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Campioni internazionali

La Tigre Sabalenka è tornata, forse…

La 21enne bielorussa conferma il titolo a Wuhan ritrovando il tennis devastante che l’aveva proiettata tra le top ten a febbraio: “Ho puntato soprattutto a divertirmi, in campo. Sono proprio felice che questa bella sensazione sia tornata, insieme alla voglia di giocare e vivere con gioia”

di | 29 settembre 2019

Aryna Sabalenka ha gli stessi occhi assassini, la stessa potenza devastante, lo stesso fisico agile e gli stessi alti e bassi della sfortunata Jelena Dokic. Che schiantava tanti, ma si schiantò contro il papà orco, Damir. Non a caso la chiamano “Tigre” e, di lei non sorprende più nulla: quando difende vittoriosamente il titolo a Wuhan, come sabato, e firma il poker Wta Tour (dopo New Haven 2018 e Shenzen 2019), e quando invece perde d’acchito a Wimbledon (contro Rybarikova, ormai scesa al 139 del mondo), Den Bosch (contro Aiava, 214), Roma (contro Cornet, 64), Madrid (Kuznetsova, 101) e Miami (contro Tomljanovic, 40), andando a ritroso nella sua annata da ormai affermata “top 15”, dopo aver toccato il 9, record, il 4 febbraio. 

Mai oltre il 4° turno negli Slam

Del resto, la sua personalità riflette il gioco, ricco di aggressività, e quindi di errori e vincenti, in un tourbillon che può travolgere anche lei. Ancor di più se la guida tecnica, l’ex pro russo Dmitry Tursunov, va e viene, anche lui instabile come la 21enne bielorussa, tanto che al momento è sparito, dopo l’ultima burrascosa litigata con Aryna. Chiaro che un’atleta così abbia i maggiori problemi nei tornei più importanti, dove la gestione dei nervi e delle forze è decisiva.
Infatti, negli Slam, “Bum Bum “ Sabalenka che picchia sempre e comunque a più non posso da fondocampo, non è mai andata oltre il quarto turno, l’anno scorso agli Us Open. Probabilmente, risente anche dei problemi finanziari iniziali che le hanno negato le esperienze nei grandi tornei giovanili, catapultandola da subito nei tornei del circuito minore pro, senza quindi aver affinato la tecnica e aver messo davvero insieme tutte i tasselli del puzzle. 

Ha portato la Bielorussia in finale Fed Cup

A 6 anni ha scoperto il tennis per puro caso: “Ero in auto con papà che, passando per strada, vide dei campi da tennis, scendemmo, provai, mi piacque subito, e ho cominciato a giocare: non ho più smesso”.
E’ esplosa due anni fa, guidando la Bielorussia nella finale di Fed Cup: anche se sconfitta sotto il traguardo dagli Stati Uniti, fece scalpore accanto all’amica Aliaksandra Sasnovich, anche lei classificata oltre il numero 75 del mondo, offrendo al pubblico di casa uno spettacolo ugualmente inatteso ed indimenticabile. 

In doppio il trionfo agli US Open

Fuori del campo, comunque, ha mantenuto lo stesso sorriso giulivo di bambina che regala al fidanzato, l’affermata stella dell’hockey Matvei Bozhko, insieme al quale ama mostrarsi su Instagram in costumi da bagno da pubblicità.
Aryna, in realtà, è un’allegrona: si vede anche dallo spirito e dai risultati in doppio. Dove, quest’anno, insieme alla nuova compagna, la belga Elise Mertens, si è aggiudicata Indian Wells e Miami e quindi anche il primo Slam, agli Us Open, battendo in finale le favorite Barty e Azarenka. E poi catturando i fotografi con un prorompente ed inarrestabile inno alla gioia. 

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“Ho sentito che la Tigre è tornata”

Proprio il doppio può aiutarla ad affinare colpi fondamentali come servizio, risposta e volée, e darle quella tranquillità che quest’anno le è mancata, fra i due successi - tutti e due in Cina - impedendole di raggiungere la seconda settimana negli Slam.
Ho semplicemente sentito che “la Tigre è tornata”, ho giocato semplice, ho pensato un colpo dietro l’altro, mi sono concentrata solo sull’esecuzione, ho cercato la soluzione in fretta, puntando soprattutto a divertirmi, in campo. Sono proprio felice che questa bella sensazione sia tornata, che mi sia tornata la voglia di giocare, di darmi su ogni colpo, di lottare, di restare nel torneo, di vivere con gioia”. 

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