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Campioni internazionali

La formica batte ancora la cicala

Nei quarti sul cemento di Atlanta è andato in scena un nuovo capitolo della favola di Esopo, con la formica De Minaur che ancora una volta ha superato la cicala Tomic...

di | 27 luglio 2019

Esopo è vivo e moderno, e lotta con noi. Ha messo la racchetta da tennis in mano alla cicala e della formica, e si è divertito un mondo a vedere l’effetto che fa. Il risultato non era in dubbio, nel derby dei quarti fra australiani giovani di oggi e di ieri figli di immigrati di sangue diverso: il lavoratore serio, umile, ideale Alex De Minaur avrebbe comunque avuto la meglio contro il gaudente tradizionale, estroso, spavaldo, incostante Bernard Tomic. A prescindere dal terreno, comunque neutro, come il cemento di Atlanta. Con che punteggio? Il tennis può mascherare le vere storie di una partita, ma un ritiro non è compreso nel lessico del duro, quello vero, quello che sputa sangue nell’allenamento e si arrangia con quello che ha. Mentre la fuga è un classico per chi ha avuto in regalo molto di più da madre natura, e confessa di essere modo solo dai soldi ed è stato più volte penalizzato per “mancato impegno”, sul campo.

Così, il primo allievo di mister concretezza, Lleyton Hewitt, il 20enne di Sydney (papà uruguagio e mamma spagnola), residente alla fatica di Alicante, in Spagna, il furetto senza il colpo del ko, il numero 34 del mondo (al massimo 24 a marzo), dopo aver corso come al solito come un pazzo per fronteggiare i mille pericoli che gli venivano di là del net, sul 6-2 3-0, quando l’asticella della sofferenza si è alzata troppo, ha visto l’avversario, forte di servizio e tutti i colpi, alzare bandiera bianca. E’ stato magnanimo con l’ex grande speranza d’Australia e del tennis tutto, il 26enne nato a Stoccarda da papà serbo e mamma bosniaca, con residenza nel paradiso del fisco, a Montecarlo, sceso al 106 Atp (dal 17 del gennaio 2016): “Spero che Bernard stia meglio e guarisca, e possa giocare il prossimo torneo”. Ma la legge del campo è dura, come lui: “Sono venuto qui per lottare ogni giorno e vincere, mi impegno al massimo, cerco di giocare un buon tennis, e mi prendo quello che capita, per portare a casa la partita”.

Del resto, fino all’epilogo, Alex aveva strozzato le speranze del cigno d’Australia Bernard, già campione dell’Orange Bowl e di due Slam juniores, già “A-Tom” per i media Aussie, che ha litigato col mondo del tennis intero, direttamente o attraverso il terribile papà. Ha usato determinazione, concentrazione, resilienza ed allenamento all’applicazione: ha concesso solo un punto al servizio (21/22), quindi non ha fronteggiato palle-break, si è concentrato sulla battuta del pivottone di 1.96, che tanto dipende dalla sua arma paralizzante, e gliel’ha strappata tre volte. Scatenando l’applauso del prossimo avversario delle semifinali, l’altro Next Gen, l’altro temibile bum-bum, il 21enne Reilly Opelka, alto 2.11: "The Demon, è un giocatore incredibile, un buon amico, le ultime sere abbiamo cenato spesso assieme, probabilmente è il più veloce del circuito, è un gran combattente e ultimamente serve anche molto bene per il suo metro e 83, mi ha battuto in una gran partita a Sydney, si esalta sul cemento, sarà un gran test”.
Per arrivarci, “The Demon” De Minaur, finalista alle Next Gen Finals di Milano 2018, è dovuto passare attraverso una stagione difficile, ha giocato con la pubalgia che gli bloccava le magnifiche gambe, si è fermato, si è curato, è rientrato in gara ad aprile all’Estoril, non ha rivinto una partita fino al Roland Garros, collezionando poi solo scalpi di italiani, da Seppi a Del Bosch a Cecchinato a Wimbledon, e si è presentato ad Atlanta con un ruolino di marcia deprimente: 5 successi in 7 tornei. Come si è ricaricato? Con le massime di mastro-Hewitt: “La bellezza di questo sport è che quando vinci hai le altezze più alte. E acquisisci una sensazione, un senso di fiducia che ti risolleva quando poi scendi al livello più basso. Là fuori è un po’ come una guerra, cerchi di dimostrare che sei più duro dell’avversario e non mollerai, e questo ti fa sentire molto potente quando sei lì, in campo. Io sono fortunato - dice -: la mia passione è il mio lavoro. E sento che sto facendo le cose giuste. Perciò non avevo fretta, se non fosse stata la prima settimana, sarebbe stata quella dopo, o quella dopo ancora. Avrei continuato e continuerò, come so che devo fare, seguendo il mio spirito molto competitivo di chi vuole realizzarsi. Per essere forte mentalmente e fisicamente e giocare un buon tennis devo insistere e devo convincermi che è solo questione di tempo, tutte le volte che cado”.
Ma la cicala Tomic come poteva mai sperare di battere la formichina De Minaur?

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