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Campioni internazionali

Sunday Morning: A-Rod ultimo Slam born in the USA

2003: Pete Sampras annuncia il ritiro dal tennis nella prima giornata degli Us Open, ma quell’edizione la conquista Andy Roddick. Illuderà i sogni di gloria americani, che dopo quel successo non vinsero più nessun major maschile

di | 25 agosto 2019

“Oggi, tanti giocatori ti considerano un idolo, gli altri cercano di giocare come te”. Con queste parole John McEnroe omaggia il campione che ha preso il suo posto e ha battuto i suoi record, Pete Sampras. Pistol Pete ha vinto il suo 14° e ultimo Slam allo Us Open, poi il primo giorno dell'edizione 2003 annuncia ufficialmente l'addio al tennis.
Tra quei giocatori citati da McEnroe c'è anche Andy Roddick, che a nove anni si era imbucato in players' lounge passando per i condotti da cui uscivano i sacchi della spazzatura. Proprio in quel 2003, Andy avrebbe giocato la finale più giovane nella storia del torneo dai tempi del primo successo di “Pistol Pete” sul teenager Andre Agassi (1990). E sarebbe diventato poi il campione che tutti stavano aspettando. A tutt'oggi, l'ultimo vincitore Slam, nel singolare maschile “born in the Usa”.

Il passaggio del testimone?

Si è annunciato come il millennium bug diventando professionista nel 2000, A-Rod, poi con il trionfo allo Us Open del 2003. Eletto nuovo simbolo tennistico d'America, capace di chiudere la stagione successiva in Top 20 a diciannove anni, ha cambiato tanto nel corso di quell'estate. Sconfitto al primo turno al Roland Garros, aveva lasciato il coach Tarik Benhabiles e  cominciato a lavorare con Brad Gilbert, già mentore di Agassi.

Glbert, il guru del 'Winning ugly", non gli ha cambiato i colpi, ma gli ha suggerito di rispondere più ‘indietro’ e l'ha aiutato a fare scelte migliori. Peraltro con un servizio e un diritto come il suo, commenta Cristopher Clarey sul New York Times dopo la finale, “si può concedere il lusso di non dover pensare troppo”.
Il beneficio è immediato. Dopo Parigi, vince 37 partite su 39 e tre titoli di fila, compresi i due Masters 1000 che anticipano lo Us Open. Ha perso solo contro Federer nella semifinale di Wimbledon e con Tim Henman a Washington. Proprio Henman è il primo avversario che Roddick demolisce, nella sera del martedì, a Flushing Meadows.

Nel turno successivo, poche ore dopo il compleanno numero 21, supera 7-6 al quarto set Ivan Ljubicic. “Se avessimo giocato in qualunque altro posto al di fuori degli Usa, avrei vinto io - dice il croato -. A nessuno piace il suo atteggiamento in campo, influenza il pubblico e i giudici di linea”.
Possiamo immaginare Roddick dare una scrollatina di spalle prima di rispondere. “Cerco di essere corretto, sono gentile con tutti - spiega - però qualcuno ha problemi con me, ma non ne parla con me: è proprio la cosa più matura da fare”. L'hype intorno a A-Rod aumenta.
Roddick batte il brasiliano Flavio Saretta, fresco di ottavi al Roland Garros (suo miglior risultato Slam), il belga Xavier Malisse e l'olandese Sjeng Schalken senza perdere un set. Arriva così in semifinale contro l'argentino David Nalbandian, che negli ottavi ha eliminato Federer e ha vinto una sola partita in tre set, contro Philipp Kohlschreiber al primo turno.

La seconda settimana procede a scatti, la pioggia blocca il programma e gli organizzatori temono di dover rimandare la finale al lunedì, sarebbe la prima dal 1987. L'attenzione delle televisioni si sposta sul primo week-end del campionato NFL, la seguitissima stagione di football, e non bastano durante le interruzioni le repliche dell'epica rimonta di Connors contro Krickstein del 1991.
Manca solo un turno all'evento che un'intera nazione pregusta dal giorno del sorteggio dei tabelloni: vogliono vedere tutti una finale Roddick-Agassi.
Il servizio, a Roddick, calmava i nervi; la stessa cosa che succedeva a Sampras...

