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Campioni internazionali

Zverev, è l'ora del cambiamento

"Molte cose cambieranno" ha detto il tedesco, che torna ad Amburgo dopo tre anni. "Avevo bisogno di giocare dove mi sento apprezzato" ha aggiunto. Si avvia a una conclusione positiva la causa con l'ex agente Patricio Apey

di | 23 luglio 2019

“Volevo tornare a giocare dove mi sento a casa. Dove so di avere il pubblico dalla mia parte, dove mi sento apprezzato”. Da Amburgo, dove ha raggiunto la semifinale nel 2014, Alexander Zverev avvia i primi passi di una nuova strada. “Molte cose cambieranno” promette il tedesco, che non si vedeva alla Rothenbaum Arena dal 2016.

Sii sempre pronto a cambiare un piano di gioco che non funziona, insegnava Rod Laver. Facile, quasi banale, a dirsi ma molto meno nella sua effettiva applicazione: chiedere per credere proprio a Sascha, cui più volte è sembrata mancare in partita la prontezza nel rivalutare e riformulare la strategia quando i punti forti non garantivano le certezze attese. Ma l'indicazione dell'ultimo a completare il Grande Slam nel singolare maschile non vale solo per quello che succede in campo. La primavera del suo scontento l'ha lasciato col morale sotto le scarpe dopo la sconfitta contro Jiri Vesely al primo turno a Wimbledon. Adesso, promette, è il momento di uscire dall'impasse.

E il 64 62 a Nicolas Jarry sembra il modo giusto per dare la prima sterzata alla stagione. Ha comandato il gioco e chiuso con un ace a uscire, Zverev, che non vinceva una partita ad Amburgo proprio da quel 2014, quando si spinse in semifinale da numero 285 del mondo. Contro il cileno, che ha appena vinto a Bastad il primo titolo in carriera, stavolta il match ha offerto meno colpi di scena e sorprese dei due precedenti di quest'anno. A Barcellona, Jarry ha salvato un match point, vinto 76 al terzo e festeggiato la prima vittoria contro un top 3. Un mese dopo, nella finale di Ginevra, Zverev di match point ne ha cancellati due, ha chiuso anche lui al tiebreak del terzo set e alzato l'undicesimo trofeo ATP.

Zverev, che domenica si è allenato con l'amico Dominic Thiem, sembra come alleggerito da quei pesi che, fuori dal campo, ne hanno frenato il cammino. Sembra avviata a una conclusione positiva, annuncia, la causa con l'ex agente Patricio Apey. I due hanno smesso di lavorare insieme alla fine dell'anno scorso, ma Apey continua a sostenere che sia ancora valido il suo contratto con scadenza 2023. “Spero che presto questo non sarà più un problema” ha detto. “Nei prossimi giorni diventerà tutto più chiaro, e potrò concentrarmi di nuovo solo sul tennis”.

 

Il cambiamento annunciato potrebbe riguardare anche Ivan Lendl, che non ha lavorato con lui nei tornei di preparazione sull'erba ma l'ha raggiunto direttamente a Wimbledon. “Ci alleniamo due ore, ma per mezz'ora non fa che parlarmi del suo cane e di come ha giocato a golf il giorno prima” si è lamentato Zverev, “gli ho detto che dovrebbe concentrarmi più sul tennis”. Una decisione, ha sottolineato Boris Becker sul Daily Mail, che non ha aiutato. “Non funziona, o hai accanto il tuo mentore o non ce l'hai. Certo, è importante per i giovani avere intorno campioni che sanno cosa serve per vincere uno Slam, un grande torneo. Però le cose vanno fatte bene. Alla nuova generazione mancano questo tipo di consigli e forse un po' di mentalità”. Un vuoto che si è anche offerto di riempire. “Ho molto tempo per Zverev” ha scritto.

Volevo tornare a giocare dove mi sento a casa, dove il pubblico mi vuole bene e sta dalla mia parte"

Sentirsi a casa, comunque, è più facile per Sascha che gira per tornei con la famiglia. “C'è mio padre come coach, mia mamma, mio fratello Mischa e ora anche sua moglie. Magari anche suo figlio verrà più spesso” ha detto per la rubrica “My Story” sul sito dell'ATP. C''è anche il cane, l'immancabile Lovik che, dice, lo mantiene sempre di buonumore. “E' il cane più facile con cui viaggiare, lo porti in aereo per sedici ore e lui dorme tutto il tempo. Non abbaia, non va in giro, non fa praticamente niente. Gira sempre intorno a me o a mia madre. Insomma tutti hanno il loro ruolo”.

 

Cambiare diventa il primo passo per affrontare il bivio, il momento delle scelte. E se di fronte c'è l'incertezza sul percorso e sul traguardo, meglio sentire alle spalle la sicurezza del posto che puoi chiamare casa. Perché non sempre per iniziare un percorso nuovo serve andare da un'altra parte. A volte, basta darsi occhi nuovi per guardare quel che abbiamo intorno.

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