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Campioni internazionali

Matteo: "Se vuoi le cose accadono"

Il 23enne romano racconta le emozioni di un match indimenticabile che lo lancia in semifinale agli US Open

di | 05 settembre 2019

Un gigante per come ha superato la mazzata di quel primo match point fallito con un doppio fallo sul 5-3 del quinto set. Una botta che avrebbe steso chiunque. Ma anche i tre seguenti: due sul 5-4 con Monfils che si butta via in tre doppi falli, uno ancora nel tie break avanti 6-4. Ma in quel frangente il francese aveva cacciato dal cilindro un ace. Poi al quinto, su una prima bella tosta, l'urlo liberatorio. "Ero in campo e mi dicevo: sto assistendo ad uno dei più bei match che abbia mai visto". E' stata la prima frase di Matteo nell'intervista in campo post match di fronte agli oltre ventimila spettatori che lo applaudivano. E' sembrato di tornare a quell'indimenticabile 2015, quando due ragazze pugliesi, Flavia Pennetta e Roberta Vinci, conquistarono l'America giocando una storica finale tutta azzurra agli US Open. "Cosa ricordo del match? In questo momento nulla", ha proseguito il 23enne romano. Eppure è tutto vero, è in semifinale a New York 42 anni dopo Corrado Barazzutti. Una serata storica per il tennis italiano: "Sono fiero di quel che sto facendo, del mio team. E felice per tutti gli italiani, quelli che sono qui e quelli che mi seguono da casa". Giusto, perché sull'Arthur Ashe Stadium, il campo da tennis più grande del mondo, idealmente c'era l'Italia intera a fare il tifo per Berrettini.

QUEI MATCH POINT...

"Non so cosa dire, essere arrivato sin qui è straordinario. Ho imparato un'altra lezione, se vuoi le cose accadono", sottolinea Matteo, che aggiunge: "Arrivavo dall'infortunio alla caviglia e la mia forma fisica è migliorata nel corso del torneo. Contro Gasquet all'esordio mi facevano male tutti i muscoli. Ora sarà importante riposare mentalmente e fisicamente per essere pronto venerdì. Oggi in campo ho dato veramente tutto". Poi sul match: "Dopo il primo set perso non mi sono scoraggiato, ho reagito. Giocavo per la prima volta sull'Ashe, c'era tanto pubblico e molta umidità, ma nei match tre su cinque hai tempo per capire cosa fare, quali contromisure adottare". Dopo il match point fallito con quel doppio fallo sorrideva: "Ridevo per non piangere. Forse la tensione mi ha fatto cambiare l'impugnatura sulla seconda di servizio. Continua a provarci mi sono detto, sapevo che se avessi cominciato a lamentarmi avrei sicuramente perso la partita. Devi essere coraggioso mi ripetevo, devi essere aggressivo". Parole sante. E vola anche nel ranking: è virtualmente numero 13, addirittura numero 9 nella Race, la classifica stagionale. Straordinario.
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