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Rune si blocca con la schiena a pezzi, a 20 anni. Se torna presto saranno dolori…

Da star giovanissima sul trampolino di lancio a crisi di risultati per gravi problemi fisici. Gli errori di preparazione e di programmazione potrebbero pregiudicare il futuro del fenomeno danese

di | 19 settembre 2023

La grinta di Holger Rune (foto Sposito)

Quanto sono sbagliate le previsioni nel tennis? Fino a giugno, Holger Rune doveva essere il terzo uomo nella stratosferica pole position dei giovanissimi fenomeni, insieme all’altro classe 2003, Carlos Alcaraz, e al 2001, Jannik Sinner. Invece poi s’è aggregato di prepotenza l’altro 20enne Ben Shelton, mentre il danese, quello che sembrava il più agonista, “il nuovo Connors”, versatile su tutte le superfici e con margini di progresso inesplorati, s’è afflosciato, defilandosi sempre più, perdendo via via partite e sicurezze, fra rabbiose reazioni, cali impressionanti ed evidenti problemi fisici. Che si evidenziano alla spalla e al braccio destro, ma adesso, con l’ultimo stop in coppa Davis, si localizzano come fonte alla schiena. Bloccando il protagonista dell’ultima parte della scorsa stagione con l’impresa di Bercy, quando infilò 5 top 10, Hurkacz, Rublev, Alcaraz, Auger-Aliassime, e quindi anche Djokovic in finale, aggiudicandosi il primo 1000.

ALLARME
Gli infortuni sono compagni di viaggio inevitabili per gli atleti. Ma se sono così ripetuti e cronici, già a 20 anni, e riguardano una parte del corpo così importante come la schiena, irradiandosi quindi un po’ ovunque nel fisico, la questione diventa grave. Anche perché un simile fenomeno è seguito da tempo da un team di specialisti. Ed evidentemente sono stati commessi più e gravi errori nella gestione del giocatore. Che, come tutti i giocatori, giocherebbe sempre e comunque, ma deve avere attorno anche persone esperte e sagge che gli impongano l’alt per preservarne la salute e il futuro. 

Perciò non è accettabile che nell’iper-professionismo l’atleta denunci di star male sin da metà giugno. “Dal torneo di Roma il suo movimento al servizio troppo ondeggiante l’ha portato, per riassestarsi prima dell’impatto con la palla, a una serie di movimenti e contro-movimenti che hanno aggravato il problema”, rivela mamma Aneke. Ma comunque il ragazzo non ha modificato la programmazione.

E ora deve clamorosamente alzare bandiera bianca subito dopo aver perso l’ennesimo match possibile, nel primo confronto di Danimarca-Brasile, contro il numero 1 ospite, Monteiro, ancora crollando alla distanza. Lui che prima si esaltava proprio quando il match si accendeva e si allungava. Peraltro avendo la possibilità di esibirsi davanti alla sua gente.

Aneke Rune (foto Getty Images)

DOLORI
Mamma Aneke, l'angelo custode che lo segue dappertutto ma evidentemente non è esente da colpe, ha specificato: “La schiena gli fa male proprio ogni volta che serve e larghe dosi di ibuprofen (un antidolorifico; ndr) non hanno avuto effetto”.

Un disco della colonna vertebrale si è gonfiato: non è bastato modificare la meccanica del servizio, l’unica soluzione è diventata il riposo totale per ridurre la forte infiammazione e poi gradualmente riprendere l’attività. 

