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Campioni internazionali

Maria nella bottega del maestro

Sharapova da una parte, Riccardo Piatti dall'altra. Due numeri 1 nei rispettivi ruoli, uniti dall'Isola d'Elba (ma non per passarci le vacanze) e da un obiettivo: cercare la condizione migliore per gli Us Open, dove la russa vinse nel 2006

di | 03 agosto 2019

L'unico modo di fare è fare sul serio. La pensano allo stesso modo, Riccardo Piatti e Maria Sharapova, e forse non a caso si sono ritrovati, in una delle estati più roventi della storia, su un campo dell'Isola d'Elba. Uno dei luoghi dove mai penseresti di poter incontrare una ex regina di Wimbledon e ancora pienamente a suo agio sui red carpet di mezzo mondo. Lei (qui una gallery) alla ricerca di qualcuno che le potesse far scattare la scintilla per dimenticare il dimenticabile e ristabilire le gerarchie, rispettando i suoi (tuttora vivissimi) pensieri di grandezza. Lui disponibile come sempre a mettersi al servizio dei tennisti, di chi deve emergere come di chi vuole resuscitare dal proprio passato. Maria che è numero 82 Wta, un numero che accanto al suo nome non si riesce nemmeno a pronunciare. Riccardo che tra una sessione di allenamento e l'altra con i suoi atleti, trova lo spazio per quest'ospite inattesa ma graditissima. Obiettivo della siberiana: mettere un punto a quanto è accaduto negli ultimi mesi, meglio negli ultimi anni, e prendere i prossimi Us Open come obiettivo. Non come test, ma come obiettivo. Perché in fondo, in un tennis femminile così frammentato come quello attuale, chi se non lei può coltivare ambizioni senza dover chiedere conto a nessuno?

Maria e gli Us Open

Il cemento, del resto, è particolarmente adatto al suo tennis, e non a caso lo Slam nella Grande Mela è stato spesso fonte di soddisfazioni. Dopo la prima edizione giocata nel 2003 (secondo turno), i grandi traguardi non hanno tardato a fare capolino: le semifinali nel 2005, per esempio, prologo alla conquista del titolo dodici mesi più tardi, in quello che diventò il suo secondo Major dopo Wimbledon. New York significa anche ritorni: quello del 2012, con una semifinale dopo cinque anni di delusioni, risultato che rimane il migliore da quel momento a oggi. O quello, ancora più importante, del 2017, un anno e mezzo dopo la notizia della sua positività al meldonium, che le sarebbe costata la squalifica e il momento più complicato della sua esistenza. New York è simbolo dell'America, di quell'America che l'ha accolta e l'ha fatta crescere. Terra di opportunità che adesso diventa una volta di più terra promessa. Lì dove il cemento non perdona nulla, dove la superficie più democratica del Tour sa essere prova severa per tutte, Maria riprova a essere protagonista quando nessuno si è dimenticato di lei, ma quando in pochi, ormai, la danno per possibile vincitrice.

Il servizio e la spalla

“Mi ha colpito la sua voglia di lavorare, di tirare fuori il meglio di se – ha commentato Riccardo Piatti in una pausa degli allenamenti – e l'entusiasmo che dimostra. Avanti di questo passo saprà vincere ancora qualcosa che conta”. Intanto a dimostrarsi vincente è la scelta. Lì all'Elba, lontano da occhi indiscreti, lontano dal clamore e vicino a una persona che sa trovare le chiavi – tecniche e psicologiche – per cavare il meglio da chiunque si presenti alla sua corte. “Abbiamo lavorato molto sui colpi, in modo particolare sul servizio. La spalla infortunata non le permetteva di spingere al massimo, per questo c'era bisogno di maggiore attenzione e di un movimento adeguato”. Le immagini che inquadrano la racchetta di coach Piatti indicare la via al braccio armato della Miss più ammirata degli ultimi vent'anni di tennis femminile sono un biglietto da visita che deve mettere un po' di pensieri a tutte le prossime rivali, in vista della tappa americana dello Slam. Maria fa sul serio, perché per lei in fondo è l'unico modo di fare.

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