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Campioni internazionali

Riecco “Kok”, il 2° tennista più sfortunato del tour

Da junior prometteva tanto, almeno quanto il suo "gemello" Kyrgios. Poi una incredibile serie di infortuni lo ha tenuto fermo a lungo e a più riprese, relegandolo nelle zone basse della classifica. A Los Cabos è tornato a vincere un match a quasi un anno e mezzo dall'ultima volta

di | 30 luglio 2019

Thanasi Kokkinakis è il secondo più sfortunato tennista del circuito, dopo il campione dei campioni della speciale classifica, Juan Martin Del Potro. Da junior, con le finali perse ad Australian Open e Us Open 2013, prometteva tantissimo, da “gemello” di Nick Kyrgios, ma ha accusato talmente tanti infortuni e forzati pit-stop in infermeria che fa tenerezza vederlo di nuovo vincente in un torneo Atp Tour, a Los Cabos, in Messico, dove Fabio Fognini difende il titolo. Il 23enne australiano aveva vinto l’ultima partita ufficiale in un tabellone del circuito maggiore addirittura a marzo dell’anno scorso, quand’aveva superato Roger Federer nel secondo turno di Miami. Ora, in Messico, promosso da una wild card degli organizzatori (è appena numero 186 del ranking), dopo aver salvato 8 break point su 9, ha eliminato per 64 64 il 22enne francese Maxime Janvier (n.192), proponendosi alla sfida contro Lucas Pouille. “Ci conosciamo bene, ci siamo allenati spesso insieme, siamo amici, sarà sicuramente un match duro”.
Se andiamo a ritroso nel bollettino delle sciagure, del bel ragazzo figlio di immigrati greci in Australia, scopriamo che era risalito alla ribalta nel 2015 per un pettegolezzo lanciato proprio dal “bad boy” Kyrgios per vendicarsi della batosta subita in campo da Wawrinka: “La tua ragazza ha fatto sesso col mio amico Kok”. Con tanto di ciclone che s’era abbattuto anche sulla povera collega, Donna Vekic, tuttora fidanzata dello svizzero. Ma per quanto riguarda il tennis, quest’anno Thanasi aveva cominciato bene a Brisbane, superando le qualificazioni, e poi arrendendosi d’acchito in tabellone a Tsonga, s’era ripetuto agli Australian Open, dove però si era ritirato al primo turno per nuovi problemi alla spalla. S’era fermato per curarsi, aveva provato a giocare col dolore, nei Challenger, invano: vinto un match a Barletta (contro Zeppieri), ha rinunciato al secondo turno, ha provato a cimentarsi nelle qualificazioni del Roland Garros, ma ha accusato nuovi problemi muscolari, ai pettorali, così come a Wimbledon. S’è ripresentato sulla scena a luglio a Winnetka, ha vinto tre partite ma poi ha disertato le semifinali. “E’ frustrante, anche mentalmente mi sta uccidendo, ma spero di poter star bene, finalmente, per ritrovare in campo buone sensazioni”.

Da allora non s’era più visto, fino al Messico. Ma lui insiste con una forza d’animo davvero ammirevole. L’anno scorso, dopo il clamoroso successo su Federer per 36 63 76, il povero "Kok" si era arreso a Verdasco per 7-6 al terzo, quindi, dopo aver perso con Khachanov al primo turno di Montecarlo, era rimasto relegato nei Challenger e nelle qualificazioni del Tour. Le aveva passate ad Atlanta, ma aveva trovato subito semaforo rosso contro Rubin, aveva vinto il Challenger di Aptos, superando, cammin facendo, Fabbiano e poi in finale Harris, e anche quello di Las Vegas, infilando Ruud, e in finale Rola. Ma poi le prestazioni di questa stagione non gli hanno fatto certamente coraggio.

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