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Campioni internazionali

Imperdonabile Nick: però un po’ lo capisco…

Ancora una volta Kyrgios è andato ben oltre le righe. Insulti all’arbitro, racchette spaccate (senza farsi vedere), uno sputo a rovinare una partita bellissima e tiratissima contro Khachanov. Si è beccato la giusta punizione però probabilmente al suo posto chiunque si sarebbe incazzato per quel warning chiamato in quel momento del match…

di | 15 agosto 2019

Ne ha combinata un’altra delle sue, dicendo di tutto all’arbitro, spaccando racchette arrivando allo sputo. Inqualificabile Nick Kyrgios.

Eppure non riesco a unirmi alla massa degli indignati, nonostante i miei idoli siano sempre stati Stefan Edberg e Pat Rafter non John McEnroe e Jeff Tarango. Non è di mio gusto né il look né l’atteggiamento dell’australiano di origine greca; non lo conosco quanto basta per sapere se abbiamo valori condivisi (anche se il fatto che goda dell’amicizia e della stima di uno come Andy Murray mi fa pensare che il ragazzone con l’orecchino e la pettinatura rapper sia tutt’altro che ignorante e insensibile). Però nelle sue esternazioni, nelle sue esplosioni incontrollate trapela quasi sempre una spontaneità sincera che in qualche modo ne giustifica l’origine.

Prendiamo il clamoroso botto di ieri a Cincinnati. Che cosa ha fatto esplodere il petardo che ha sempre la miccia accesa nella testa di Nick? Il fatto che in un momento molto delicato di una partita tiratissima, quel game lunghissimo sul 4-4 nel secondo set, l’arbitro gli abbia chiamato il warning per aver sorpassato i 25 secondi tra la fine del punto precedente e l’esecuzione del servizio successivo.

E quale è stato il ragionamento che ha fatto “andare ai matti” Kyrgios? Una reazione che si è espressa nel: perché io non posso giocare lo stesso sport che fa Nadal? Tradotto: Perché a Rafael Nadal viene consentito di andare quasi a ogni 15 ai limiti del tempo consentito per battere e a me viene chiamato in un momento così? “Trovami un video in cui Nadal va a servire così velocemnte e io mi tappo la bocca per sempre” ha ringhiato all’arbitro.

La valutazione di questa infrazione (time violation) è, purtroppo, discrezionale. Infatti i 25 secondi che il battitore ha a disposizione per mettere in gioco la palla non scattano in automatico quando il punto precedente finisce. E’ l’arbitro che decide quando far partire il cronometro.

Di sicuro dopo un epic-point da 32 colpi, l’arbitro concederà ai giocatori più tempo per rimettersi in posizione, fare due respiri e ripartire rispetto alla situazione in cui il ‘quindici’ si risolve con un ace.

Torniamo a Kyrgios. Se ci mettiamo nei suoi panni, quelli di una battaglia con Karen Khachanov, i cui i primi due set si sono risolti al tie-break, vedersi chiamare quel tipo di infrazione in un momento ad altissima tensione del match può essere interpretato come l’eccesso di zelo di un rompiscatole. Perché poi, di sicuro ne siamo tutti consapevoli, con certi personaggi che hanno la fama di essere “borderline” c’è chi non vede l’ora di essere intransigente. Con quel gusto irrefrenabile, per taluni, di voler insegnare l’educazione.

Tutto ciò non giustifica il comportamento di Nick. Deve imparare a contenersi. Però ce lo vedete voi l’arbitro Murphy a chiamare il warning a Nadal durante un tie-break con Federer? Ve lo dico io, se lo fa, non li arbitra più. Ed entrambi sono giustamente considerati maestri di fair play.

Dunque anche l’ennesima follia di Nick non basta a rendermelo antipatico o cambiare la mia considerazione nei suoi confronti. A modo suo è prezioso per il nostro sport. Per prima cosa perché è un mago della racchetta. In secondo luogo perché in fondo è un bravo ragazzo cresciuto in un clima e con un educazione che non è quella del Galateo ma con un istintivo senso di giustizia.

La sfida è farlo crescere dentro l’ambiente dandogli l’opportunità di diventare migliore. Per esempio dimostrandogli che nel tennis non esistono due pesi e due misure. E che chi giudica sa essere autorevole, non autoritario.

E’ facile immaginare una sanzione pesante per l’ennesima follia di Cincinnati. Una punizione è giusta e inevitabile. Mi appello comunque alla clemenza della corte.

Post Scriptum: la "corte" dell'Atp ha stabilito per il comportamento di Nick Kyrgios una multa di 113mila dollari. Una bella legnata, ma ci sta. Così impara a gestire la rabbia. Ma può continuare a giocare.

 

Commenti

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speed78
16 agosto 2019

Un bravo psicologo no e?