- Brad Gilbert

La semifinale fa epoca

Nalbandian però non è lì per assecondare le speranze del pubblico di casa. Vince il primo set al tie-break e conquista il secondo 6-3. Roddick, almeno col servizio, nel terzo tiene e forza un secondo tie-break. Va sotto 0-3, nel suo angolo Gilbert appare rassegnato alla sconfitta, ma risale.

Sul 6-5, Nalbandian è a un punto dalla vittoria. “A quel punto la partita era andata, non sentivo addosso alcuna pressione. Ho pensato di tirare forte”.

Così salva il match point con un ace a 222 km/h, ne piazza un secondo subito dopo a 218. Nalbandian, distratto da un tifoso che chiama unòllllllpppppppppppa palla fuori durante il punto, sbaglia la volée che consegna a Roddick il secondo set point.

E l'occasione di cambiare la storia come solo i campioni sanno fare. “Il servizio, a Roddick, calmava i nervi; la stessa cosa che succedeva a Sampras”, spiegò poi Gilbert. Fu lui a rinforzare il colpo simbolo di A-Rod aumentando la varietà di soluzioni e direzioni possibili.

La partita, di fatto, si chiude qui. Roddick completa una rimonta alla Connors, ne replica la combattività energica a beneficio di chi ancora si è emozionato a rivedere l'ennesima replica di dodici anni prima.

Il passaggio di consegne si completa, ma non come gli Stati Uniti avrebbero pensato. L'edizione iniziata con le lacrime di Sampras si chiude senza gioia per Agassi, sconfitto in semifinale da Juan Carlos Ferrero, che aveva battuto anche Lleyton Hewitt: come a dire, non sono solo uno specialista della terra battuta.

Lo spagnolo è chiamato a giocare la quarta partita in quattro giorni. Due ore e mezza prima della finale, è in campo per allenare la risposta. Chiede allo sparring di mettersi mezzo metro dentro il campo a servire, cerca di abituarsi per quanto può ad accorciare i movimenti, a usare la racchetta come una mazza da baseball.

A-Rod nella storia

“La cosa più dura in quel momento era la paura dell’ignoto - commenterà Roddick -. Non sapevo come avrei reagito, cosa sarebbe successo. In realtà non ho sentito quasi niente, la calma che ho provato mi ha onestamente sorpreso”.

La 123a finale nella storia degli Us Championships, poi diventati Us Open, inizia con un'epifania. Ferrero manca una palla break al terzo game, perde il servizio al quarto, Roddick allunga e chiude il set con due ace.

Si illude poi con i due mini-break nei primi due punti di risposta nel tie-break del secondo set.

A-Rod vince sei punti, è suo anche il secondo set. Ferrero ha un'ultima chance, anzi due.

Due occasioni per completare il break del possibile 4-3. Ma A-Rod va veloce verso la storia. I tre ace nell'ultimo game, saranno 23 a fine partita, costituiscono più di una prova.

“Non ci credo, non ci credo” mormora mentre il giudice di sedia, l'australiano Wayne McKewen, scandisce il punteggio. “Game, set and match Roddick, 6-3 7-6 6-3”.

Roddick chiuderà la stagione da numero 1, più giovane americano a salire in vetta alla classifica dall'inizio dell'era del ranking computerizzato. Una domanda, un'attesa, serpeggia come un venticello: saprà emulare Sampras e Agassi? Roddick giocherà altre quattro finali Slam, non ne vincerà nessuna. Non gli manca certo l'ottimismo della volontà.

Ha un altro problema, sempre lo stesso, in tutte e quattro le finali. Un problema impossibile da risolvere. Si chiama Roger Federer.

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