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Campioni Next Gen

Usa Today: la teoria di Zach

Il 16enne americano Svajda ha fatto tremare Paolo Lorenzi al primo turno degli Us Open, arrendendosi in cinque set e oltre quattro ore, dopo un principio di crampi. Ma da dove spunta questo ragazzo di San Diego? Vi raccontiamo il suo percorso del tutto particolare...

di | 28 agosto 2019

“The obstacle is the way”, che tradotto non significa altro che: “L’ostacolo è la via”. Il libro scritto da Ryan Holiday, basato sulle riflessioni dell’imperatore romano Marco Aurelio, è la lettura preferita di un giovanissimo tennista americano: Zachary Svajda. “Zach”, diciassette anni il prossimo 29 novembre, ha ricevuto una wild card per il tabellone principale degli US Open grazie al successo nei Campionati nazionali Under 18, e ha tenuto testa a Paolo Lorenzi per cinque set e quattro ore. Una sconfitta amara che però lascia intravedere segnali incoraggianti per il futuro.

Ventuno anni di distanza

Chissà cosa deve aver pensato, Zachary, entrando su un Campo 5 colmo di spettatori curiosi di vedere all’opera il ragazzino di San Diego. Sedici anni lui, trentasette Paolo Lorenzi. Una differenza di quasi ventuno anni che spesso vale una, se non due intere carriere. Quella di Svajda è cominciata nel mese di settembre dello scorso anno, grazie al successo ai danni del brasiliano Joao Lucas Reis Da Silva nel primo turno del 15.000 di Claremont. Una storia iniziata su un campetto a La Jolla con papà Tom (maestro del Pacific Beach Tennis Club) e con coach Matt Hanlin (ex top 500 del ranking con un passato alla Washington University) e destinata a proseguire per molti anni. Il successo agli USTA Boys’ 18 & 16 National Championships di Kalamazoo gli ha regalato un sogno, sfuggito anche per via della fatica (crampi alla gamba sinistra sul 3-3 nel terzo set) e per una più che giustificata inesperienza. A fine match applausi. Tanti e strameritati.

Sulle orme di Chang

“Mi ha fatto una buona impressione – ha dichiarato Lorenzi a fine match – e per avere sedici anni gioca davvero bene. Esegue i colpi con facilità e sebbene la palla non sia molto pesante è riuscito ad anticipare spesso le traiettorie costringendomi a rincorrere”. Al momento numero 1415 della classifica Atp, Svajda dispone di ottima tecnica e di un fisico ancora da costruire. Con i suoi 175 cm per 60 kg, “Zach” ha un buon timing sulla palla, si muove con grande rapidità e sfrutta al meglio le variazioni. Quanto a potenza ed esplosività c’è da lavorare per poter competere ad alti livelli ma i segnali positivi non mancano. Nota di merito per attitudine e solidità mentale, doti imprescindibili per sopravvivere tra i “pro”. Come lui, anche grandi campioni del passato come Stan Smith e Michael Chang (e più recentemente Frances Tiafoe) vinsero i Campionati Nazionali Under 18. Chi ben comincia…

Con il libro nel borsone

Esordire a sedici anni in un torneo dello Slam è già qualcosa di incredibile, farlo nella città che ti fa battere il cuore ancora di più. Il ragazzo adora la “Grande Mela”, con i suoi colori e i ritmi frenetici. Impazzisce per il barbecue e quando può si concede uno strappo alla regola con un buon dessert. Californiano doc, fa il tifo per i Golden State Warriors di basket, nel deserto di Indian Wells ha avuto l’occasione di fare da sparring a giocatori come John Isner (con il quale è rimasto molto amico) e Roger Federer (da sempre uno dei suoi idoli). Altro giro, altra corsa. Sempre continuando a perseverare. Con il libro nel borsone.

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