-
Campioni internazionali

Occhi sul 'Kooyong', dove il numero 1 è sempre Hoad

Il Lew Hoad Memorial Trophy, destinato al vincitore del Kooyong Classic, celebra un simbolo che negli anni Cinquanta ha contribuito a cambiare per sempre l'immagine del tennis in Australia. Andiamo a scoprirlo.

di | 12 gennaio 2020

Gennaio è il mese tennistico dell'Australia. E il cuore del tennis Down Under batte al Kooyong Lawn Tennis Club, nel quartiere più esclusivo di Melbourne. Antica sede dell'Australian Open prima del trasferimento a Melbourne Park, dal 1988 ospita un'esibizione molto ben frequentata nel weekend che precede il primo Slam della stagione. Quest'anno ci saranno, tra le altre, Maria Sharapova e Caroline Wozniacki. E nel tabellone maschile Nick Kyrgios, Milos Raonic, Grigor Dimitrov si presentano come i principali candidati ad alzare il Lew Hoad Memorial Trophy. Sì, Kooyong celebra così un simbolo che negli anni Cinquanta ha contribuito a cambiare per sempre l'immagine del tennis in Australia.

Due ragazzini e una volpe

Proprio a Kooyong, nel 1953, completa la prima delle sue grandi stagioni da dilettante con il trionfo nel Challenge Round di Coppa Davis contro gli Stati Uniti. Sotto 1-2, nell'ultima giornata, costretto a mettere piccoli tacchetti sotto le scarpe per non scivolare sull'erba umida per una leggera pioggia, Hoad supera Tony Trabert in cinque set mentre Ken Rosewall batte in quattro Vic Seixas, campione in carica a Wimbledon.

“Siamo stati battuti da due ragazzini e da una volpe” commenta Trabert. La volpe è Harry Hopman, pioniere, padre, educatore, capace di forgiare le migliori generazioni del tennis australiano. I due ragazzini sono i due grandi amici Hoad e Rosewall, nati entrambi a Sydney a 21 giorni di distanza, che in quella stagione hanno trionfato in doppio agli Australian Championships, al Roland Garros e a Wimbledon.

Rosewall, figlio di un tranviere, ironicamente soprannominato “Muscles” per una corporatura esile, ha un tennis più elegante. Lewis Alan Hoad, figlio di negoziante, biondo con gli occhi azzurri, è più potente e meno paziente. “Era abbastanza forte da usare il top-spin come un colpo offensivo”, ha scritto Bud Collins nella sua “Modern Encyclopedia of Tennis”. “Colpiva forte, preferiva cercare il vincente. Aveva un tennis esuberante: commetteva errori banali quando non era in giornata. Ma quando la potenza si combinava con la concentrazione, attaccava come un'onda”.

23 finali Slam in 7 anni

Ha braccia forti, si allena costantemente con i pesi e pratica pugilato nel circolo della polizia. Vanta anche un polso fermo con cui riesce a mascherare le intenzioni e cambiare direzione all'ultimo. Lo aiuta l'esperienza giovanile con il ping pong, dove è arrivato in finale nei Campionati nazionali junior del 1951, e ha preso poi l'abitudine di tagliare il manico delle racchette di qualche centimetro per mantenere un'impugnatura più alta. In questo modo, ha detto Adrian Quist, ex campione australiano con una seconda carriera di successo come general manager della Dunlop, “colpiva ogni palla, da ogni posizione, con naturalezza. Non si preoccupava troppo del movimento dei piedi. Semplicemente, quando gli arrivava una palla la colpiva forte e bene”.

Con questo piano, gioca 23 finali Slam dal 1951 al 1957: ne vince 13 tra singolare, doppio e doppio misto. Perde contro Rosewall nel match per il titolo all'Australian Open del 1955, un anno destinato a segnare il suo futuro. È infatti fidanzato con una tennista australiana, Jenny Staley, finalista agli Australian Championships del 1954. Le chiede di sposarlo durante la festa per i suoi ventun anni, a marzo del 1955. Programmano di annunciare il fidanzamento a giugno, quando saranno entrambi a Londra per preparare Wimbledon. Ma Jenny scopre di essere incinta, e allora il 18 giugno, il giorno prima dell'inizio dei Championships, celebrano direttamente il matrimonio alla St Mary's Church. Avranno tre figli, si ameranno per tutta la vita. Nemmeno la corte di Lauren Bacall, una delle donne più belle del mondo, vedova di Humphrey Bogart, lo distoglie dalla sua Jenny.

