-
Campioni internazionali

David dal Belgio, contro tutti i Golia

In un tennis sempre più caratterizzato dal dominio dei muscoli sulla tecnica, David Goffin si conferma simbolo di un’era che non c’è più. La sua è una di quelle storie che fanno bene, che scaldano il cuore e che dimostrano come il talento faccia ancora la differenza. Nulla di banale nel 2019.

di | 29 settembre 2019

Se lo aspettavano in pochi, ma è lì. David Goffin alza le braccia al cielo e raccoglie l’ovazione di una O2 Arena incredula quanto lui. Il belga è in finale alle ATP Finals dopo aver sconfitto Roger Federer con il punteggio di 2-6 6-3 6-4. Al settimo tentativo ce l’ha fatta, ha battuto il suo idolo di sempre in una notte che non dimenticherà mai. Un anno, il 2017, chiuso da numero 7 del ranking dopo due titoli (Shenzhen e Tokyo, fondamentali sulla strada verso Londra), diversi ottimi piazzamenti e il sogno di una Coppa Davis appena sfiorata. Due anni e molti infortuni dopo un po' di cose sono cambiate ma non la voglia di restare al top. Silenziosamente. Le finali di Halle e Cincinnati (la prima in un Masters 1000) e i quarti raggiunti a Wimbledon quest’anno sono un messaggio chiaro: il 'ballerino' di Liegi (qui una gallery) non ha alcuna intenzione di smettere di danzare. La sua facilità di tennis, su tutte le superfici, è a tratti incantevole. Leggero (un metro e ottanta scarsi per 68 chili), rapidissimo negli spostamenti e con un fantastico timing sulla palla, Goffin sembra cogliere sempre in anticipo le traiettorie delle sassate scagliate dagli avversari. Colpisce forte, pulito e preciso, senza disdegnare discese a rete chiuse con pregevoli volée. “Non cerco mai di dare un’immagine – ha dichiarato in passato – perché desidero essere come sono. È scritto nel destino che io debba battermi sempre contro qualcuno di più forte. Amo dover cercare e trovare delle soluzioni”. Chapeau, David.

Un campione riservato

Diversamente rispetto a molti altri colleghi, il belga fa un uso dei social network decisamente più istituzionale e meno “accattivante”. In linea con il suo carattere. Sbarcato su Instagram il 25 agosto del 2015, “La Goff” ha scelto di lasciare davvero poco spazio a scatti sulla propria vita privata, concentrandosi sul campo e sul rapporto con gli sponsor. Ai 282.000 followers, curiosi di scoprire qualcosa su una delle personalità più controverse del circuito, non restano che poche foto (alcune delle quali prive di localizzazione così da lasciarla indovinare ai propri seguaci) durante la off-season e nei rari giorni di relax tra un evento e l’altro. Fidanzato ormai dal 2012 con la connazionale Stephanie Tuccitto (ex tennista, ora laureanda in comunicazione), i due sembrerebbero aver scelto la strada della privacy, almeno a livello social. Su Facebook sono poco più di 129.000 gli utenti ad aver messo “like” sulla sua pagina ufficiale, ricca di re-post di quanto già condiviso via Instagram e Twitter. Proprio da quest’ultima piattaforma, spesso utilizzata per ringraziare staff e pubblico al termine di un torneo, alcuni mesi fa, è stato annunciato il ritorno al suo fianco di coach Thomas Johansson dopo l’anno trascorso insieme nel 2016.

Il tennis metafora di vita

Perfezionista come papà Michel, timido e riservato come mamma Francoise: leggere nella testa e nel cuore di David Goffin è impresa assai ardua. Dopo essersi cimentato in tenera età nel calcio e nella pallamano, ha scelto il tennis, sport individuale più incline al suo approccio alla vita. Professionista a tutto tondo, il poco tempo libero a disposizione lo dedica alla famiglia, a Stephanie e agli amici. Adora viaggiare (Parigi è la sua meta preferita), andare al cinema e giocare a golf. Nel periodo in cui ha collaborato con il connazionale Thierry Van Cleemput, coach artefice della scalata ai piani alti del ranking, si è appassionato al vino e alla sua storia. Antidivo per eccellenza, il belga ha fatto della misura e della pacatezza la sua forza e con queste armi, senza troppo clamore, è pronto a stupire ancora.

Commenti

Partecipa anche tu alla discussione, accedi