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Campioni internazionali

Medvedev, l'ultimo di questi pazzi pazzi (grandi) russi

Daniil con la sua multiforme personalità, dal tennis ai comportamenti, ha provato a imitare l’exploit di Marat nel 2000 a Flushing Meadows. Ma la Grande Madre Russia ha espresso tanti protagonisti nel tour, fino ad arrivare agli ultimi Next Gen

di | 12 settembre 2019

Sono pazzi questi russi. Lo diciamo oggi per Daniil Medvedev e la sua personalità multiforme, diversa, imprevedibile, dal tennis ai comportamenti, dalle micidiali mazzate che tira col servizio e con tutto l’arsenale di colpi da fondocampo, ai due-tre clamorosi sfoghi che ha avuto sul campo, con l’acme di mostrare il dito medio al facinoroso pubblico di New York.
Lo diciamo da sempre, dei tennisti russi. A partire dalle meteore anni ‘70, Alex Metreveli ed Olga Morozova, per continuare col primo prototipo di tennista moderno, Andrei Chesnokov, modellato da quella sfinge di Tatiana Naumko, ancora arrabbiata, quarant’anni dopo l’ostracismo delle autorità dell’allora Unione Sovietica nel concederle il visto per l’estero, e quindi per i tornei Wta.

Chesnokov e Cherkasov negli anni ‘90

Chesnokov, con quell’andatura da orso, era una macchina da guerra, arrivò al numero 9 del mondo, conquistando 7 titolo Atp, battendo anche Muster in finale a Montecarlo. Ma tutti lo ricordano per la semifinale di Coppa Davis 1995 quando superò Michael Stich per 14-12 al quinto set, e ricevette l’Ordine del Coraggio dalle mani di Boris Yeltsin. Parlava poco, ma scherzava molto, sempre.
Anche Andrei Cherkasov ha avuto un coach donna, Natalia Rogova, non aveva la rabbia, l’altezza e la potenza di Chesnokov, ma arrivò al numero 13 del mondo, con due titoli, a Mosca. Il suo risultato più importante? I quarti agli Australian Open ’90 e il bronzo olimpico a Barcellona.

Gli acuti Slam e in Davis di Volkov

Dopo due onesti lavoratori da fondocampo, costanti e dedicati, ecco il genio e sregolatezza Aleksandr Volkov, mancino per necessità, dopo essersi fratturato due volte il braccio destro, una mina vagante del circuito dalle giocate imprevedibili, che si aggiudicò tre titoli Atp (tra cui Milano 1991) e salì al numero 14 del mondo. Con però alcuni acuti indimenticabili fra Davis e Slam, soprattutto a New York, dove nel 1990 eliminò al primo turno Stefan Edberg, all’epoca numero 1 del mondo, e nel ’93 toccò le semifinali, arrendendosi solo a Pete Sampras. E’ ancora lì a chiedersi che cosa avrebbe potuto fare a Wimbledon 1991 sul 5-3 30-15 del quinto set contro Stich, quando un nastro lo beffò.

Il “principe” Kafelnikov

Tralasciamo le donne, la ribelle Natasha Zvereva, la lolita Kournikova, l’americana Sharapova e sciagura-Kuznetsova.
La Grande Madre Russia ha espresso Evgeny Kafelnikov, detto “il Principe” per l’eleganza dei colpi, “Kalashnikov” per le accelerazioni violente e precise, che è salito al numero 1 della classifica mondiale e, fra i 26 titoli, ha firmato due Slam. Più un oro olimpico. Dopo il tennis, è ingrassato diventando irriconoscibile, si è buttato ufficialmente nel gioco d’azzardo e ha anche tentato invano di diventare golfista professionista, invano.

Safin numero 1 nonostante i… vizi

Quanto abbiamo amato, tutti, il sorriso ineffabile e il talento di Marat Safin? Anche lui, fra i 15 titoli Atp, vanta due Slam ma battendo, fra New York e Melbourne, Sampras e Federer, confermando coi fatti che avrebbe potuto vincere chissà che se solo si fosse dedicato di meno alle passioni extra tennistiche. Chi avesse dei dubbi digiti Safinette su Youtube. Gli è comunque bastato per salire anche lui al numero 1, per poi buttarsi, senza successo, nella politica.
Meno appariscente di Marat è stato Nikolaj Davydenko, che è arrivato al numero 3 del mondo, aggiudicandosi 21 tornei con due gambe eccezionali. Anche se poi si è parlato di lui soprattutto per le accuse di combine on line sulle partite di tennis.

La Next Gen made in Russia

Non sono arrivati a quei livelli Igor Andreev, dalla potenza devastante, e Michail Youznhy, dalla velocità bruciante, tutti giocatori particolari, capaci di imprese di un giorno.
Fino alla Next Gen già uscita sulla passerella delle finali di Milano, da Andrey Rublev a Karen Khachanov allo stesso Medvedev, tutti protagonisti sull’Atp Tour, tutte mine vaganti e forse più del circuito. Cui si avvicinano i mezzi russi Denis Shapovalov e Alexander Zverev. Uno diverso dall’altro, uno più pazzerello dell’altro.

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