tenisz Club, su campi in terra battuta, come nel 95% dei circoli nazionali. "Ci sono pochi campi indoor in Ungheria, forse nessuno al di fuori di Budapest" diceva a Tennis Head nel 2019.

Non esistono, aggiungeva, campi pubblici. "Ma per giocare in uno dei circoli non devi necessariamente esserne socio, puoi anche semplicemente affittarlo per un'ora" spiegava.
Allenato per due anni e mezzo da Attila Savolt, ultimo ungherese in top 100 prima di lui, ha avuto due grandi idoli: Roger Federer e Lleyton Hewitt.

A 15 anni, decide di andare all'estero. Si allena tre anni in Germania e altrettanti in Francia. In mezzo vince Wimbledon under 18 nel 2010, diventando il numero 1 del mondo junior. Quel trionfo gli mette fin troppa pressione per le aspettative che crea. Molti lo vorrebbero top 100 in uno o due anni, lui invece ne impiega sette. E non è facile mantenere entusiasmo e fiducia quando si giocano quasi solo tornei Challenger, settimana dopo settimana.

Il sogno si realizza nel 2017, dopo il debutto nel main draw a Wimbledon. Conquista il titolo a Ginevra nel 2018, la finale a Sofia nel 2019 e tocca il best ranking di numero 31 lo scorso marzo.
A Melbourne, due anni fa, si spinge negli ottavi di finale, dove nessun altro ungherese era più arrivato dai tempi di Taroczy al Roland Garros del 1984.

Comincia anche a cambiare la percezione del tennis in Ungheria. In una nazione in cui resiste il culto nostalgico per il calcio che si nutre delle meraviglie della nazionale di Puskas degli anni Cinquanta, la passione sportiva si allarga alla pallanuoto, alla scherma, alla pallamano. E da qualche anno, anche al tennis grazie alla popolarità di Fucsovics, che ispira le nuove generazioni.

 

Berrettini, prima volta contro Sandgren

Lo statunitense Tennys Sandgren, tanto esaltato per i quarti di finale all'Australian Open del 2018 quanto criticato per le posizioni di estrema destra, filo razziste, che aveva postato sui social network, sarà l'avversario di Matteo Berrettini. I due non si sono mai incontrati. Il numero 1 azzurro ha una grande occasione nella sua sezione di tabellone, ma la sfida non è proprio scontata.

Lo statunitense ha un tennis poco raffinato ma copre bene il campo, gioca sull'uno-due e prova a togliere ritmo agli avversari.
Risponde d'anticipo, il numero 100 del mondo, dunque Berrettini avrà di fronte un avversario in grado di testare la varietà dei suoi schemi al servizio e i miglioramenti nel fronteggiare una palla poco lavorata ma profonda e vicina al corpo. Sarà una sfida che potrà dire molto sul torneo dell'azzurro.

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