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Campioni internazionali

Hall of Fame, Pierce: "Il tennis è un grande maestro"

Entrano ufficialmente anche Yevgeny Kafelnikov e Li Na, celebrati nella prima cerimonia di induzione svolta di sera. "Farò di tutto per essere un'ispirazione per i giovani" ha detto la cinese. Per l'agente Max Eisenbud che l'ha presentata, "sta preservando l'eredità di Billie Jean King"

di | 21 luglio 2019

"Il tennis è un grande maestro, mi ha insegnato tanto". Mentre la sera cala su Newport emoziona Mary Pierce che entra nella Hall of Fame insieme a Li Na e Yevgeny Kafelnikov nella prima cerimonia di induzione iniziata nel tardo pomeriggio americano.

Mary Pierce: "Non esistono traguardi facili"

"Nessun traguardo si raggiunge facilmente" ha aggiunto la francese, due volte campionessa Slam in singolare. "Nel tennis avevo grandi sogni, e per realizzarli sento che ho dato sempre il 100%. I sogni sono come la benzina per un motore, e il mio sogno era di vincere un giorno il Roland Garros. Era il mio obiettivo ultimo e ci sono riuscita. Vincere anche il doppio con Martina Hingis è stata la ciliegina sulla torta". Pierce ha poi ringraziato sua madre, la famiglia e tutti quelli che l'hanno aiutata, in campo e fuori, come Nick Bollettieri che l'ha presentata nel corso della cerimonia. 

"Mary è molto più di una campionessa di tennis" ha detto. "L'ho vista per la prima volta quando aveva tredici anni. Aveva un gioco naturalmente potente da fondo. Sapevo che c'era un grande potenziale. Mary ha capito i miei obiettivi per lei e dimostrato di avere talento fisico, determinazione e la volontà di fare tutti i sacrifici necessari in campo. E' un'angelo, ha un cuore tenero e una sola missione nella vita, aiutare gli altri a raggiungere i loro obiettivi".

L'orgoglio e la responsabilità di essere un esempio è il fil rouge dei discorsi che si chiudono con una Li Na che, sotto le luci che esaltano l'atmosfera raccolta e insieme esclusiva della prima casa del tennis Usa, promette di fare "tutto il possibile per ispirare, aiutare i giovani giocatori a godersi questo magnifico sport". Ha rivelato come Li Na sia un nome comune in Cina, ma il suo resterà come il nome della stella che guida, che indica un nuovo futuro possibile. "E' stata una pioniera per tutta la Cina" ha detto Max Eisenbud, storico agente alla IMG, nel presentarla.
"Quando ha iniziato non c'erano un Michael Jordan, un Edberg o un Federer cinesi. Era parte di un sistema che non aveva mai prodotto una giocatrice entrata fra le prime 70. Ha superato tutti gli ostacoli, niente le avrebbe impedito di diventare una campionessa. E' un'icona, sta portando in Cina l'eredità di Billie Jean King per le prossime generazioni. Non ha avuto paura di difendere quello in cui credeva, ha portato un cambiamento sociale. Non è stata grande solo nello sport" ha aggiunto.
Li Na è un'icona, sta portando in Cina l'eredità di Billie Jean King per le prossime generazioni (Max Eisenbud)

"Ho iniziato a giocare a otto anni" ha raccontato. "Non l'ho scelto io, l'ha deciso mia madre. All'inizio non mi piaceva, perché non potevo giocare con i miei compagni di scuola. Ma poi le cose sono cambiate. Grazie al tennis ho viaggiato per il mondo, ho esplorato nazioni diverse".
 

Kafelnikov: "Ora so che vuol dire essere nella Hall of Fame"

Di responsabilità ha parlato anche Yevgeny Kafelnikov, introdotto dal coach Larry Stefanki che l'ha aiutato a vincere l'Australian Open 1999 e diventare il primo numero 1 russo nella storia del tennis. Il suo discorso è un lungo ringraziamento. Trasporta il pubblico nel 1992, durante un torneo in Portogallo con il coach Anatoly Lepeshin. "Per me era una specie di secondo padre" ha detto, "mi ha insegnato come comportarmi in campo, come essere professionale. Era uno che allora si svegliava alle sei per prendersi cura di me, mi preparava omelette prosciutto e formaggio. Ci allenavamo cinque, sei ore al giorno. Ma se ho vinto il Roland Garros 1996 e avuto tanti successi da giovane, lo devo a lui".

Ringrazia anche il primo maestro, Valery Shishkin. E' anche merito suo se Kafelnikov ha mostrato al mondo una delle più eleganti e potenti versioni del rovescio bimane, soprattutto lungolinea. "A nove anni mi chiedevo come sarebbe stato meglio colpirlo, per me. Lui mi disse: non so cosa pensi, ma il rovescio bimane ti porterà a vincere tantissimi titoli" ja detto. "Da allora, non ho mai tirato il rovescio a una mano. Quello è diventato il mio colpo".

Ha ringraziato Stefanki, che ne ha sottolineato la mentalità da campione e la generosità, ha infatti aperto una clinica pediatrica e un'accademia di tennis a Sochi dove è nato. Ha chiuso con un omaggio particolare ai genitori che hanno assistito alla cerimonia dalla Russia. "Ora so cosa vuol dire essere nella Hall of Fame" ha concluso, "e porterò questa responsabilità per tutta la vita".

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