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Campioni internazionali

Thiem, l'altro paladino del rosso

L'austriaco "si schiera" al fianco di Rafael Nadal nel difendere a spada tratta la terra come superficie meno logorante per il fisico dei giocatori

di | 24 luglio 2019

“Giochiamo sul duro dal Canada fino almeno a febbraio, la maggior parte dei giocatori ritorna sulla terra solo ad aprile, è pesante giocare sul cemento più di sei mesi, penso che non sia la cosa migliore per il fisico”. I paladini in rosso diventano due: dopo Rafa Nadal, c’è anche Dominic Thiem, non a caso il finalista degli ultimi due Roland Garros e il più vincente sulla terra battuta dopo il mancino di Maiorca. Ma hanno sicuramente ragione loro. Anche secondo le ben diverse percentuali di tornei sulle tre diverse superfici, dure, su terra e su erba: 9-4-1, vale a dire, in percentuale, 64%-29%-7%, nei quattordici tornei maggiori (Slam, Masters 1000 e Atp Finals), 8-3-2, in percentuale 62%-23%-15% nelle tredici tappe “Atp500”, e quindi 20-15-15, in percentuale 50%-37.5%-12.5% nelle quaranta “Atp250”.

Il problema come al solito è il business. Cioè i diversi costo di manutenzione di un campo in terra rispetto a un campo in cemento, e quindi spese legate agli addetti, ai teloni per la notte, all’innaffiatura, all’acqua, alla livellatura, alla più delicata copertura invernale, alla, polvere, alla necessità di cambiare scarpe passando ad un’altra superficie. Considerato anche che la superficie in terra va rifatta, di anno in anno, spesso persino nei circoli, mentre quella dura necessita magari soltanto di una mano di vernice. E, nel caso delle moquette in sintetico, si sostituisce comunque molto più in fretta.

Inoltre la tecnologia avanzata e l’insegnamento sempre meno tecnico privilegiano sempre più il gioco dell’uno-due, servizio-dritto, fatto di potenza più che di tocco. Così è almeno per la massa, lo zoccolo duro di Atp e Wta Tour che si allena e si auto-ricicla nelle academy Usa. E, purtroppo, ora, anche in quelle europee. Per cui, a parte scuole di grande tradizione come quella ceca, italiana e francese, è sempre più difficile applaudire un giocatore completo, e capace di fronteggiare tutte le situazione e di attuare qualsiasi gioco. Proprio perché nato tennisticamente sulla terra, che allena tutti i colpi.

Il rischio per le giunture, dalle caviglie alle ginocchia alle spalle è più che drammatico. Come si vede dai frequenti infortuni. Non è legato alla quantità dei tornei, perché le percentuali di partite disputate in un anno sono rimasta più o meno stabili, negli anni, ma proprio al diabolico connubio superfici dure-colpi a strappi, di forza. Senza contare le sbucciature, le bruciature, le scorticature, gli attriti violenti del corpo sulle superfici dure. Come suggeriva tempo fa Nadal, i giocatori dovrebbero pensare al loro futuro di persone normali dopo l’attività agonistica. Magari il grido di dolore di un giovane come Thiem, il più vincente di quella fascia d’età, che compie 26 anni appena il 3 settembre ed è già numero 4 del mondo, con 13 titoli in bacheca, sensibilizzerà gli animi.

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