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Campioni internazionali

La seconda vita di Tsonga, combattente col sorriso

Dopo un periodo di stop e una discesa in classifica, il 2019 ha visto il ritorno in alto del francese, uno dei giocatori più carismatici della sua generazione. Il titolo nell'Atp di Metz è il secondo dell'anno nel circuito maggiore dopo quello di Montpellier

di | 05 ottobre 2019

Il sorriso. Chi riesce a non perderlo anche nei momenti difficili è già un passo avanti. Jo-Wilfried Tsonga, trentaquattro anni, appartiene da sempre a questa categoria di privilegiati. Nel 2018 un’operazione al ginocchio sinistro lo ha tenuto lontano dai campi per sette mesi. Un periodo lungo, duro da mandare giù, ma che non ha impedito al francese di tornare a vincere imponendo il suo tennis. Il successo nell’Atp 250 di Metz, quarto sulle rive della Mosella (primo giocatore a vincere per quattro volte il torneo) e diciottesimo in carriera, restituisce al circuito uno degli interpreti più carismatici della sua generazione.

Combattente

“Sto riuscendo a giocare un anno intero senza alcun infortunio, raggiungendo tutti gli obiettivi che mi ero prefissato a inizio stagione”. È un Jo-Wilfried Tsonga raggiante quello che si presenta in conferenza stampa dopo aver sconfitto in rimonta (6-7 7-6 6-3) lo sloveno Aljaz Bedene nell’ultimo atto del torneo di Metz. Potente, esplosivo, a tratti devastante. Un tipo così è difficile tenerlo lontano dall’adrenalina e dalle emozioni che solo il tennis sa regalare. A novembre della passata stagione era sceso al numero 262 del ranking, poco meno di un anno dopo è di nuovo tra i primi 50 del mondo. Ma c’è tanto, oltre ai numeri, in uno sport in cui sono spesso testa e cuore a farla da padroni. “Tornare al trionfo in un torneo del circuito maggiore mi consente di guardare al futuro con fiducia. Sapevo che sarebbe stato un match complicato e le modalità con cui è arrivata questa vittoria dimostrano quanto fossi concentrato per non lasciarmela sfuggire”. Un vocabolario, quello di ‘Ali’, in cui non c’è alcuna traccia della parola ‘resa’. “Non è facile riprendere a giocare dopo interventi chirurgici di questo tipo. Ora mi sento meglio e voglio solamente continuare a divertirmi, partita dopo partita. Ho sempre adorato andare in campo e combattere. Sono certo che il tennis continuerà a darmi gioia”.

L'età della saggezza

Sono passati quasi dodici anni da quella magica notte australiana. I 15.000 spettatori presenti sulle tribune della Rod Laver Arena assistono alla definitiva consacrazione di un ragazzone transalpino in grado di annichilire in tre set Rafael Nadal per regalarsi la prima (e unica fino ad ora) finale Slam in carriera. Da allora 18 titoli in singolare, l’argento in doppio ai Giochi Olimpici di Londra 2012 e una Coppa Davis riportata in Francia a distanza di sedici anni dall’ultima volta. Persone come Jo-Wilfried Tsonga ci mettono poco a entrare nel cuore della gente. Da sempre educato a valori come cordialità, gentilezza e rispetto, il nativo di Le Mans ha conquistato tutti con quel suo essere solare dentro e fuori dal rettangolo di gioco. Non ha resistito nemmeno la bella Noura El Shwekh. I due si sono sposati a luglio del 2018, un anno dopo la nascita del piccolo Sugar annunciata su Twitter con l’hashtag #babycomingsoon. Della vita di coppia del francese si conosce ben poco. Su Instagram, dove conta 514 mila followers, ci sono pochi scatti che riguardano la sua sfera privata. Tante le foto che lo ritraggono in campo, per allenamenti e match ufficiali, e durante diverse iniziative benefiche. Tsonga ha fondato in Congo l’associazione Attrap’ la Balle, che consente ai bambini meno fortunati di avvicinarsi allo sport, ed è ambasciatore di Secours Populaire Francais nella lotta alla povertà e alla discriminazione.

Pura gioia

In un tennis anestetizzato da robot regolaristi, spesso privi di entusiasmo ed empatia, Tsonga è pura gioia. Lo abbiamo visto esultare, arrabbiarsi, aizzare le folle. Nel 2016, in occasione del match di secondo turno degli Australian Open con Omar Jasika, aiutò una raccattapalle in lacrime ad uscire dal campo. L’anno successivo ha ricevuto una lettera di ringraziamento dalla piccola Giuliana, grata e commossa dal bel gesto del francese, prontamente pubblicata su Twitter. Quanto ad attitudine ed atteggiamento, tra i grandi del nostro tempo c’è spazio anche per lui. “Noi tennisti siamo fatti per competere – ha dichiarato in passato – e vogliamo sempre confrontarci l’uno con l’altro”. Per il ritiro e i molti progetti in cantiere c’è tempo. Un ruggito fortissimo, pronto a spazzare via tutto: Jo-Wilfried è tornato.

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