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Campioni internazionali

ore 20.00: Kuznetsova-Keys, il tennis femminile a nudo

Lo scontro generazionale della finale Wta a Cincinnati ci darà il polso della situazione: può una giocatrice di 34 anni, appartenente a un’epoca passata e ormai sprofondata in classifica vincere un premier 5 surclassando le prime del mondo e una delle giovani top player con le migliori doti fisiche del circuito?

di | 19 agosto 2019

E’ una sfida tra ieri e oggi (e forse domani…) quella che ci propone la finale femminile del Western&Southern ope di Cincinnati. Tra Svetlana Kuznetsova, che oggi ha eliminato seccamente, in due set (6-2 6-4) la n. 2 del mondo Ashleigh Barty, e Madison Keys, che ha fatto più fatica ma ha chiuso anche lei in due partite (6-4 7-5 on la connazionale Kenin) c’è di mezzo un decennio preciso preciso: 34 anni contro 24. E non è l’unico solco profondo che divide le due giocatrici.

La russa infattI ha un passato glorioso ma è arrivata a Cincinnati da n.153 del mondo ed è entrata in tabellone solo grazie a una wild card, un invito degli organizzatori. D’altra parte come negarla a una che è stata n. 2 del mondo e nel palmares può vantare un titolo agli UsOpen (2004) e al Roland Garros (2007). L’americana invece è n.18 del mondo, quindi apparentemente di tutt’altro livello anche se non ha mai vinto grandi titoli. Può vantare però una finale agli UsOpen (2017) e le semifinali sia la Roland Garros che a New York lo scorso anno.

Sulla carta è una partita che non c’è: troppo il divario d’età e di classifica. Nella pratica invece è un confronto molto intrigante e anche difficile da pronosticare che mette in luce tutti i problemi e le contraddizioni del tennis professionistico femminile attuale.

L’idea che posso essere competitiva ancora oggi una Kuznetsova solleva grandi interrogativi sulla qualità del gioco odierno e delle sue protagoniste di vertice. Beninteso si tratta di una grande campionessa; ma ha dato il meglio di sé in un'altra epoca. I suoi anni d’oro sono quelli in cui ai vertici del ranking c’erano le belghe Henin e Cljisters, Venus e Serena Williams stavano sbocciando, bisognava fare i conti con altre russe lanciatissime (Sharapova, Dementieva, Petrova). E la francese Mauresmo, la svizzera Hingis. Un manipolo di campionesse formidabili, un epoca d’ora in cui Svetlana riusciva a emergere. Dunque una fuoriclasse. Di un’altra era geologica però.

Le sue rivali hanno smesso di giocare. Una delle avversarie più classiche era proprio la nostra Francesca Schiavone, di cui si ricorda un faccia a faccia con la russa da 4 ore e 44 minuti agli Open d’Australia 2011, chiuso dall’azzurra a suo favore 16-14 al terzo set. Un successo che valse all’italiana, a fine torneo, il best ranking di n. 4 del mondo.

Bei ricordi, gloriosi, che non spiegano però come Kuznetsova, reduce da una stagione piena di infortuni possa infilare così, in scioltezza, un filottino “quarti e semifinale” alle spese delle attuali n. 3 e n. 2 del mondo (Karolina Pliskova e Ashleigh Barty). Perché sarebbe davvero imbarazzante constatare che Svetlana vale ancora oggi quel ranking mondiale che fu un’impresa per lei raggiungere più di 10 anni fa. Sarebbe come dire che il tennis femminile cammina come un gambero.

Per smentire una simile illazione serve che Madison Keys confermi la bella prestazione di oggi contro Sofia Kenin, la piccola ‘ammazzagrand’i, americanina ventenne di origini russe, allenata dal padre, che si sta facendo largo con determinazione (lunedì dovrebbe entrare per la prima volta nella Top 20).

Madison, 24enne dal fisico notevole, originaria dell’Illinois, è ormai da anni in bella evidenza nel circuito, grazie a doti atletiche eccellenti e colpi di assoluta pesantezza. Li ha fatti vedere anche oggi contro Kenin: servizi devastanti (anche tre ace in un game),risposte profonde, forza esplosiva con entrambi i fondamentali da fondo. E in una giornata buona, con un’avversaria in crescita ma fisicamente di una cilindrata inferiore, la forza e le qualità balistiche sono bastate. In certi momenti il suo tennis ha toccato vertici assoluti: combinazioni di colpi vincenti da far domandare come mai non sia lei la n.1 del mondo invece che Osaka o Barty (entrambe battute da Kenin in queste settimane).

Se non lo è un motivo ci sarà e Kuznetsova in finale potrà portarlo definitivamente alla luce. Oppure potremo scoprire che Madison sta finalmente maturando ed è pronta a fare l’ultimo deciso balzo verso la vetta, a caccia anche del primo major della carriera. Il suo best ranking è n.7 (nell’ottobre del 2016) dunque l’aria delle alte sfere l’ha già respirata. Saprà salire più in alto? Vedremo. Tra ieri e oggi, una bella finale.

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