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Campioni internazionali

Dramma Anisimova: perde papà Konstantin

La tragedia nella notte italiana. Non si conoscono ancora le cause della morte. Il padre è stato il suo mentore, la sua guida e il suo primo coach. Anisimova si è cancellata dallo Us Open

di | 20 agosto 2019

Quando è stata quell'ultima volta che l'hai visto e sentito parlare? Se lo starà chiedendo, se lo domanderà a lungo Amanda Anisimova, perché di papà Konstantin le restano solo gocce di memoria di un passato che non può tornare. È stato trovato morto, per ragioni ancora sconosciute. “Ho il cuore spezzato per Amanda, per (la madre) Olga, (la sorella) Maria e l'intera famiglia” ha scritto via Twitter Alyssa Roenigk, giornalista di ESPN a cui l'agente di Amanda ha confermato la notizia. Anisimova si è immediatamente, e comprensibilmente, cancellata dallo Us Open.

L'ombra di quel padre massiccio e vivace era due volte la sua, le camminava accanto mentre correva verso una carriera di tappe bruciate, da baby prodigio. Kostantin l'ha guidata nelle prime tappe del viaggio. Un viaggio cominciato negli Usa, dove è nata nel 2001. Konstantin e la moglie Olga, che lavorava in banca e si occupava di investimenti, si erano trasferiti tre anni prima. Avevano lasciato Mosca per dare alla prima figlia, Maria, che aveva dieci anni, maggiori possibilità di successo. Allora Maria giocava a tennis, e l'ha fatto fino all'università. Era una delle migliori nella squadra della University of Pennsylvania, dove si è laureata in economia aziendale. Ha seguito la strada della madre, è entrata alla Bank of America Merrill Lynch e ha fatto una notevole carriera.

 

Amanda in Russia non è mai andata, anche se in famiglia ha parlato più russo che inglese. Gli Usa, comunque, li ha accolti bene. Prima di scegliere gli Stati Uniti, infatti, avevano anche preso in considerazione la possibilità di trasferirsi in Spagna. “Dei parenti di mia moglie vivevano già da tempo negli Usa” ha raccontato Konstantin al New York Times. “Ci hanno invitato a visitare il loro Paese. Siamo venuti, ci è piaciuto, ci siamo sentiti a casa e abbiamo cominciato a pensare seriamente di trasferirci qui”.

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Amanda, ispirata dalla sorella Maria, ha cominciato presto a giocare a tennis. Papà Konstantin l'ha assecondata, incoraggiata. Le ha dato le basi, anche se questo sport non l'ha praticato, l'ha studiato e imparato. “Fino a sette anni nessuno ha toccato la sua tecnica” raccontava mamma Olga.

 

Ha cominciato a vincere i primi tornei a 14 anni, nel 2017 ha contribuito al successo degli Usa nella Fed Cup junior. L'anno scorso ha chiuso la prima stagione da professionista tra le prime 100 del mondo, quest'anno ha vinto il titolo a Bogotà, al Roland Garros è diventata la prima giocatrice nata negli anni Duemila in semifinale in uno Slam. È entrata così tra le prime 25 del mondo.

 

“C'è molta pressione, e ce ne sarà sempre di più, anche per noi, perché sta facendo eccezionalmente bene” diceva papà Konstantin. “In questi casi è difficile restare al passo, rimanere realistici e non montarsi la testa. Tanti genitori lo fanno e in genere queste storie finiscono male. Non puoi spingere oltre un certo limite, non puoi allenarti oltre un certo limite”.

 

Il suo, di limite, non l'ha ancora scoperto. Voleva diventare chirurgo, nel 2017 raccontava al New York Times il desiderio di continuare gli studi online e magari frequentare una scuola di medicina. Curiosa del mondo, a scuola le piaceva la chimica. Il mondo l'ha scoperta all'ultimo Australian Open, quando ha raggiunto gli ottavi. Le notti insonni di Konstantin, preoccupato della (non per la) carriera di Amanda, consapevole degli ostacoli sull'incerta via per il successo, scivolano via come un ricordo. Il tennis è la scelta giusta..

 

“Da piccola ho provato anche la ginnastica, e mi piaceva perché anche lì dipendeva tutto da me stessa. Anche nel tennis sei da sola. Non voglio dire che gira tutto intorno a me. Ma non c'è in campo una squadra a cui ti puoi affidare per vincere”. Non ci sono compagni, non ci sono alibi. C'è una solitudine, che diventerà più scura per poi stemperarsi nei colori della nostalgia.

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