-
Campioni internazionali

Rusty Hewitt: carattere da numero 1

Ha raggiunto la vetta del ranking mondiale a soli 20 anni, ha vinto due Slam nel periodo di cambio generazionale, oggi è sempre presente nel mondo del tennis come doppista e capitano di Davis. Ecco la storia di un grande fighter

di | 07 dicembre 2019

Il cappellino con la visiera all'indietro, la mano dritta davanti agli occhi, quel 'c'mon!' sfrontato, urlato come una sfida. Il giovane Lleyton Hewitt da Adelaide, underdog per eccellenza, porta la sua sfida punk alle gerarchie del tennis che si avviano a una fase di cambiamento. Si inserisce dentro l'anarchia che segna l'inizio degli anni Duemila con una precocità dirompente, senza nessun timore verso chi è già affermato. Tutto fuorché simpatico, è il giocatore con la più bassa classifica a vincere un titolo ATP (Adelaide 1998).

A vent'anni ha già nel carniere una Coppa Davis (1999) e uno Slam (Us Open 2000), ed è arrivato al numero 1 del mondo, nel novembre 2001: il più giovane a riuscirci nell'era del ranking computerizzato. Domina il circuito per un anno e mezzo, fino all'aprile del 2003. Vince due volte di fila il Masters, trionfa a Wimbledon nel 2002 su David Nalbandian in una finale senza serve and volley. Ha una love story con Kim Clijsters, che lascia nell'ottobre del 2004 per sposare dopo otto mesi mesi l'attrice Bec Cartwright. Rispettato, da giovane fa poco per farsi amare. Come molti ribelli, Jimmy Connors su tutti, diventa simpatico quando invecchia e inizia a perdere di più.

Precoce come nessuno

Il padre Glynn, da cui ha preso il secondo nome, ha giocato per Richmond a football australiano; Lleyton, che si chiama così in omaggio al calciatore gallese Leighton James, resterà sempre grande tifoso degli Adelaide Crows. Sua madre, invece, è stata professionista di netball, uno sport di squadra simile alla pallacanestro. Ma il piccolo Lleyton a cinque anni va per la prima volta a vedere l'Australian Open di tennis. Gli piace, comincia a prendere lezioni, ma fino ai 13 anni si divide fra la racchetta e il football.

La compresenza dei due sport, però, dura poco. Un mese prima di compiere 16 anni, nel 1997, gioca l'Australian Open: nessuno così giovane era mai riuscito prima d'ora a qualificarsi. L'anno successivo disputa il torneo di casa. Batte quattro avversari che mettono insieme 1108 vittorie nel circuito maggiore: per Hewitt sono le prime. Supera in semifinale Andre Agassi e in finale Jason Stoltenberg, che presto gli avrebbe fatto da coach. È numero 550 del mondo, il giocatore con la più bassa classifica ad aver vinto un titolo ATP nell'era Open.

Risposta e velocità

“Ho sempre creduto molto in me stesso, fin da giovane” ha raccontato all'Herald Sun. “All'epoca la mia risposta e la velocità in campo non erano seconde a nessuno. Questo mi ha dato una grande mano. Poi ho sempre giocato sui miei punti di forza, senza esagerare”. Nel 1999 vince la prima Coppa Davis. Al Longwood Cricket Club, un circolo dove è passata la storia della manifestazione, al suo esordio batte Todd Martin. In semifinale, il russo Yevgeny Kafelnikov promette di dargli una lezione, ma perde tre set a zero. Pur sconfitto nei due singolari di finale, Hewitt vince la sua prima Coppa Davis. Ma è solo l'inizio.

“Lleyton è uno degli agonisti più genuini che abbia conosciuto. Ha sempre avuto la capacità di vedere uno spiraglio di luce, non importa quanto complicata fosse la situazione. Vedeva la possibilità di uscirne, là dove la maggior parte dei giocatori non avrebbe visto niente” ha detto Stoltenberg. Nel 2000 conquista quattro titoli del circuito maggiore, primo teenager a riuscirci dopo Sampras, e lo Us Open in doppio. La finale di Davis a Barcellona, davanti a 15 mila maleducati spettatori, è una corrida. La Spagna ha licenziato il capitano Manolo Santana prima della sfida, Hewitt inizia con la rimonta da sotto due set a uno contro Albert Costa. La Spagna alza l'insalatiera, ma il futuro Rusty mette in chiaro la sua grande qualità, che il grande australiano Roy Emerson sintetizza meglio di tutti: “Gioca ogni punto come se fosse la Seconda Guerra Mondiale”.

