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Campioni Next Gen

Sinner e Piatti svelano a 'Monty' i segreti del “dopo”. E donano

Un’ora e mezza di intervista 'a tre' su Facebook live di Marco Montemagno, imprenditore digitale, broadcaster (ed ex pongista) al giocatore e coach più “cool” del momento: vanno a sviscerare tanti aspetti del complicato presente e del prossimo futuro. E su twitter l’annuncio di una donazione per sostenere Bergamo nell’emergenza

di | 06 aprile 2020

L’appuntamento a mezzogiorno, un mezzogiorno di fuoco, risale a qualche giorno fa ma fa ancora scalpore: la chiacchierata-fiume di oltre un’ora e mezza con Facebook live tra Marco “Monty” Montemagno, Riccardo Piatti e Jannik Sinner, è stato uno dei momenti di maggiore godimento per gli appassionati di tennis in questo periodo di “non-gioco”. Non è un caso che, oltre a chi si è collegato in diretta, il video sia stato visto, nel giro di tre giorni, da più di 164.000 persone.

E oggi Jannik e Riccardo si sono fatti sentire ancora, attraverso Twitter, applaudendo i 250 volontari che si sono adoperati in questi giorni per realizzare l’Ospedale da campo a Bergamo e per annunciare di aver donato 12.500 euro alla Fondazione Cesvi per aiutare nelle emergenze medico la città di Bergamo.

Sinner e Piatti cercano di essere sempre attivi e di guardare avanti. “Monty” è uno che nel mondo digitale sposta parecchio: la sua pagina Facebook ha 1.168.000 follower. Con le sue analisi, le sue interviste e il suo quotidiano ragionare sull’evoluzione del mondo, dei mercati e dei fenomeni socie-economici, si è guadagnato grande stima e credibilità. Lo si coglie subito dall’atteggiamento dei grandi personaggi che tira in ballo per le sue “one to one”.

Chiacchierano volentieri con lui, gli raccontano cose che ad altri non direbbero: una sorta di David Letterman del 2020 in versione digitale, però più specializzato. Sport e economia sono i suoi ambiti preferenziali. La seconda perché è un imprenditore che ha lanciato e lancia tuttora progetti di successo nel mondo online; il primo perché è molto affezionato al suo passato da giocatore di ping pong professionista, tra i primi 5 in Italia, per più stagioni militante nella Bundesliga tedesca, che è il campionato di livello più alto in Europa.

Il tennis è una passione che gli è venuta naturale, anche se in seconda battuta, per via di racchetta. E l’esperienza di chi ha fatto sport sul serio lo aiuta a dialogare subito in modo diretto con atleti e coach, come è successo venerdì 2 aprile con Piatti e Sinner, chiusi in casa a Monte-Carlo, come tutti noi, per l’emergenza coronavirus.

Come dicevamo, ne è venuta fuori un’ora e mezza di tennis di discorsi tennistici tutti da godere, anche perché le domande di “Monty” hanno fatto entrare Riccardo e Jannik molto nel dettaglio di quello che hanno fatto, stanno facendo e faranno insieme. Del loro modo di vedere il tennis e di lavorare.

Considerato che in questo periodo il tempo libero non dovrebbe mancare, la visione integrale della chiacchierata è davvero consigliabile (vedi qui sotto): i tre protagonisti sono in versione molto ‘easy’ e genuina. Per chi non si voglia cimentare sulla lunghezza dei 90 minuti, riportiamo quei sotto alcuni dei passaggi più interessanti dell’intervista.

Che cosa succederà ai giocatori al momento del rientro?

Sinner: “Secondo me, soprattutto per i giocatori giovani, rientrare nelle partite dopo una pausa così lunga sarà una sensazione nuova. Noi saremo più pronti fisicamente ma gli adulti, che sono più esperti di noi, sapranno gestire meglio questa situazione”.

Piatti: “Io vedo tre situazioni. Quella dei giovani come Jannik, che possono accettare questo come un momento da sfruttare per crescere ancora fisicamente e tecnicamente. Poi ci sono i giocatori di livello medio, consolidato, che potrebbero perdere terreno perché siccome la loro motivazione principale sono i tornei, non i miglioramenti, potrebbero non utilizzare bene la pausa e avere dei problemi al rientro. Infine, c’è il caso dei più forti, i campioni, quelli che amano davvero questo sport. Quelli come Federer, che avrete visto giocare contro il muro sotto la neve: si divertiva anche lì. Roger gioca ancora perché gli piace. Lui, Nole e Rafa hanno una capacità di gestione di questo genere di situazioni di livello altissimo. Se pensi che Federer perse la semifinale a Wimbledon con Raonic nell’agosto del 2016, si fermò, tornò in campo solo nel gennaio successivo alla Hopman Cup 2017 e poi vinse subito gli Australian Open, rimontando da 1-3 al 'quinto' contro Nadal: dopo 6 mesi di stop era competitivo per vincere uno Slam! Mi ricordo benissimo, perché era il primo Slam che Ivan Ljubicic ha vinto da coach di Roger, che nel primo match a Melbourne, contro l’austriaco Jurgen Melzer, non riusciva a colpire di diritto, non lo metteva in campo. Gli mancavano le partite. Poi, pian piano, strada facendo, vinse il torneo”.

Dopo dei mesi in cui si sta fermi, senza racchetta, quali giocatori secondo voi si riprenderanno più velocemente?

Sinner: “Non saprei. Tutti i giocatori sono differenti. Se uno però ha molta voglia, secondo me trova prima il ritmo perché vuole vincere subito delle partite. Se uno di 30 anni non ha fatto niente per due mesi magari gli altri lo superano”.

