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Campioni internazionali

Ciao, Macca: eri “bello” come Federer…

Peter McNamara ha perso la partita più dura, quella contro il cancro, contro il quale lottava da tempo e che se l’è portato via a 64 anni. Lo scorso gennaio aveva lasciato il ruolo di coach della cinese Qiang Wang, che con lui era arrivata in top 20

di | 23 luglio 2019

Peter McNamara ha perso la partita più dura, quella contro il cancro, che lo minava da tempo, e se l’è portato via a 64 anni, in Germania, dopo un lungo e sofferto tie-break. Il web pullula di saluti per il “tre volte campione Slam di doppio”, cioè agli  Australian Open 1979 e a Wimbledon 1980 e 1982, specialità dove l’australiano salito al numero 3 del mondo nel dicembre 1982, ma in singolare era arrivato comunque al numero 7 nel marzo ’83. Collezionando un paio di successi storici, contro Jimmy Connors (Amburgo 1981), Vitas Gerulaitis (Melbourne indoor 1981) e Ivan Lendl (Bruxelles 1983, quando colse il quinto successo individuale in 12 finali). Il suo nome è sempre legato a quello della spalla di doppio, il coetaneo e concittadino di Melbourne, Paul McNamee, con quale aveva firmato i maggiori successi e, complessivamente, 14 dei 19 titoli di doppio. Ma Peter & Paul, i “Super Macs”, sono stati per il tennis molto ma molto di più negli anni 80. Sono stati come “Starsky & Hutch” alla tv, convogliando molti appassionati verso il doppio, identificandosi coi sogni del tennista della domenica, e fotografando tutti i valori migliori della specialità, dalle caratteristiche di coppia che devono assolutamente integrarsi e completarsi, all’amicizia vera, che deve sussistere anche fuori del campo.

Peter era alto, magro, elegante e coi capelli lisci e la frangetta, Paul era più piccolo e tracagnotto, uno era più altero e introverso, l’altro estroverso, e quindi più abile davanti alla gente e ai microfoni. “Macca”, McNamara, rispondeva sempre, serviva bene, eccelleva col rovescio, rigorosamente a una mano, aveva talento e classe, gli mancava il colpo del ko, ma era un giocatore di qualità, completo sia da fondo che alla volée, “con un rovescio per cui morire, e uno stile migliore di Federer”. Come lo ricorda il “gemello”McNamee. “Difficile credere che dopo 50 anni di amicizia, Macca se n'è andato… Amico mio, hai vissuto appieno la vita, mancherai molto a chi ti ama e anche a molti altri…. Un brindisi ai grandi momenti”.
McNamara è stato uno dei casi più clamorosi di ottimo doppista che si evolve anche in singolarista di alto livello. La svolta, secondo quanto raccontava, avvenne nel febbraio 1981, quando, a Madeira Beach, in Florida, dove s’era trasferito, un giorno ruppe la sua unica racchetta, provò la racchetta over-size dell’amico McNamee e del neozelandese Chris Lewis (che poi arrivò clamorosamente alla finale di Wimbledon 1983 contro John McEnroe). Il cambiamento influì marginalmente sul servizio, ma gli rivitalizzò clamorosamente il colpo debole - il dritto - facendolo diventare nel 1982 il giocatore Atp che era più migliorato nella stagione. E’ entrato fra i primi quattro di singolare agli Australian Open 1980 e negli otto sia a Wimbledon (1981) che al Roland Garros (1982), il suo rimpianto proprio nel torneo dello Slam nella sua Melbourne, quando mancò un match point contro Johan Kriek sul 5-3 del quinto set. Dopo l’agonismo, nel 1987, ha avuto anche un’ottima carriera da allenatore. È stato coach di due talenti come Mark Philippousis e Grigor Dimitrov, ha cercato di rivitalizzare le grandi speranze dell’Matthew Ebden ed ha esplorato la nuova frontiera cinese, da guida di Qiang Wang, portandola nelle “top 20”.

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