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Campioni internazionali

Richard e Dasha: a volte ritornano…

33 anni lui, 34 lei; entrambi dotati di classe enorme, hanno vinto tanto ma forse meno di quello che avrebbero potuto. Spariti dalla scena per un po’ (lui per operarsi di ernia) e crollati in classifica sono improvvisamente risorti nella stessa settimana e nello stesso luogo: Cincinnati

di | 17 agosto 2019

 

“Travolti da un insolito destino sull’umido cemento di agosto”, a Cincinnati, la 34enne Svetlana Kuznetsova e il 33enne Richard Gasquet, sembrano i protagonisti di un fortunato remake cinematografico, a metà fra la favola e la commedia. I novelli Mariangela Melato e Giancarlo Giannini si ritrovano d’incanto protagonisti, così diversi e insieme così simili nel loro talento tecno-fisico che fa a pugni con un fisico non certamente atletico e con un’attitudine al lavoro non paragonabile ai primi della classe, che hanno spesso battuto. Due bracci d’oro campioni a intermittenza, che si ritrovano ora che la carriera volge inesorabilmente al termine.

 

“Dasha”, sciagura Sveta, russa spesso distratta dalla vita, un maschiaccio allevato in Spagna, abilissima a tirarsi fuori dagli impacci sul campo da tennis, con colpi definitivi ricchi di potenza e lampi di tocco, aveva dominato gli Us Open 2004 lasciando credere al mondo che avrebbe collezionati chissà quanti Slam. Ne ha dilapidati in modo anche clamoroso, s’è risvegliata nel 2009 per firmarne un altro, al Roland Garros 2009, alternandosi fra il numero 2 del 10 settembre 2007 al 153 di oggi, entrando e uscendo dalle luci della ribalta, e conquistando 18 titoli, qua e là.

Incapace di continuità, incostante nell’allenamento, distratta nel lavoro di protezione del fisico, spesso costretta in infermeria, s’è espressa in doppio, firmando 16 titoli, fra cui anche gli Australian Open 2005 e 2012, ma fermandosi quattro volte in finale negli gli altri Slam.

Paga dei 24 milioni di euro di premi, della popolarità fuori dal campo, delle “seratone” in compagnia, di quel sorriso sornione che sprizza fuori continuamente, insieme al suo tennis champagne, a tratti irrefrenabile. Come questo suo ultimo ritorno, dopo un’altra metà stagione di forzato stop, e la colpevole, clamorosa, dimenticanza di assicurarsi il visto per difendere il titolo a Washington, che le è costato un altro cataclisma in classifica dal 109 al 198 del mondo.

Fino a quest’ultimo raggio di sole, in Ohio, dov’ha messo in fila Sevastova, Yastremska, Stephens, Karolina Pliskova, stoppando la ceca sulla strada del numero 1 Wta con 30 vincenti e una rimonta delle sue, sotto un set e un break, con l’avversaria che serviva per il match sul 5-4.

“E’ pazzesco, è pazzesco”, ha commentato sinteticamente la sus prima semifinale da Madrid 2017. “Ma ho promesso a me stessa che tratterò le vittorie come le sconfitte”. 

Richard Gasquet, rovinato prima del via fra i pro dai media francesi che troppo l’hanno pressato con le aspettative di “grandeur”, e poi da una pigrizia sua mentale, da un clamoroso “bacio alla cocaina”, da infortuni vari, fra cui l’ultima operazione per un’ernia inguinale, riemerge solo adesso, anche lui nel mega-torneo di Cincinnati sulla via degli Us Open.

E, accanto al magico rovescio a una mano, sfodera un diritto e un coraggio che non ha avuto mai, in una settimana magica nella quale, dopo aver bocciato Andy Murray al ritorno in singolare, ha domato Delbonis, ha approfittato della rinuncia di Thiem, ha infilato Schwarzman e poi ha regalato la sua perla, battendo alla distanza, dopo due ore e un quarto, un maratoneta del tennis come Roberto Bautista Agut, col quale aveva perso la settimana scorsa a Montreal, rovinandogli il primo ingresso fra i “top ten”. Con un diritto finale a 148 all’ora e 12 discese vincenti a rete su 19 discese, più un commento semplice e assurdo, che richiama il luglio 2007: “Quand’ero 7 del mondo non ero più forte di oggi”.

Il pubblico è a bocca aperta, gli addetti ai lavori e i suoi tanti allenatori - l’ultimo, l’ex pro Thierry Ascione - certamente no davanti a questa prestazione, così anche atleticamente veemente. Che fa titolare all’Equipe francese: “E’ resuscitato”, alla vigilia dell’incrocio con David Goffin, nella prima semifinale in un Masters 1000 di “Riccardino” dal 2013, che già assicura al braccio d’oro di Francia un bel progresso dal n.56 del mondo di oggi al n.34 di lunedì. Travolto da un insolito destino come la sua amica “Dasha” Kuznetsova.

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