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Campioni internazionali

Il vangelo di Matteo: "Non voglio fermarmi qui"

"E' stata una partita pazzesca" ha detto Berrettini a SuperTennis dopo la vittoria su Rublev. E' il primo italiano nei quarti allo Us Open dopo Corrado Barazzutti nel 1977. "Sono orgoglioso di quello che sto facendo e del mio team" spiega.

di | 03 settembre 2019

Matteo Berrettini rilancia. E' il primo italiano nei quarti dello Us Open dopo Corrado Barazzutti nel 1977. "Ci siamo abbracciati, era felicissimo per la mia vittoria" ha detto a SuperTennis. E promette: "Non voglio fermarmi qui".

"Un piacere giocare con Monfils"

In conferenza stampa, Berrettini ha rivelato di essersi allenato la mattina prima del match sul Louis Armstrong. "E’ stato molto utile potermi riscaldare al mattino su questo campo. Pensate che appena arrivato alle 10 c’era la musica talmente alta che sembrava di stare ad un concerto, non riuscivo a sentire nemmeno il rumore della palla. Ma mi sono detto: ok Matteo, ti ci devi abituare. Oltre al rumore c’era anche un’umidità incredibile durante il match, ero sudatissimo. Credo che il tetto influisca molto su questo aspetto" ha spiegato Berrettini che affronterà Gael Monfils. 

"L'ho visto giocare da quando ero molto giovane. E' prima di tutto un atleta, poi un tennista. E' incredibile il modo in cui si muove in campo, in cui salta. Potrebbe essere un grande piacere giocare contro di lui. Devo giocare il mio tennis migliore per vincere. Normalmente, comunque, io non adatto il mio tennis ai miei avversari. Penso prima a me, al mio servizio, al mio dritto, poi penso all'avversario".

Dopo la partita, Berrettini si è fermato con SuperTennis per raccontare le emozioni di una giornata storica per lo sport italiano.
 

"La famiglia viene prima di tutto"

Nel 1977 Barazzutti ha giocato qui i quarti di finale: 42 anni dopo un altro azzurro tornerà a disputarli. Come ti senti?
Mi fa tantissimo piacere che Corrado sia qui. Ci siamo subito abbracciati era molto contento della mia vittoria. Segue il mio percorso da quando venivo qua a giocare gli US Open Juniores, mi ricordo che facevamo le interviste insieme. Sono passati 5 anni, contraddistinti da tanto lavoro e sacrificio. Sono orgoglioso di quello che sto facendo e del mio team. Mi sto togliendo delle grandi soddisfazioni ma non voglio fermarmi qua, credo che che sia una frase abbastanza normale da dire ma non sempre è così scontata. Sono felicissimo per me, per l’Italia, per tutti gli appassionati che mi seguono.

Il messaggio più bello che hai ricevuto?
Non ho avuto tempo di controllare gli SMS però subito dopo la vittoria ho fatto una video chiamata con mia madre, mia nonna e mio fratello Jacopo che si trovavano in tre luoghi diversi. Erano felicissimi urlavano a squarciagola per la gioia. La famiglia viene prima di tutto.

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