Assecondare il vento

Il 1956 rimane il suo anno migliore, il marchio di un capolavoro mancato anche perché non cercato abbastanza. Hoad, considerato il numero 1 del mondo a fine stagione, la quinta e ultima in cui viene inserito tra i primi dieci, conquista il titolo nello Slam di casa proprio contro Rosewall che l'aveva sconfitto un anno prima. Arriva a Parigi da testa di serie numero 1, fatica negli ottavi ma supera facilmente i quarti e la semifinale, mentre in finale domina lo svedese Sven Davidson. Anche a Wimbledon si presenta da primo favorito del tabellone. Mal Anderson, australiano come lui, e la stella statunitense Ham Richardson lo forzano al quarto set nei quarti e in semifinale. Per il titolo c'è da battere sempre Rosewall, che riesce a vincere solo un set.

Negli Stati Uniti, Hoad prosegue fino alla finale. A sfidarlo, sempre l'amico, il rivale, il compagno di doppio. Sempre “Muscles”, fortissimamente “Muscles”. L'idea del Grande Slam, ha confessato anni dopo, non l'ha sfiorato nemmeno prima di arrivare negli Usa. A risvegliarlo è la copertina di una rivista con la sua foto e un titolo che più chiaro non potrebbe essere: “Il candidato al Grande Slam che arriva dall'Australia”. Il candidato però si blocca a un passo dalla celebrazione dell'impresa. Vince il primo set, ma la presa sulla partita non è abbastanza stretta. Rosewall rimonta, vince il titolo e dopo poco passerà al professionismo. Rosewall che sorprende il rivale con una tattica aggressiva: la palla schizza sull'erba umida, e le sue discese a rete spiazzano Hoad. “Secondo il campione Don Budge, è stata una delle finali più intelligenti mai giocate”, scrive il quotidiano australiano The Age. “La differenza principale tra i due è che Rosewall ha assecondato il vento, mentre Hoad ha provato a contrastarlo”.

Pigro di talento

La poca flessibilità e un fondo di pigrizia mai sopito lasciano irrisolta la domanda su quanto avrebbe davvero potuto vincere. "Hoad - ha detto Jack Kramer - sapeva essere il migliore. Ma giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, era il più discontinuo di tutti”. Perfino Pancho Gonzales, che per lo stesso Kramer vinceva 50 punti col servizio e 50 col terrore, non certo prodigo di complimenti, ha ammesso che “quando giocava al meglio, nessuno poteva competere con Lew”. Vale come un epitaffio per un campione che non ha mai ecceduto negli atteggiamenti da divo.

Eppure, prima di diventare professionista, ha fatto in tempo a confermarsi campione a Wimbledon nel 1957. È uno dei pochissimi ad aver trionfato a Wimbledon per due anni di fila. Ci sono riusciti, nel singolare maschile, solo Rod Laver, John Newcombe, Björn Borg, John McEnroe, Boris Becker, Pete Sampras, Roger Federer e Novak Djokovic. Ma dopo la finale del 1957, ha raccontato il sarto Ted Tinling, più che ai complimenti per la sua partita Hoad era interessato al contenuto della striscia dei Peanuts.

Un esempio per gli aussie

Dopo una breve carriera da professionista, Hoad abbandona il tennis per problemi alla schiena. Nel 1968, apre un resort in Spagna, a Fuengirola, insieme alla moglie. Al Lew Hoad's Campo de Tenis intrattiene amici come l'attore Sean Connery, Deborah Kerr e suo marito, Kirk Douglas. E migliaia di persone che nel tempo hanno imparato ad apprezzare un tipico australiano socievole e alla mano.

Dieci anni dopo deve operarsi alla schiena. Il chirurgo individua due dischi rotti e un'ernia lungo la colonna vertebrale. Era stupito che Hoad riuscisse a stare in piedi e camminare. L'intervento placa il dolore, ma nel gennaio 1994 gli viene diagnosticata una forma incurabile di leucemia. Non lo sa, ma gli restano sei mesi di vita.

Hoad muore a luglio, ma la sua eredità va ben oltre il confine stabilito al limite di ogni umana esistenza. Come ha detto Neale Fraser, suo ex compagno in Coppa Davis, al New York Times dopo la sua morte, “Lew è stato il primo giocatore carismatico che abbiamo visto negli anni Cinquanta. Ha prodotto un tennis emozionante, diverso da tutti gli altri. Guardarlo era una gioia”. E una chiara fonte di ispirazione per tutta la generazione più scintillante del tennis in Australia.

Commenti

Partecipa anche tu alla discussione, accedi