Diventa quindi problematica la partecipazione alla ricca Laver Cup del fine settimana Europa-Resto del mondo organizzata dal manager di Roger Federer. Così come le prossime due settimane di tornei sull’ATP Tour. “Durante la stagione sulla terra battuta, ho avuto lo schiacciamento di un nervo a livello L5 (la quinta vertebra lombare della colonna vertebrale; ndr), so che il problema può essere risolto e ora posso dedicare il mio tempo a risolverlo. Sento che non posso giocare al livello che voglio, anche se voglio e sono disposto a dare il 100%, non riesco ad avere la stessa velocità nel servizio e ottenere i punti gratuiti che desidero”, ha spiegato Holger. Che, in campo, da un bel po’  appare sempre più afflitto e in balia degli eventi e sempre meno l’impavido guerriero della prima parte di stagione, quando ringhiava in faccia all’avversario e al pubblico di casa.

Holger Rune in azione (foto Getty Images)

ERRORI
Sembra, ma ripetiamo sembra, conoscendo giocatori e manager, che stavolta Holger  abbia puntato i piedi. “Non tornerò finché non sarà di nuovo al 100%. Ora come ora non ho un’idea precisa sui tempi di ripresa. Come idea avrei dovuto giocare la Laver Cup e Pechino. Prima di ogni ragionamento sul tennis devo risolvere questo problema fisico e mi prenderò tutto il tempo necessario per essere davvero sicuro che tutto sia a posto”. Ma come mai nessuno l’ha fermato prima? Come mai nessuno ha interpretato quei suoi improvvisi cali di rendimento che già contro Francisco Cerundolo al Roland Garros erano stati repentini, particolari e totali, accompagnati da palesi atteggiamenti di sconforto, smorfie di dolore e time-out medici? Holger sempre più si aggrappava al suo spirito guerriero e alle invenzioni tattiche, e sempre meno al servizio e ai colpi da fondo.

Aveva salvato partite già perse come quella proprio contro Cerundolo negli ottavi di Parigi e poi con Davidovich Fokina nel terzo turno di Wimbledon. Ma certo non ha più avuto il ruolino di marcia d’inizio stagione con le finali di Montecarlo (persa con Rublev), di Monaco (vinta con Van de Zandschulp) e di Roma (persa con Medvedev). Dai quarti dei Championships persi contro Alcaraz, ha quindi infilato un filotto di risultati negativi che non poteva non allarmare professionisti come coach Patrick Mouratoglou (col quale ha appena chiuso per la seconda volta il rapporto): ko al primo turno a Toronto (con Giron), a Cincinnati (con McDonald) e agli Us Open (con Carballes Baena). Vale a dire tutta la stagione sul cemento nordamericana, la più stressante per le giunture, a cominciare dalla schiena.

Holger Rune colpisce di diritto (foto Getty Images)

PROBLEMATICHE
Al di là dei problemi recenti che potrebbero essere la punta di un ancor più preoccupante iceberg che potrebbe schiacciarlo, ci si chiede se il giovane danese non sia stato sottoposto troppo presto e poi troppo massicciamente a un programma di potenziamento fisico, per tenere il passo dei rivali che già facevano risultato nei quartieri alti degli Slam, mentre il suo sviluppo non era ancora ultimato.

Come si può facilmente arguire al semplice sguardo. Possibile che sia stato commesso un errore così marchiano su un prospetto così interessante? Non sarebbe il primo esempio. 

Gli auguriamo sinceramente di non entrare nella casistica dei fenomeni bambini bruciati da una errata programmazione fisica. E comunque capiremo prestissimo se Holger e il suo team hanno capito la lezione o se, per rispettare gli impegni e le mire di classifica, insisteranno e faranno guasti ancor maggiori, forzando una parte del corpo così delicata e così tanto sollecitata dal tennis moderno, in generale, e dalle superfici veloci che caratterizzano il finale di stagione, in particolare.

Per verificarlo basterà vedere quando si ripresenterà in campo. Qualsiasi data prima di almeno un mese sarebbe sbagliata e scellerata, l’ideale sarebbe ripartire con Rafa Nadal, in Australia. Ma, visto l’andazzo da giugno in qua, sarà difficile tener Holger fermo ai box fino ad allora. Anche se sarebbe l’ideale per la sua giovane carriera di vertice. 

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