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Campioni internazionali

Fritz il bello è pronto a sfidare ... "Demon"

Figlio d'arte, bello come un attore di Hollywood, sembrava destinato a bruciarsi in fretta. Ed invece il 21enne statunitense ha ripreso la scalata del ranking che aveva forse iniziato troppo presto. A giugno è arrivato il primo successo ad Eastbourne: ora è di nuovo in finale ad Atlanta

di | 28 luglio 2019

Un mese dopo il primo titolo Atp sull’erba di Eastbourne, la finale di Atlanta lancia Taylor Fritz alla grande verso lo Slam di casa, gli Us Open del 26 agosto-8 settembre. Nato a Rancho Santa Fe, California, il 28 ottobre 1997, il ragazzo americano sembra più vecchio dei suoi 21 anni, come ha detto anche alle ultime Next Gen Finals di Milano. In realtà ha i suoi tempi, la sua maturazione a scatti, verso il numero 1 del mondo che il tennis Usa non tocca dal 3 novembre 2003 con Andy Roddick. Quando il picchiatore del Nebraska si aggiudicò proprio Flushing Meadows, replicando finalmente le imprese della gold generation Sampras-Agassi-Courier-Chang. Poi, a parte la fine di coppa Davis 2007, le racchette yankee non hanno più brillato ed attendono proprio la generazione di Fritz, Tiafoe ed Opelka.

Taylor, bello come un attore di Hollywood, alto 1.93, ricco per via di nonno David May (il padrone dei magazzini Macys), figlio d’arte, di mamma Kathy May, ex top ten, e papà Guy Henry Fritz, giocatore anche lui e poi allenatore dell’anno NCAA, il ragazzo della California sembrava avere fin troppe qualità e sembrava destinato a bruciarsi irrimediabilmente le ali. Con servizio-bomba e rovescio al bacio, con la sponsorizzazione del suo idolo Pete Sampras, con l’etichetta di “Nuovo Todd Martin” che gli ha appioppato subito quella volpe di Brad Gilbert, con una carriera junior da star, con la finale al Roland Garros e la vittoria agli Us Open 2015 (sempre contro il “gemello” Tommy Paul), e con l’approdo alla prima finale Atp a Memphis 2016 - appena al terzo torneo sul circuito - da più precoce dopo il fenomeno Chang nel 1988 e con l’ingresso nei “top 100” da più giovane di tutti, a 18 anni e 4 mesi appena. Invece, ha cominciato a stupire tutti sposando la sua Raquel e aumentando la famiglia col piccolo Jordan già nel 2017. Ha staccato il cordone ombelicale da mamma e papà, ha rinunciato al college, e si è aggregato allo staff USTA per farsi le ossa in campo e in palestra. E costruirsi anche un gran bel dritto.

Non è esploso subito come tutti pensavano. E’ uscito, felice dalla luce dei riflettori, s’è scucito, felice, tutte le etichette, a cominciare dal ragazzo bello, ricco e fortunato con la faccia pulita e, quindi, secondo i peggiori stereotipi, senza cattiveria agonistica. S’è rintanato, felice, nel circuito Challenger e, quest’anno, con la finale di Noumea, in Nuova Caledonia ed il successo di casa, a Newport Beach, è risalito al numero 76 della classifica, appena venti posti lontano dal miglior piazzamento in carriera, il 53, del 29 agosto 2016. I quattro ko d’acchito fra Delray Beach, Indian Wells, Miami e Houston non l’hanno demoralizzato. Curiosamente, ha ripreso coraggio sulla terra europea, caso davvero insolito per un giocatore di scuola Usa, nato e cresciuto sul cemento ma posato, calmo, meticoloso, serio: ha passato due turni a Montecarlo (battendo Schwartzman), ne ha superati tre con l’aiuto dell’altitudine di Madrid (battendo Dimitrov), ha eliminato Berrettini (Jacopo) e Baldi nelle qualificazioni di Roma, e poi anche Pella in tabellone, ha toccato le semifinali di Lione (domando Bautista Agut). Quindi, quando s’è gettato sull’erba, era carico a mille. Come ha detto ad Eastbourne schiantando anche Edmund e Querrey. E Malgrado a Wimbledon sia incocciato in quel cagnaccio di Struff, è salito alla classifica-record di 30 del mondo (oggi 32). E, quand’ha ritrovato il cemento, ad Atlanta, ha infilato King, Kecmanovic e Norrie, e sfida con molta più fiducia il 20enne Alex De Minaur, il più giovane finalista del torneo, nel duello che hanno già vissuto a novembre alle Next Gen di Milano, e che ha segnato il netto successo dell’allievo di Lleyton Hewitt. Proprio come nel Challenger di Surbiton sull’erba.
Ma questo Fritz ha completato o no la sua maturazione sulla strada di un super Us Open?

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