Piatti: “Anche in questo periodo la cosa migliore da fare sarebbe tenere la racchetta in mano e colpire la palla. Perché lavorando sul piano fisico si possono migliorare tantissimo l’avambraccio, il braccio, la spalla a livello muscolare, ma il 'trauma' di colpire la palla è completamente diverso che anche su fai 1000 esercizi. Solo il gioco ti può permettere di ritrovare il gioco. Il punto interrogativo della ripresa è questo. Di sicuro i Federer, Nadal, Djokovic useranno molto la loro esperienza e arriveranno molto preparati fisicamente".

Che cosa consigliate di fare in questo periodo di inattività, dunque?

Piatti: “La cosa che consiglio è l’allenamento ideomotorio: guardare partite”.     

Domanda per Sinner: qual è la tua superficie preferita e quale il torneo che vorresti vincere più di tutti?

Sinner: “La superficie che mi piace di più è il ‘duro’ indoor. Il mio torneo preferito è Roma , gli Internazionali BNL d'Italia. Per un giocatore italiano ci sono tante emozioni. E’ un torneo unico per me”.

Sforzi fisici e mentali del tennis moderno: come gestite la preparazione e la prevenzione degli infortuni?

Piatti: “Abbiamo un team che segue Jannik: Dalibor Sirola preparatore fisico, Claudio Zimaglia, fisioterapista e osteopata; poi ci sono io per la parte tecnica, tattica ecc. ecc. e Andrea Volpini che lo segue quando io resto a Bordighera.  Qui a Monte-Carlo in questi giorni c’è Drago Kladarin, un bravissimo preparatore,  che prende le indicazioni da Dalibor e segue Jannik. Io sono molto attento alla sua costruzione fisica e alla prevenzione: dovrà giocare almeno per 15 anni. Se avrà infortuni perderà tempo. E della squadra fa parte anche il chiropratico, Alfio Caronti, che a suo tempo gli ha fatto togliere i denti del giudizio per ottimizzare la postura”

Sinner (ridendo n.d.r.): “Un male porco”.

Piatti: ”Bisogna dosare i carichi di allenamento. Jannik ha ancora le cartilagini dei polsi in crescita. Non si può e non si deve esagerare”.

Poi c’è il lavoro sulla tecnica...

Sinner: “Con una buona tecnica entri in un discorso di economia degli sforzi. In partita devi risparmiare energia per essere lucido".

Su che cosa state lavorando maggiormente?

Sinner: “Stiamo lavorando tanto sul servizio. Puntiamo a fare ace e vincere punti facili. Abbiamo insistito molto sul lancio di palla, che tante volte è troppo avanti o a sinistra. L’altra cosa è la decontrazione. Il braccio deve essere fluido”.

Piatti: “Nei primi anni di attività Jannik serviva tenendo i piedi distanziati e fermi, come Roger (posizione detta ‘platform’ o ‘foot back’ n.d.r) e non riusciva a dare la spinta che voleva. Ci siamo accorti che avvicinando i piedi (modalità 'pin poin't o 'foot up') le cose cambiavano parecchio. E oggi è questa è la sua modalità, della quale stiamo limando tutti i particolari”

Sinner: “Abbiamo anche lavorato su ogni dettaglio, anche come tenere la palla in mano”.

C’è chi fa notare che sotto rete hai ancora ampi margini….

Sinner: “E’ giusto che critichino il gioco il mio gioco al volo. Stiamo lavorando perchè io riesca mettere la palla dove voglio. Io spesso voglio fare il punto subito, invece in tanti casi bisogna prima piazzare una voleé e poi... E tenere ben alta la testa della racchetta. Sono molto utile le ripetizioni della fase di avvicinamento a rete”.

Com’è la tua routine pre-gara?

Sinner: “Ogni atleta ha la sua. Io sono pigro, non faccio tante cose. Mangio qualcosa con calma, mi scaldo 10 minuti. Secondo il preparatore è troppo poco. A Milano mi divertivo a giocare con Rocco (il figlio di Riccardo) e altri due amici a Call of Duty con il cellulare: 5 minuti dopo ero in campo. Oppure mi piace giocare a “calcettino” con la palla da tennis. Però stiamo un po’ cambiando queste modalità”.

E mentalmente?

Sinner: “Mi diverto e mi distraggo prima della partita, fino a 5 minuti prima. Negli ultimi cinque minuti che precedono il match non parlo più con nessuno".

Piatti: “E’ un approccio mentale che aveva già da ragazzino nello sci, prima della gara. Prima della finale delle Next Gen Atp Finals con DeMinaur si è riscaldato a modo suo. Io gli ho detto due cose, si è concentrato 5 minuti. Poi è entrato in campo e via, è partito come un razzo. La sua forza è la semplicità”.

Sinner: “Non devi perdere tante energie in partenza. Devi fare cose semplici. Preferisco parlare, magari, dopo il match, se ci sono cose da discutere”.

E al cambio di campo qual è la tua routine?

Sinner: “Al cambio di cambio mi siedo, bevo e mi alzo, riparto. Quando c’è la musica, qualche volta canto un po’ con la musica…”.

Come affrontate la partita? Studiate la tattica prima? Segui le indicazioni di Riccardo?

Sinner: “Analizziamo l’avversario ma poi in campo faccio di testa mia”

Piatti: “E’ fondamentale che sia così. Nell’affrontare bene un match sono tre gli aspetti che contano: conoscere l’avversario (20%), avere chiaro il proprio gioco (30%) e essere lucido con la testa nella gestione delle situazioni (50%). E’ chiaro che poi le qualità dei giocatori fanno la differenza. Quando allenavo Milos Raonic sapevo che era forte ma conosceva un solo modo di giocare. Quello. Federer, Nadal e Djokovic sanno giocare in tre o quattro modi diversi anche all’interno della stessa partita. Ed è il motivo per cui vincono sempre loro”.

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