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Campioni internazionali

Il caso: doppiamente sconosciuti

Hanno vinto 580 mila euro in due per il titolo di doppio al Roland Garros. Sono la prima coppia tedesca ad aver conquistato un major. Ma prima della finale, in uno show della tv tedesca, due attori non sapevano chi fossero. Storia di Andreas Mies e Kevin Krawiets

di Alessandro Mastroluca | 11 giugno 2019

Perché Andreas Mies e Kevin Krawietz sono sulle prime pagine? La domanda, in un quiz preserale della tv tedesca ARD, ha mandato in confusione gli attori Karl Dall e Jochen Busse. Erano indecisi se rispondere “sono membri dei Backstreet Boys” o “vertici del partito socialdemocratico”. Possiamo immaginarli perplessi davanti a una delle opzioni tra cui scegliere: sono i finalisti del Roland Garros. Non è possibile, avranno pensato. Infatti. Il Roland Garros il giorno dopo l'hanno vinto. Erano numero 49 e 50 della classifica di doppio prima del torneo, sono entrati in top 25 dopo, rispettivamente numero 21 (Mies) e 22 (Krawietz). Eppure nemmeno in Germania, evidentemente, conoscono la prima coppia tutta tedesca a vincere uno Slam nel doppio maschile.

Non ci credevano forse nemmeno loro il giorno dopo. “Kevin, vorrei ricordarti, anche se non l'hai certo dimenticato, che abbiamo vinto il Roland Garros” ha scritto Mies al compagno via Whatsapp. Alla loro prima esperienza alla Porte d'Auteuil, hanno incassato 290 mila euro a testa. Mies, 28 anni. ha praticamente raddoppiato il suo prize money in carriera; Krawietz, 27 anni, ha guadagnato più al Roland Garros che nel resto del 2019. Prima di quest'anno, Mies aveva vinto quattro partite nel circuito ATP in doppio, una in più di Krawietz. Il singolare offre poi solo conferme e nessuna smentita. Krawietz infatti ha vinto una sola partita su 12, a tutti i livelli, al primo turno del Challenger di Alicante di quest'anno su Bellucci. Mies, invece, ha perso l'unico match giocato a livello Challenger e mantiene un record di 24 vittorie e 31 sconfitte nel circuito ITF.

 

Ma se due così, che solo un mese fa trionfavano al Challenger di Heilbronn, vincono uno Slam al primo tentativo la domanda sorge spontanea: il doppio ha un problema? John McEnroe qualche anno fa proponeva di abolirlo. Un tempo, diceva Peter Fleming, The Genius avrebbe formato la coppia migliore con qualsiasi partner. “Il doppio? Non so sinceramente perché a certi livelli continuino a giocarlo, non riesco a trovare una ragione valida per cui lo si continui a proporre” spiegava. “Se si tagliasse fuori il doppio e si destinassero i premi in denaro della disciplina ai giocatori di singolare posizionati tra la 200esima e la 1000esima posizione, allora sì che si farebbe qualcosa di utile per il successo di questo sport”. Sosteneva anche che i doppisti, anche i top player come i gemelli Bryan che hanno superato i 100 tornei e le 1000 vittorie in carriera, anche loro, diceva McEnroe, sono semplicemente troppo lenti per il singolare.

 

Negli ultimi anni il doppio è diventato una rivalutazione per il singolare, come per Jack Sock o Ryan Harrison, una forma di completamento del gioco, come per Pierre-Hugues Herbert che con Mies vinse il doppio junior a Wimbledon nel 2009. Il doppio ha consentito la rivalutazione di una carriera partita con altri presupposti, è il caso di Henri Kontinen, promessa junior mai esplosa in singolare, vincitore dell'Australian Open e di due ATP Finals in doppio. Ha consentito anche a giocatori affermati di allungare la carriera, visti i prize money comunque elevati, invogliati magari anche dalle formule che hanno accorciato le partite nei tornei del circuito maggiore, Slam esclusi.

 

A Parigi, tuttavia, sono arrivati nella semifinale del torneo di doppio quattro giocatori senza nemmeno un titolo Slam all'attivo. I due vincitori hanno sconfitto Guido Pella e Diego Schwartzman, gli argentini che avevano eliminato gli azzurri Berrettini/Sonego (che a loro volta 

avevano precedentemente battuto Jamie Murray e Bruno Soares, teste di serie numero 2). I francesi Chardy e Martin avevano invece battuto i colombiani Juan Sebastian Cabal e Robert Farah. Mies e Krawietz sono diventati così la seconda coppia nell'era Open ad alzare la Coppa Jacques Brugnon al primo tentativo, alla prima partecipazione al torneo, dopo Jim Grabb e Patrick McEnroe. Era il 1989, il trofeo veniva introdotto per la prima volta, e gli americani in finale avevano sconfitto Mansor Bahrami e Éric Winogradsky, che avrebbero vinto il titolo a Tolosa pochi mesi dopo.

Krawietz e Mies hanno conquistato il primo major al secondo Slam insieme. Avevano giocato l'anno scorso a Wimbledon. Superate le qualificazioni, si erano spinti al terzo turno prima di cedere contro Mike Bryan/Jack Sock dopo essere arrivati a un punto dalla vittoria. Quella partita, hanno detto, “ci ha fatto capire che potevamo giocarcela con i top player. Speriamo di poter rimanere nel tour ancora a lungo, fino 40 anni magari”.

 

Hanno cominciato a giocare insieme al Challenger di Meerbusch del 2017. Scherzando un po', hanno raccontato di essersi scritti nelle chat di Tinder, un'app per appuntamenti. Da allora hanno vinto otto Challenger e due titoli nel circuito maggiore, New York 2019 (senza perdere un set, in finale su Santiago Gonzalez/Aisam Quereshi) e Parigi. Dall'inizio del 2018 hanno guadagnato oltre 100 posizioni nel ranking di doppio: nessuno ha fatto meglio tra i primi 50.

 

A Parigi, hanno trascorso insieme “solo” il tempo delle partite e degli allenamenti. Come fanno spesso, hanno infatti scelto alloggi diversi. Mies, fan di Roger Federer e dell'ex portiere del Bayern Monaco Oliver Kahn, in un Airbnb con la famiglia. Krawietz, che tifa per il Borussia Dortmund, in albergo con la fidanzata. “In fondo” ha detto a Die Welt, “ci vediamo già abbastanza durante il giorno”.

 

Come i gemelli Bryan, vorrebbero che ci fosse una maggiore promozione del doppio. Intanto Boris Becker li ha indirettamente invitati alle fasi finali della Coppa Davis a Madrid. “Pochi mesi fa stavamo pensando che tornei giocare” ha detto Krawietz. “Ora siamo campioni Slam, vicini alla top 20, e abbiamo ricevuto questo straordinario complimento da parte di Boris. Abbiamo sempre sognato di giocare almeno una volta nella vita. Poter anche solo pensare di essere convocati ci dà i brividi. È incredibile”. Magari allora anche in Germania non li scambieranno più per politici o cantanti.