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Campioni internazionali

Bianca-Naomi, atto I: parte la rivalità regina

Nei quarti di finale del "China Open" va in scena la super sfida Andreescu-Osaka, due giovani campionesse la cui scalata nel ranking ha diverse analogie. E' il primo confronto, molto probabilmente di una lunga serie...

di | 04 ottobre 2019

“Mi sento molto più eccitata del solito, volevo giocare con lei sin da quando ha vinto Us Open 2018 e Australian Open 2019. Sono felice di affrontarla, penso che sarà molto divertente. So che ha un gioco aggressivo, somiglia a Serena: grandi servizi, grandi colpi da fondo, si muove anche piuttosto bene. Io cercherò semplicemente di fare il mio gioco e restare positiva. Penso che abbia funzionato contro molte avversarie”. Così, sulla scia di 17 partite vinte di fila, Bianca Andreescu lancia il guanto della sfida all’ex numero 1 del mondo Naomi Osaka, nei quarti di Pechino. E’ una sfida nella sfida fra due giovanissime, prime candidate alla rivalità al vertice di questi anni post-Williams. Perché nessuna delle altre più anziane è riuscita a prendere il posto delle potenti sorellone afroamericane, padrone della scena dal 1999. Perché sono le giovani di maggiori qualità, che già hanno dimostrato di poter competere negli Slam, e vincerli.

In realtà, anche la canadese gioca “alla Williams”, sia pur con più varianti e con una palla corta davvero al curaro con cui spezza le gambe alle monocordi regolariste moderne. E quindi non è lontanissima come stile alla nippo-statunitense come attaccante da fondo-campo. Nata il 16 giugno del 2000, in Canada, tornata nel paese dei genitori, la Romania, e poi rientrata in Ontario per sviluppare la passione tennistica, “Bandrescu” è più possente di Osaka, che è più alta e più filiforme, e anche di poco più anziana, essendo nata il 16 ottobre 1997 a Osaka, da mamma giapponese e papà haitiano, anche se poi è cresciuta in Florida, ed ha tutte le caratteristiche di una teen-ager statunitense
Tutte e due le ragazze si sono fatte notare col successo a Indian Wells, Naomi l’anno scorso, Bianca quest’anno, e poi hanno vinto uno Slam, tutte e due agli Us Open, sempre ad un anno di distanza e sempre battendo in finale Serena Williams, che è l’idolo di Osaka. Mentre la Andreescu è cresciuta sognando di seguire le orme della eroina di Romania, Simona Halep. Tutte e due sono in vantaggio nei testa a testa con la regina di 23 Slam, non solo per il precedente a New York, ma per averla battuta appena prima: la giapponese a Miami, per poi perderci quest’anno a Toronto, la canadese proprio a Toronto, per il ritiro di Serena, che era comunque sotto 3-1. Ed entrambe hanno consolato la regina, che è arrivata a un passo dal record di 24 Slam di Margaret Smith Court ma proprio non riesce ad agganciarla.

Le due ragazze sono simili in tante altre cose. Entrambe danno l’impressione di essere fortissime, e a tratti lo sono, ma in realtà hanno accusato momenti di grande debolezza. Naomi, prima dell’esplosione, perché non riusciva a uscire dalla sua doppia anima, non è completamente giapponese e non è completamente statunitense, e perché non riusciva a mettere insieme i tasselli del suo gioco, e poi dopo la dipartita del coach del doppio trionfo Slam, Sascha Bajin, non riesce a trovare u’altra guida tecnica stabile; Bianca, a inizio carriera, quando non riusciva ad accettarsi, come fisico e come rapporti col mondo esterno, anche per via dei frequenti infortuni. L’ultimo, alla spalla, che l’ha stoppata, a marzo, dopo aver messo in fila, sul cemento nel deserto della California, Muguruza, Svitolina e Kerber. E l’ha tenuta ferma due mesi. Per poi però tornare subito, di nuovo, vincente.

Al di là del numero di classifica, Osaka è numero 4 del mondo, Andreescu è 6, nell’inedita ed interessantissima sfida di Pechino, sembra leggermente favorita la canadese. Che, quest’anno, è anche 8-0 contro le “top 10” , sempre sul cemento. Ed è motivatissima dopo il ritorno a casa, nella sua Mississauga. “Non chiamatemi arrogante, ma penso che se continuo così, posso arrivare al numero 1 del mondo”.

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