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Campioni internazionali

Bublik, il ribelle buono

Il kazako nato in Russia è uno tra i più estrosi del Tour. E con la finale di Newport ha cominciato a fare ul serio anche nel circuito maggiore, dopo sei titoli nei Challenger. Ecco perché dobbiamo tenerlo d'occhio

di | 28 luglio 2019

Signore e signori, benvenuti al Bublik Show. Potenza, talento e follia. Tanta follia. Alexander (qui una gallery) dà spettacolo anche a discapito del risultato. Diverte e si diverte, ma sempre col sorriso sulle labbra. “Alex è un giocatore fantastico – ha raccontato John Isner dopo averlo sconfitto in finale a Newport -. Il circuito Atp ha bisogno di tennisti come lui, che sono in grado di dare spettacolo in ogni partita facendo entusiasmare il pubblico”.

Tennis champagne

Bublik è un giocatore difficile e scorbutico da affrontare. Colpi piatti e arrotati, smorzate, battute da sotto e potenti accelerazioni; seconde di servizio più potenti delle prime, ma anche esecuzioni totalmente inventate, in una sorta di continuo neologismo tennistico. Contro Isner, in un momento topico del secondo set, ha preferito un passante frontale in tweener a un comodo dritto che lo avrebbe mandato a palla break. Il pubblico ha rumoreggiato e Bublik ha esclamato ad alta voce “Bisogna pur fare un po’ di show, no?”, strappando sorrisi e applausi dal pubblico del Rhode Island. Una sorta di ‘Kyrgios buono’, mai arrogante e sempre pronto a scherzare con spettatori e avversari. “È stata la mia prima finale – ha dichiarato Bublik durante la premiazione dell’Atp di Newport – e non dimenticherò mai questa bellissima esperienza. John è un grande giocatore e posso imparare molto dal suo modo di gestire i momenti importanti”. I due hanno chiacchierato a lungo prima, dopo e anche durante il match, a dimostrazione di un clima amichevole e sempre proteso, da parte di Bublik, verso una continua ricerca di un tennis-champagne. Non a caso i tanti servizi da sotto non hanno affatto innervosito Isner che, anzi, si è fatto semplicemente qualche risata in più.
Alexander nasce a Gatchina, a pochi chilometri da San Pietroburgo, il 17 giugno del 1997. Il padre Stanislav, suo primo coach, lo instrada al tennis all’età di 4 anni. “Sascha” è estremamente riservato e, nelle interviste, non lascia trapelare dettagli sulla propria crescita, tennistica e umana. Sono gli straordinari colpi a parlare per lui. “Il potenziale di Bublik è inestimabile – racconta Alessandro Petrone, ex Top-400 Atp - con una prima palla di servizio devastante, un gran rovescio soprattutto in lungolinea, tante smorzate e un gioco, nel complesso, molto brillante. Durante un match contro di me ha fatto un po’ “il fenomeno”, ma fuori dal campo è tranquillo e gentile. Ricordo che mi augurava ‘buona fortuna’ prima di ogni incontro”. A livello giovanile Bublik raggiunge la Top 20 nel marzo del 2015, senza peraltro raggiungere risultati di grande prestigio. “Bublik è un pazzo - racconta Marco Mosciatti, romano classe 1997 - e la sua palla viaggia come poche. Sul veloce può battere chiunque”. Nel 2016 diventa cittadino kazako e, complessivamente, conquista ben 6 titoli challenger (tre solamente quest’anno). A Newport arriva finalmente la sua prima finale Atp, che gli consente di arrivare al best ranking di numero 71 Atp.
Contro Isner, in un momento topico del secondo set, ha preferito un passante frontale in tweener a un comodo dritto che lo avrebbe mandato a palla break. Il pubblico ha rumoreggiato e Bublik ha esclamato ad alta voce: Bisogna pur fare un po’ di show, no?

Spettacolo e followers (ma nessun post)

L’obiettivo dichiarato di Bublik è regalare spettacolo e vincere match per scalare il ranking e divertire il pubblico a livelli sempre più alti. Al Roland Garros ha impensierito, e non poco, il futuro finalista Dominc Thiem, dando la sensazione di poter essere pericoloso per tutti anche sull’odiata terra battuta. Il cestista mancato (il padrino era coach professionista di basket e Alexander da piccolo aveva il sogno della pallacanestro), con ben 105.000 followers su Instagram senza aver pubblicato alcun post (utilizza solo le ‘stories’), è pronto a stupire, a far innamorare e a regalare ‘hot shot’ come se piovessero.

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