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Campioni internazionali

Djokovic, Federer, Nadal: più forti oggi di 10 anni fa. Possibile?

"Roger e Rafa mi motivano" ha detto il serbo. L'effetto rinforza il dominio del trio, che hanno un distacco dagli altri top 10 superiore rispetto a undici anni fa. I tre si rilanciano, gli altri faticano: forse solo il ritiro di uno dei Fab 3 può accorciare il divario

di | 19 luglio 2019

"Continuo a stupirmi du questa statistica. Il divario di punti che separa Djokovic/Federer/Nadal dagli altri nel ranking ATP è maggiore oggi, quando insieme hanno più di 103 anni, che nel 2008". Il tweet lo firma John Wertheim, firma storica di Sports Illustrated, opinionista per Tennis Channel durante gli Slam e autore del libro "Strokes of Genius: Federer, Nadal, and the Greatest Match Ever Played" sulla finale di Wimbledon del 2008. Uno dei giornalisti più conosciuti e rispettati d'America sintetizza l'impressione di insostenibile dominio dei Fab 3 che l'ultima edizione dei Championships ha certificato.

Nel ranking di questa settimana, Novak Djokovic guida con 12.415 punti davanti a Nadal (7.945) e Federer (7.460). Il quarto, Dominic Thiem, ne ha 4.595. Tra Federer e l'austriaco, "il primo degli altri", ci sono 2865 punti: il valore di due Slam e un Masters 1000. Ma c'è un ulteriore dettaglio che dimostra quanto si sia aperta la spaccatura tra le tre leggende e il resto del gruppo. Insieme, Djokovic, Federer e Nadal assommano 27.820 punti. Tutti gli altri top 10, messi insieme, arrivano a 25.305, 2.515 in meno.

Dopo Wimbledon 2008, Federer era ancora in testa alla classifica con 6.600 punti, Nadal era secondo a 6.055 e Djokovic terzo con 4.945. Tra il serbo e Nikolay Davydenko c'era meno di uno Slam, 1.985 punti. I primi tre totalizzavano 17.600 punti, 2.025 in più del punteggio degli altri top 10 messi insieme: Davydenko 2.970, David Ferrer 2.945, Andy Roddick 2.065, David Nalbandian 2.030, James Blake 1.975, Andy Murray 1.805, Stan Wawrinka 1.785.
 

La quantità di punti è aumentata anche perché nel 2009 il Tour è stato riformato con l'introduzione degli ATP 500 e dei 250, con la conseguente decisione di modificare i Masters Series in Masters 1000. Tuttavia, l'entità del divario ha poco o nulla a che fare con i meccanismi di punteggio. 

"Nadal e Federer sono il motivo per cui gioco ancora, mi motivano a provare a fare quello che hanno fatto loro. Non so se ci riuscirò, se a 37 anni mi divertirò ancora e amerò ancora giocare. Non devo dimostrare nulla,  Non ho più obblighi verso il tennis, lo faccio per me” ha detto Djokovic dopo aver conquistato a Wimbledon il sedicesimo Slam della sua carriera.
Nelle sue parole non c'è solo un omaggio di routine ai rivali. L'effetto che i successi fuori dall'ordinario di ciascuno dei Fab 3 ha sugli altri componenti del trio è uno dei fattori centrali che spiegano perché, a parte Andy Murray, nessuno si è inserito per un tempo sufficientemente lungo in questa corsa a tre che da un decennio caratterizza il tennis maschile.

La motivazione è una forza che nasce da dentro, chiama in causa la perseveranza, è un'emozione che innesca e guida l'azione. La presenza di un rivale, di un avversario che ha già raggiunto un obiettivo al quale aspiriamo, mantiene alta la soglia dell'attenzione, alimenta il fuoco dell'ambizione.

Succede, tra loro tre, quel che accade nelle fughe che caratterizzano le tappe di montagna dei grandi giri di ciclismo. Continuano a tirare, a darsi il cambio, e per il resto del gruppo l'inseguimento è sempre più difficile. Perché i tre davanti non sono quei fuggitivi che, essendo indietro in classifica, tentano lo strappo per godersi il quarto d'ora di celebrità. I Fab 3 si sono divisi gli ultimi undici Slam e hanno così eguagliato la seconda striscia più lunga di successi consecutivi nei major del trio. Non si vede un campione Slam diverso da Djokovic, Federer e Nadal dal successo di Wawrinka allo Us Open del 2016. Non solo. Dal 2003, dal giorno del primo trionfo di Federer a Wimbledon, si sono giocate solo cinque finali Slam senza la presenza di almeno uno dei Fab 3.
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Un dominio di lungo periodo così forte è sempre il risultato della compresenza di due fattori. Da un lato, c'è qualcuno capace di esprimere un livello decisamente superiore ai rivali che partecipano alla stessa competizione. Dall'altro, perché questo basti, i rivali non arrivano alle stesse vette, per qualità, capacità di mantenere il livello di motivazione sempre al massimo, carattere. "Penso che non stiamo vivendo una stagione normale nel tennis maschile" ha detto Federer durante Wimbledon. "Non molti avrebbero pensato che io, Novak e Rafa avremmo dominato il circuito ancora per tutto questo tempo. Innanzitutto, numero 1, penso che abbiamo fermato la corsa di molti giocatori più giovani. Però, numero 2, mi chiedo: erano talentuosi quanto me, Rafa, Novak e altri? Magari no".
Anche la fortuna entra, e contribuisce insieme alle scelte in campo e fuori a determinare l'esito di una carriera. Non è un caso che Andy Murray per rimanere al livello dei Fab 3 e riuscire a salire al numero 1 nel 2016 si sia giocato il futuro. Il fisico ha frenato anche Stan Wawrinka e Juan Martin Del Potro, che in momenti diversi sembravano poter rompere il dominio del triumvirato: ma l'assenza di continuità che comunque ha scandito la loro storia non è solo il risultato di un fisico che si è scoperto troppo fragile.

Il combinato disposto delle due spinte facilita il mantenimento della posizione dominante di chi è davanti e può indurre alla rassegnazione chi insegue e vede i suoi sforzi costantemente non ripagati.

E il modo in cui si definisce il ranking può non aiutare, ha aggiunto Federer. "La distribuzione dei punti nei tornei si concentra molto negli ultimi turni, perciò per un giovane non è così semplice arrivare nei primi quattro o nei primi otto, perché devi andare tanto avanti. Se sei nei primi 32, va bene negli Slam. Se sei primi 16 ancora meglio. Ma entrare nei primi otto e rimanerci è un altro discorso, lasciando stare il discorso top 4. Credo sia difficile entrarci anche perché chi c'è adesso è davvero tosto. Adesso ci puoi arrivare solo vincendo uno Slam, altrimenti devi fare una quantità enorme di punti nei 1000. Io sono cresciuto quando c'erano i bonus point. Ecco, ai miei tempi se battevi i grandi giocatori e facevi risultati importanti nei grandi tornei potevi fare più facilmente un grande salto in avanti in classifica". E magari tenere alta quella motivazione che oggi a chi galleggia dietro i Fab 3 a volte sembra mancare. Forse solo il ritiro di uno dei Fab 3 può far accorciare il divario.

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