Un uomo Davis

Sampras testimonia, dall'altro lato della rete, al suo primo Slam in singolare nel 2001. “E' incredibile, a un vecchio come me oggi sarebbero servite un po' delle sue gambe” ammette. “Vedrete questo Lleyton Hewitt per i prossimi dieci anni”. Si sbaglia per eccesso di prudenza. “Crescendo - dice Lleyton - volevo raggiungere tre obiettivi: vincere uno Slam, la Davis e diventare numero 1”. Il terzo, il più tardivo, matura il 19 novembre 2001, a 20 anni e 8 mesi. È il più giovane numero 1 di sempre, batte anche il primato di Ellsworth Vines, n.1 a 21 anni nel 1932. Resterà in vetta 80 settimane, in quel periodo vincerà 86 partite, festeggerà il secondo Masters consecutivo (2001, 2002) e il secondo Slam. Primo australiano in finale a Wimbledon dopo l'indimenticabile scalata di Cash al Royal Box nel 1987, batte l’argentino David Nalbandian in una finale che è il manifesto di un tennis piegato verso un futuro di atletismo.

Un futuro in cui però sta per arrivare Roger Federer. “Lleyton mi ha reso un giocatore migliore” ha detto lo svizzero che l'aveva affrontato e battuto, salvando un match point, a 15 anni alla World Youth Cup di Zurigo nel 1996. Avrebbero dovuto giocare il doppio insieme agli Australian Open junior 1998, ma il titolo ad Adelaide ha cambiato gli orizzonti. La loro rivalità esplode del tutto nel 2003, in Coppa Davis. Nel match clou della terza giornata alla Rod Laver Arena, Hewitt è sotto di due set e a due punti dalla sconfitta nel terzo, ma firma una delle sue migliori vittorie di sempre. I giornalisti svizzeri accusano gli australiani di aver tenuto apposta il tetto aperto, nonostante la temperatura fredda a Melbourne. In finale supera gli spagnoli Carlos Moya e Juan Carlos Ferrero, dopo un altro epico quinto set: alza per la seconda volta l'Insalatiera. In Coppa Davis ha vinto 58 incontri, e giocato 42 incontri fra nazioni. Un record per l'Australia, di cui oggi è capitano.

Da ribelle a papà

“Se prendete Hewitt, troverete un'incredibile presenza atletica e una mentale impossibile da scalfire. Anche quello è un talento, quasi una fede” ha detto Federer. Quella fede gli permette di vincere 30 titoli, ma non di diventare il primo australiano a conquistare lo Slam di casa: ci va solo vicino nel 2005, fermato in finale dal russo Marat Safin. Hewitt, che ha sempre avuto bisogno della sfida, dell'avversario e non certo dei libri motivazionali o dei mental coach, se l'è presa spesso con chi pensava di conoscerlo, di capirlo attraverso il suo modo di stare in campo.

Ha detto che i tifosi australiani sono “stupidi”, e non solo. Ha chiamato “spastico” un giudice di sedia, ha litigato con allenatori e giocatori, vedi Bernard Tomic e famiglia, ha avuto una lunga controversia con l'ATP che l'aveva multato di 100 mila dollari per non essersi presentato a un'intervista in tv. Non si è fatto molti amici allo Us Open del 2001, quando ha accusato un giudice di linea di disonestà solo perché nero come il suo avversario, James Blake. È una candela che brucia da due lati. Dà il meglio di fronte agli ostacoli, alle difficoltà. Come Nadal, ha bisogno di qualcosa o qualcuno che lo accenda.

Negli ultimi anni, nonostante gli infortuni, gioca perché ancora sa come si vince. Ma soprattutto per competere, senza più niente da dimostrare. L'adrenalina lo motiva, anche se si tratta di stare in campo fino alle 4.33 della notte, ora locale, per battere Marcos Baghdatis 6-3 al quinto set al terzo turno dell'Australian Open. Hewitt, avanti 5-1 nel quarto, non chiude e la partita, iniziata 13 minuti prima di mezzanotte, diventa l'incontro finito più tardi nella storia del gioco. Continua per un'altra decina d'anni, tra singolare e doppio (che nell'ultimo anno e mezzo è tornato a frequentare). Lo fa anche perché i tre figli possano vederlo. Il ribelle dal tennis punk è diventato un uomo di famiglia.

Commenti

Partecipa anche tu alla discussione, accedi