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Campioni Next Gen

Sinner, a 17 anni come Nadal

Con il secondo Atp Challenger conquistato nel Kentucky l’altoatesino raggiunge lo spagnolo nella classifica delle vittorie under 17. Meglio di loro solo Gasquet, Djokovic, Del Potro e Auger-Aliassime. E nella Race to London è già n.103. Ma lui pensa solo a migliorare il servizio

di | 08 agosto 2019

Jannik Sinner non è certo il primo italiano a scoprire l’America. Ma è quello che, in queste settimane di grande tennis che precedono gli UsOpen (26 agosto-8 settembre a New York), ha raccolto più pepite d’oro nella sua ricerca di tesori, glorie ed esperienze Oltreoceano.

La vittoria nel qualificato Atp Challenger di Lexington, nel Kentucky, gli ha portato un bel gruzzolo di punti (80) che, sommati ai 40 che gli spettavano per i due successi di inizio anno nei tornei ITF di S.Margherita di Pula e Trento e gli sono stati conteggiati proprio questa settimana, gli sono valsi un gran salto in classifica: ora è n.135 del mondo. E’ un signor ‘best ranking’ per un ragazzo che deve ancora compiere 18 anni (a proposito, il fatidico compleanno cade la prossima settimana, esattamente venerdì 16 agosto).

Il più giovane top 200 - Jannik è il più giovane tra i primi 200 giocatori della classifica mondiale. Il dato ha un valore relativo: quello che conta per un tennista è arrivare davvero in alto, sollevare i trofei che contano. Se questo succede da teenager (come nel caso di Borg, Becker o Nadal) o un po’ più avanti (vedi Lendl o lo stesso Federer) è poco significativo. Però in certi casi la precocità è indice di qualità: a 17 anni (o meno) solo 4 giocatori hanno vinto più titoli dei due conquistati dall’altoatesino (Bergamo in febbraio e ora Lexington).

In testa in questa classifica particolare c’è il signore del rovescio monomane Richard Gasquet, bimbo prodigio con 5 successi. A quota 3 lo seguono Novak Djokovic, Juan Martin Del Potro e Felix Auger-Aliassime. Tra i sette tennisti che hanno vinto due volte da diciassettenni ci sono, insieme a Sinner, un certo Rafael Nadal e Tomas Berdych.

Nella Classifca Race è già n.103

A proposito di classifiche, interessante è il dato che riguarda la Race to London 2019, cioè il ranking che tiene conto solo dei punti conquistati in questa stagione e che determina a fine anno gli otto giocatori che parteciperanno alle Atp Finals (quest’anno e il prossino ancora a Londra, dal 2021 per cinque anni a Torino). Questo ranking è l’indicatore più significativo di chi sta facendo bene nel 2019 e arrivati ad agosto, con tre Slam su quattro già disputati è molto attendibile. Ebbene nella Race to London Jannik Sinner è addirittura n.103, a un passo dall’ingresso tra i primi 100 del mondo, un traguardo che per molti giocatori vale un carriera.

Giusto per dare un’idea: nel ricco Atp Challenger di Aptos (California), al quale Sinner sta partecipando, le prime due teste di serie sono due top 100, il bosniaco Damir Dzumhur (n.92) e lo statunitense Steve Johnson (n.94). Nella Race to London, quindi In base ai risultati del 2019, questi due giocatori sono rispettivamente n. 127 e n.106. Cioè entrambi alle spalle di Sinner che non è testa di serie.

Verso le ‘quali’ per gli Us Open

La classifica oggi per l’azzurrino non ha un significato particolare. Lo ripete ad ogni occasione il suo mentore, coach Riccardo Piatti, che ha programmato per lui le tappe dei due challenger statunitensi prima di un eventuale presenza a Cincinnati (o come wild card o semplicemente per allenarsi facendo da sparring ai colleghi impegnati nel Masters 1000 dell’Ohio). Quello che conta è continuare a crescere e fare esperienza, come quella prevista con le qualificazioni degli Us Open, la settimana successiva.

Dopo aver mancato il tabellone principale di Wimbledon (sconfitta per 12-10 al terzo set contro l’australiano Bolt, lo stesso superato in finale a Lexington) Sinner riprova ad affacciarsi a uno Slam. Ma nel frattempo continua a lavorare per migliorare.

La filosofia del miglioramento

A Lexington gli hanno fatto notare come le sue percentuali al servizio fossero state un po’ altalenanti durante la finale (e non solo) e lui si è fatto trovare pronto spiegando che “con il mio coach stiamo lavorando particolarmente sul servizio. E’ l’aspetto su cui ho i più ampi margini. Come tutti i giovani giocatori posso migliorare in tutti i colpi ma siccome sono alto penso di poter servire molto meglio. Al momento ci sono partite in cui va bene, altre invece mica tanto. Ma il tennis è così”.

Già buon filosofo, il ragazzino. E nonostante abbia fallito due match-point sul 5-3 al terzo set nella finale di Lexington, è riuscito a portare a casa la rivincita contro il ‘canguro’ Bolt.

Poco tempo per festeggiare il trofeo e i 7.200 dollari vinti (“una giornata di riposo, una cena tranquilla e una partitina a mini-golf”) e di nuovo sulla strada che porta in alto. Senza fretta ma deciso.

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