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Campioni internazionali

Gomez sulle orme di Pancho, dall'Ecuador verso la terra promessa Usa

Emilio è figlio di quell'Andres che nel 1990 vinse il Roland Garros battendo Andre Agassi. Ma nella famiglia fa parte anche Roberto Quiroz, numero 2 del Paese. Per tutti loro, gli Stati Uniti sono sinonimo di opportunità. Dopo il best ranking a inizio agosto, ha giocato le qualificazioni a New York

di | 24 agosto 2019

La leggenda narra che la città di Guayaquil prenda il nome dall’eroico capo indio Guayas e dalla sua sposa Quil, coppia simbolo della resistenza indigena, disposti a lottare fino alla morte piuttosto che cedere ai conquistadores spagnoli. Proprio qui, nella “Perla del Pacifico”, nasce e si sviluppa la storia del tennis ecuadoriano. Un romanzo iniziato con “Pancho” Segura e che prosegue, oggi, con Emilio Gomez e Roberto Quiroz, rispettivamente figlio e nipote di Andres Gomez, re di Parigi nel 1990.

Il Miracolo del 1990

È il 20 giugno del 1921 quando nel povero villaggio portuale di Guayaquil nasce Francisco Olegario Segura. Fragile e minuto, figlio del custode di un piccolo tennis club, “Pancho” si avvicina al tennis grazie ad una racchetta trovata nel secchio della spazzatura. Di media statura, rapidissimo e con un dritto fulminante (giocato a due mani), all’inizio degli anni ‘40 Segura inizia a vincere divenendo presto un eroe sportivo nazionale. Da dilettante raggiunge ben quattro semifinali consecutive agli US Open (1942,1943,1944 e 1945), prima di diventare professionista nel 1947 e conquistare tre US Pro Tennis Championships (1950, 1951 e 1952). Circa quarant’anni dopo il testimone passa nelle mani di Andres Gomez. La “Piovra delle Galapagos”, questo il nomignolo dell’ex numero 4 del ranking Atp, solleva al cielo la Coppa dei Moschettieri nel 1990 dopo aver battuto in quattro set Andre Agassi in finale. Prodigioso sulla terra rossa (superficie dove ha conquistato 16 dei 21 trofei della sua ricca bacheca), con un rovescio tagliente e preciso, Gomez riusciva ad arpionare ogni colpo mandando in bambola in suoi avversari. Proprio come quel pomeriggio di giugno con il kid di Las Vegas. Oggi è a capo della “Academia de Tenis Gomez-Viver” coadiuvato dalla sorella Pilar, direttrice amministrativa e madre di Roberto Quiroz.

Emilio, dall'infortunio al ritorno

Il colpo più importante, però, Andres Gomez lo mette a segno il 28 novembre del 1991, data di nascita di Emilio. Un amore, quello per il tennis, sbocciato presto nel cuore del figlio d’arte e coltivato senza fretta, scevro da ogni tipo di pressione. “Ho iniziato a giocare a tennis da piccolo grazie a mio padre – ha raccontato Emilio durante il Challenger di Perugia – ma devo ammettere di non aver mai sentito il peso di dover raccogliere la sua eredità. Ha saputo darmi sempre i consigli giusti al momento giusto, lasciandomi vivere al meglio la mia carriera”. Un percorso, quello del ventottenne di Guayaquil, ripido e ricco di insidie, come le alte montagne della sua terra. Nel 2017 un brutto infortunio alla spalla durante la sfida di Coppa Davis con il Brasile lo ha tenuto lontano dai campi diverso tempo, lasciando serpeggiare in lui il triste pensiero di un ritiro. “Non è stato facile resistere per tutti questi mesi. Tornare a competere dopo un così lungo periodo di inattività e con una classifica da ricostruire è spesso scoraggiante. Credo che senza il supporto di papà, di mamma Ana Maria e di tutto il mio staff, non sarei mai riuscito a riprendere a giocare”. Sforzi ripagati prima dalla conquista dei tornei Itf di Manta e Portoviejo (2018), poi dal primo titolo Challenger sulla terra verde americana di Tallahassee, infine dal best ranking di numero 169 raggiunto all’inizio del mese. “Sapevo di dover recuperare soprattutto dal punto di vista mentale e ho lavorato duro per farlo. Ora sogno di raggiungere la top 100 entro la fine della stagione per poter accedere direttamente al tabellone principale degli Australian Open”.

Un affare di famiglia

Che in casa si respirasse tennis sin dai primi vagiti, Roberto Quiroz, l’ha capito presto. Classe 1992, a 12 anni preferiva prenderla a calci, la palla, e come centrocampista se la cavava piuttosto bene. “Adoro il futbol – ha dichiarato Quiroz ad atptour.com – ma ad un certo punto era giusto che prendessi una decisione. L’idea di proseguire sulla strada di nonno Pedro e di zio Andres era forte e così mi sono dedicato al tennis, una passione condivisa anche con mio cugino Emilio”. Prima, però, c’era da fare i conti con il sogno di mamma Pilar. “Mia madre mi ha sempre sostenuto ma desiderava che prima di dedicarmi completamente al tennis conseguissi un titolo accademico”. Detto, fatto. Parallelamente ad una brillante carriera Junior (7 al mondo nel 2010 dopo due Slam vinti in doppio anche grazie ad un pregevole gioco di volo) il giovane mancino continua gli studi che lo portano a laurearsi brillantemente in economia, prima di tornare in campo a 360 gradi. A marzo del 2018 raggiunge il suo best ranking di numero 172, quindi si aggiudica in doppio il torneo casalingo di Guayaquil pochi mesi dopo. Quest’anno si sta dedicando maggiormente al circuito Challenger, raccogliendo buoni risultati. “Con Emilio ci alleniamo spesso insieme pur non avendo lo stesso coach (il primo è seguito da Andres Alarcon mentre Roberto lavora con Martin Rodriguez), condividendo molte cose dentro e fuori dal campo. Sapere di poter contare su una famiglia così unita (ne fanno parte anche i fratelli Nicolas e Giovanni Lapentti) è fantastico. Insieme possiamo toglierci delle belle soddisfazioni”. D’altronde, come scriveva Tolstoj, la felicità è reale solo quando è condivisa.

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